Mentre Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio non nascondono i dubbi sulla tenuta dei conti delineati dal governo nella nota di aggiornamento del Def approvata il 27 settembre, Pier Carlo Padoan per la prima volta apre alla possibilità di sforare il limite del 3% per il rapporto deficit/pil. “Se dovesse dire questa cosa io gli direi parliamone, non ci sono soluzioni facili e scorciatoie, valutiamo costi e benefici“, ha risposto infatti il ministro dell’Economia intervistato da Claudio Cerasa, che gli ha chiesto cosa risponderebbe a Matteo Renzi se dovesse decidere di rovesciare il tavolo con Bruxelles e sfondare il tetto fissato dal Patto di stabilità. Un’affermazione del tutto inedita, da parte del titolare del Tesoro. Che arriva dopo la chiamata alle armi del premier nei confronti di tutti i ministri in vista del referendum costituzionale di dicembre. Quest’ultimo in serata ha rilanciato annunciando che la manovra sarà pronta la prossima settimana, lasciando presagire ulteriori novità.

Intanto però il rappresentante dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha negato il proprio “timbro” sul quadro programmatico (l’andamento dei conti a valle della legge di Bilancio) che emerge dalla Nota. Illuminante il commento del presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia:  “Spero che domani il ministro Padoan possa dare risposte esaustive, ma è evidente che non possiamo non prendere atto” della mancata validazione dell’Upb “e chiedere un fisiologico slittamento dei termini rispetto ai tempi che ci eravamo dati, perché bisognerà risentire l’Upb dopo le scelte che saranno prese nelle prossime due settimane”.

Questo per gli effetti della bocciatura dell’Upb. Quanto ai contenuti della nota, velate critiche sono arrivate anche dal vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini che ha spiegato come gli obiettivi di crescita del pil messi nero su bianco dall’esecutivo sono “ambiziosi” e basati su un effetto positivo derivante dal mancato aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia “piuttosto forte rispetto a stime econometriche basate sui dati del passato”. E ancora: la difficoltà a realizzare le privatizzazioni a causa delle “condizioni di mercato avverse” ha influito negativamente sulla riduzione del debito, il cui peso sul pil, di conseguenza, continua a crescere. Il nuovo presidente della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi ha poi rincarato la dose spiegando che “i margini stretti posti da un quadro tendenziale che sconta già un profilo di riduzione significativo della spesa e dal rispetto dei parametri europei, renderanno la valutazione della congruenza e realizzabilità delle coperture un esercizio impegnativo“.

Corte dei Conti: “Impegnativo trovare le coperture, cruciale la capacità di ridurre la spesa pubblica” – Il magistrato contabile ha avvertito che “ancora una volta” la capacità di ridurre la spesa pubblica – che finora il governo non ha dimostrato di avere, secondo l’ex consigliere Roberto Perotti – “potrebbe rivelarsi fattore chiave nel giudizio” sulla “sostenibilità” delle scelte di bilancio. Infatti “si intravedono potenziali elementi di fragilità del quadro economico che si riflettono sul percorso programmatico” da cui “deriverebbe un rischio al ribasso per le prospettive delle nostre esportazioni e quindi di crescita complessiva”. La Corte dei Conti auspica poi maggiore attenzione nell’usare come copertura “entrate incerte” come quelle attese dal capitolo della voluntary disclosure. Puntare sulla compliance, cioè l’adesione spontanea, piuttosto che sull’attività di controllo, è “un approccio che – come insegna il passato – non è immune da rischi, nella misura in cui entrate incerte (come quelle, appunto, attese dal recupero di evasione) fossero impiegate in misura elevata per coprire spese o sgravi fiscali certi“. Peraltro la Nota “da un lato estende la previsione di interventi basati sull’impiego della leva fiscale” (incentivi a sostegno del sistema produttivo, specifici interventi a sostegno delle famiglie e dei pensionati, nuove misure per favorire la flessibilità d’ingresso nel sistema previdenziale) e “dall’altro, sembra avere abbandonato – sul versante delle coperture – l’obiettivo di una revisione del fenomeno delle agevolazioni fiscali, che nel Def trovava ampio spazio”.

Bankitalia: “Obiettivo di crescita 2017 significativamente maggiore rispetto allo scenario tendenziale” – Quella di Signorini, vicedirettore generale di Palazzo Koch, non si può definire in senso stretto una bocciatura, perché osservazioni e sollecitazioni e sono tutte all’insegna della massima prudenza in attesa degli interventi che saranno inseriti nella legge di Bilancio. Tuttavia, leggendo tra le righe, la preoccupazione che l’ottimismo di Palazzo Chigi possa risultare eccessivo è evidente. In particolare per quanto riguarda la dinamica del pil, che “nello scenario programmatico per il 2017″ – quello a valle degli effetti della manovra – “la dinamica del prodotto è significativamente maggiore di quella del quadro tendenziale“, a politiche invariate. Le previsioni del governo fissano infatti il programmatico al +1% nel 2017 contro un tendenziale di +0,6%. “L’obiettivo è ambizioso”, ha sottolineato Signorini. “Per conseguire il risultato la prossima legge di bilancio dovrà essere definita con grande cura” e “concentrando l’attenzione sulle misure che possono favorire una rapida ripresa degli investimenti, sia privati che pubblici”.

…ma l’effetto del mancato aumento Iva è “piuttosto forte rispetto alle stime basate sui dati del passato” – Anche perché al risultato dovrebbe contribuire per ben lo 0,3% del pil la mancata attivazione delle clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici dell’Iva che sarebbero scattati se l’esecutivo non fosse riuscito a trovare per altre vie 15 miliardi di coperture. Cosa che sostiene di essere riuscito a fare. In ogni caso, nota Bankitalia, “nelle valutazioni del governo il mancato aumento dell’Iva avrebbe un impatto positivo sul tasso di crescita del pil pari a 0,3 punti percentuali nel 2017, un effetto piuttosto forte rispetto a stime econometriche basate sui dati del passato”. E “le altre misure espansive“, ancora tutte da dettagliare, “fornirebbero un ulteriore contributo di 0,3 punti percentuali. Poiché molto dipende dalla natura e dalle modalità degli interventi, per una valutazione compiuta occorrerà attendere i dettagli”.

“Per le privatizzazioni servono scelte strategiche chiare e ambiziose” – Sul fronte del debito, abbassarlo ”resta un obiettivo strategico” ma il flop delle privatizzazioni a causa delle “condizioni di mercato avverse” ha fatto sì che fosse ancora una volta rinviato. “È fuor di dubbio che le condizioni del mercato rilevino per decidere quali privatizzazioni effettuare e quando”, ha chiosato Signorini, ma “se da un lato è bene formulare previsioni caute su quanto si riuscirà di fatto a privatizzare anno per anno, dall’altro definire scelte strategiche chiare, ambiziose, potrà consentire di attivarsi rapidamente e per importi significativi quando le condizioni di mercato lo permetteranno”. Anche perché “un’appropriata strategia di privatizzazione non contribuisce solo a ridurre il debito: dovrebbe anche perseguire l’obiettivo di accrescere l’efficienza, in un quadro di adeguate regole e controlli”.