Lo scarto tra la crescita del pil prevista dal governo per il 2017 (+1%) e le stime degli istituti di ricerca a cui si appoggia l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) è “contenuto, a noi sembra non significativo anche in termini statistici”. In ogni caso, Palazzo Chigi e il Tesoro non hanno alcuna intenzione di modificare le loro previsioni. E andranno avanti, presentando a Bruxelles un Documento programmatico di bilancio basato su numeri non validati dall’organismo indipendente nato proprio per valutare l’impatto macroeconomico dei provvedimenti dell’esecutivo. E’ quello che è emerso dalla nuova audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, tornato davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, su richiesta di un terzo dei parlamentari membri, per fornire ulteriori informazioni sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che lunedì scorso è stata bocciata dall’Upb per eccesso di ottimismo e fatta oggetto di numerosi rilievi da parte di Bankitalia e della Corte dei Conti.

Aprendo l’audizione, il presidente Francesco Boccia ha letto una nota in cui il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro ricorda che “sul quadro macro programmatico vi è divergenza di opinioni con il governo”, che tuttavia non è obbligato ad adeguarsi ma deve “illustrare i motivi per i quali ritiene di confermare le proprie valutazioni o conformarle a quelle dell’Ufficio”. Pisauro chiarisce che “resta aperto il processo finalizzato alla validazione, se diverse, delle previsioni macroeconomiche che verranno presentate nel Documento programmatico di bilancio” che verrà inviato a Bruxelles entro lunedì 17 ottobre.

Confermato il deficit “fuori patto”. Con la spada di Damocle di Bruxelles – Ma le previsioni resteranno le stesse, per cui la manovra arriverà alla Commissione senza il timbro dell’autorità. La Nota prevede per l’anno prossimo un progresso del prodotto interno lordo dell’1% grazie a un effetto dello 0,4% attribuito alla manovra che sarà varata nei prossimi giorni e un deficit/pil al 2%. A cui va però aggiunto lo 0,4% giustificato con le “circostanze eccezionali” legate alle spese per la ricostruzione post sisma e l’assistenza ai migranti che il governo ha deciso unilateralmente di considerare “fuori patto“. Ue permettendo, visto che il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, che il 6 ottobre era sembrato aprire alle richieste di Palazzo Chigi, ieri ha chiarito che “l’Italia deve continuare ad essere seria nei suoi sforzi per ridurre il deficit e bisogna rimanere nella credibilità delle regole”.

“Scarto irrilevante tra nostre stime e panel Upb” – Padoan ritiene che per quanto riguarda la crescita “la differenza in termini di scarto fra scenario programmatico e tendenziale fra governo e panel Upb”, che “è in realtà di 0,2 punti”, sia irrilevante. “Stiamo parlando di una differenza ridotta legata a modalità modellistiche, margini di errore statistico”, ha sostenuto il ministro, secondo cui “siamo stati prudenti, considerando il contesto macroeconomico” e il fatto che “dalla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def ad oggi sono divenuti disponibili dati trimestrali di contabilità nazionale basati sui dati annuali diffusi il 23 settembre, nonché i numeri della produzione industriale di agosto (+1,7 per cento sul mese precedente)” che forniscono “un ulteriore supporto alla previsione del governo”. “Siamo stati prudenti, considerando il contesto macroeconomico”, ha chiosato Padoan.

La crescita aggiuntiva deriva soprattutto dallo stop all’aumento Iva – Il ministro ha poi dettagliato l’impatto previsto delle misure che verranno inserite nella legge di Bilancio, grazie alle quali secondo il governo l’Italia crescerà dell’1% contro il +0,6% che si otterrebbe “a legislazione invariata”. La “rimozione dell’aumento Iva previsto per gennaio” dalle clausole di salvaguardia che non scatteranno vale per Padoan un +0,3%, “suffragato da simulazioni econometriche”. “Su questa voce – ha sottolineato – siamo stati prudenti. Si pensi che una simulazione controfattuale con il modello di Oxford Economics darebbe un impatto sul pil nel 2017 di 0,5, maggiore della nostra stima di 0,3″. Il “pacchetto competitività” (stimolo a investimenti privati in macchinari, attrezzature, mezzi di trasporto, beni immateriali) vale un +0,1%, il “pacchetto sviluppo” (opere pubbliche e rifinanziamento del fondo centrale di garanzia e della Sabatini, proroga degli incentivi fiscali per l’efficientamento energetico e l’adeguamento sismico, bonus mobili) lo 0,2%, le politiche sociali (pensioni e famiglie) 0,05% e le spese indifferibili 0,09%.

Manovra da 22,5 miliardi, tagli di spesa fermi a 2,6 – Dalle tabelle del ministero fornite ai parlamentari emerge che l’insieme delle misure espansive inserite nella prossima legge di Bilancio vale 22,5 miliardi. Ai nuovi interventi si aggiunge la voce “politiche vigenti” (che vengono definite “oneri“), pari a 2 miliardi. E’ previsto lo stanziamento di 347,2 milioni nel 2017, 4,685 miliardi nel 2018 e 5,407 miliardi di euro nel 2019 per misure di competitività, 3,828 miliardi per il pacchetto per lo sviluppo, 3,15 miliardi per misure come pensioni minime e rinnovo dei contratti pubblici. Nelle misure espansive viene conteggiato anche lo stop alle clausole di salvaguardia che farebbero scattare l’aumento dell’Iva dal 2017. I 18,399 miliardi di euro di coperture arrivano da 8,507 miliardi di “entrate aggiuntive“, di cui 5,8 da “aumenti permanenti di gettito” (lotta all’evasione, entrate Iva) e il resto dalla nuova voluntary disclosure e tasse sui giochi, tagli di spesa per 2,6 miliardi e 7,250 miliardi di “ulteriori coperture” non ancora dettagliate. Si parla di un’operazione di vendita delle frequenze. Padoan ha comunque chiarito che “la composizione della manovra e quindi alcuni suoi effetti sono ancora passibili di variazione in quanto il ddl di Bilancio deve essere ancora discusso e approvato dal Consiglio dei ministri”.