La coperta per l’accoglienza è corta. Non mancano solo 600 milioni di euro al Viminale per i richiedenti asilo adulti. Anche i soldi per i minori stranieri non accompagnati (MSNA) non bastano. La dotazione del Fondo nazionale per la loro accoglienza (170 milioni) è calcolata sulla base dello scorso anno, ma il 2016 ha visto un netto aumento dei loro arrivi: al 31 agosto il Viminale ne ha segnalati 13.862, mentre in tutto il 2015 erano stati 12.360. “Il Fondo non è pronto per questi numeri”, commenta Liviana Marelli, rappresentante del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (CNCA).

Stando all’ultimo rapporto Cittalia sull’accoglienza dei minori, oltre il 68% di chi sbarca si fema in centri di prima/pronta accoglienza al Sud, dove si dovrebbe restare al massimo 60 giorni. Poi dovrebbe iniziare la seconda accoglienza, o in strutture per richiedenti asilo (il famoso sistema Sprar) oppure in comunità per minori, che ne ospitano sempre di più. Uno su due, ormai, è uno straniero non accompagnato. I posti per gli ultimi arrivati ci saranno? “Anche se si chiede di aprire una struttura, bisogna avere il permesso di Regioni e Comuni – continua Marelli -. In Lombardia, ad esempio, Regione ha già detto che non le aumenterà”. Secondo Marelli, poi, la retta di 54 euro al giorno stabilita dal Ministero con una convenzione non è adeguata agli standard di accoglienza richiesti: “Le comunità accolgono per senso civico, ma in realtà ci rimettono sul piano economico”, prosegue.

Fin qui il disastro del “sistema ordinario”, quello che dovrebbe funzionare. Infatti in migliaia di casi capita che i minori non passino da strutture d’accoglienza o se ne allontanino. Chi arriva da solo in un Comune, deve essere inserito in una comunità, stavolta a spese dell’amministrazione. E la tariffa “fuori convenzione” è più alta: la media è sugli 80 euro al giorno, con picchi di 130 euro. Un bel problema per le casse dei Comuni.

A Pavia, ad esempio dove gli arrivi sono raddoppiati in due anni. Ormai dal 2011 la città lombarda è meta di un flusso migratorio di minori da Assyut, città egiziana sulle rive del Nilo. I ragazzi egiziani ormai costituiscono il 90% dei minori stranieri accolti nelle comunità cittadine. “Arrivano da soli, sanno già di dover andare in Questura e conoscono già i loro diritti. A volte hanno persino in mano il nome dell’operatore o della struttura a cui rivolgersi”, afferma Alice Moggi, assessore alle Politiche sociali. I primi anni sono arrivati pochissimi ragazzi, poi 64 nel 2014, oltre 100 nel 2015 e nel 2016 siamo arrivati a 120. All’assessorato hanno fatto i conti: la loro accoglienza costa 10mila euro al giorno, circa: troppo. Per diminuire le spese e trovare soluzioni più adatte ai ragazzi, il Comune sta cercando altre strade, più difficili, come l’affido familiare o il ricongiungimento con qualche parente.

Nonostante le segnalazioni alle forze dell’ordine, ancora non si è scoperto che cosa ci sia dietro la rotta Assyut-Pavia. È difficile capirlo anche perché i ragazzi, compiuti i 18 anni, spesso se ne vanno senza lasciare traccia. “È un problema anche di ordine sociale ed educativo: è molto difficile garantire a questi ragazzi una forma di scolarizzazione, non c’è il tempo materiale per seguirli”, continua l’assessore Moggi. Quindi è più alto il pericolo che, come segnala Save the Children, vengano sfruttati sul lavoro. È comune ai ragazzi egiziani che arrivano in Italia. Chi parte, contrae un debito che di solito si aggira intorno ai 4mila euro, spiega la ong, che va estinto. Poi ci sono le rimesse da mandare ai familiari, dato che spesso si parte spinti dalle aspettative di qualcuno.

Walid è stato uno dei primi a raggiungere Pavia, 5 anni fa. Per caso, racconta: “Non capivo nulla appena sono arrivato, ero terrorizzato. In Stazione Centrale a Milano, dove ero arrivato, un signore marocchino mi ha detto che qui, a Pavia, nessuno dorme per strada. Mi ha offerto un passaggio e non ho dovuto pagare niente”. Così è entrato in comunità, dove è rimasto per due anni, fino al compimento del suo diciottesimo. Ha avuto la fortuna di essere seguito fino in fondo dagli assistenti sociali e oggi lavora come operatore socio-sanitario in ospedale. “Forse è stato il passaparola a far diventare così famosa Pavia”, spiega. Ma il sospetto è che dietro ci possa essere qualche rete criminale gestita da connazionali, che traggono guadagno da questo strano giro di minori.