L’ultima sera di settembre ogni cittadino potrà giocare a fare lo scienziato per una notte. Pochi giorni prima dell’annuncio dei premi Nobel, assegnati ogni anno la prima settimana di ottobre, i laboratori di università ed enti pubblici di ricerca aprono le porte al pubblico. È l’appuntamento con la “Notte europea dei ricercatori”, una notte bianca della scienza che si svolge contemporaneamente in più di 250 città europee. Giunta alla sua 11esima edizione, è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions, programma della UE per promuovere le carriere dei ricercatori in Europa.

In Italia sono 52 le città coinvolte (qui la pagina ufficiale), nell’ambito di sei progetti divulgativi. Tra seminari, mostre, installazioni, dimostrazioni scientifiche dal vivo ed eventi-spettacolo, venerdì 30 settembre grandi e piccoli appassionati di scienza potranno avventurarsi in un viaggio nel mondo della ricerca, curiosando tra corridoi di laboratori ed esperimenti normalmente inaccessibili al pubblico. “Un’occasione unica – si legge sul sito della Commissione Europea – per incontrare i ricercatori, parlare con loro e scoprire cosa fanno concretamente per la società. In modo interattivo e coinvolgente”.

Nella sede dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) sarà, ad esempio, possibile per i più piccoli sperimentare la costruzione e il lancio di razzi, o la realizzazione della Stazione spaziale internazionale (Iss). Previsto anche il collegamento via Skype con uno degli astronauti italiani che della Iss ha fatto la propria casa per sei mesi: Luca Parmitano. L’astronauta catanese, protagonista nel 2013 della missione “Volare”, chiacchiererà col pubblico, spiegando come si vive a 400 km di quota, nello spazio profondo.

Nel corso della Notte europea dei ricercatori sarà, inoltre, possibile incontrare, in diverse città italiane, i ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) che nei mesi scorsi, insieme ai colleghi europei e americani, hanno catturato per la prima volta le onde gravitazionali. Questi bisbigli cosmici, teorizzati da Albert Einstein un secolo fa nella sua teoria della Relatività Generale, saranno ad esempio protagonisti dello spettacolo “L’universo è servito. Racconti di fisica in cucina”. Uno show semiserio realizzato nell’ambito del progetto “Sharper L’Aquila”, coordinato dai Laboratori del Gran Sasso, e costruito sull’originale abbinamento dell’alta cucina con i grandi temi della fisica contemporanea. Per i più “nerd”, invece, appuntamento a Catania con i fisici dei Laboratori nazionali del Sud dell’Infn, che racconteranno la scienza nascosta dietro le quinte di Star Wars.

Di anno in anno sono in aumento i partecipanti alla Notte europea dei ricercatori. Secondo le stime UE, l’incremento medio è del 10%. Nel 2015 i partecipanti sono stati circa 1,1 milioni: l’Italia è il terzo Paese europeo, dopo Polonia e Slovacchia, per successo di pubblico, con 141mila visitatori. Un dato che rispecchia gli ultimi risultati dell’Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società, che registra negli ultimi anni nel nostro Paese un aumento dell’alfabetizzazione scientifica. Anche grazie a programmi tv e festival che, soprattutto nel 2016, hanno battuto ogni record. Contravvenendo allo stereotipo che vede l’Italia digiuna di scienza, e gli italiani disinteressati ai temi scientifici e profondamente ignoranti in materia.

“Tutte le principali fonti nazionali e internazionali, tra cui i dati più recenti dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società sfatano decisamente questo stereotipo – spiega Massimiano Bucchi, che coordina l’Osservatorio insieme alla collega Barbara Saracino, e insegna Scienza, Tecnologia e Società all’Università di Trento -. Non solo l’interesse per i contenuti scientifici è elevato, ma negli ultimi anni è cresciuto l’alfabetismo scientifico, principalmente perché le nuove generazioni sono più istruite. Naturalmente – aggiunge lo studioso -, restano ampie lacune, soprattutto tra i più anziani e i meno scolarizzati”.

Ma quanto è utile questa notte bianca della scienza alla ricerca e ai suoi protagonisti? “È senz’altro importante, in quanto – spiega Bucchi -, segna almeno un’attenzione, che qualche anno fa non era scontata, del mondo della ricerca per la società. Sarebbe importante, ma pochi purtroppo lo fanno, valutare l’impatto di queste iniziative sia sul pubblico che sui ricercatori. A fronte della fiducia e dell’interesse, però – aggiunge lo studioso -, gli italiani riversano sulla scienza grandi aspettative. Dalla scienza si attendono, in particolare, nuove applicazioni tecnologiche e opportunità terapeutiche. Il vero problema, e non solo in Italia – sottolinea Bucchi -, non è tanto la cultura scientifica, nel senso di competenze e nozioni specifiche, ma una cultura della scienza nella società, che eviti le opposte scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica. Vicende recenti , come il caso Stamina ma non solo, ci hanno fatto, ad esempio, toccare con mano come pressioni e urgenza di soluzioni nel breve periodo possano associarsi a queste aspettative. In questo quadro – conclude lo studioso -, il valore di iniziative come la Notte europea dei ricercatori potrebbe essere ancora maggiore, se contribuisse a sviluppare la consapevolezza di cui parlavo prima: la ricerca non è solo una macchinetta in cui entrano risorse ed escono risultati e applicazioni, ma una parte fondamentale della nostra cultura”.