“Sono davanti a voi per l’ultima volta”. Esordisce così Barack Obama in apertura del suo ultimo intervento all’Assemblea generale dell’Onu, la settantunesima. Nel ricapitolare i “progressi” compiuti negli anni in cui è stato presidente, il presidente degli Stati Uniti – da mesi impegnato nella ricostruzione dell’eredità che da capo della Casa Bianca lascia all’America e al mondo – ha ricordato la crisi finanziaria del 2008 e come dopo questa “abbiamo evitato la catastrofe”. “Le economie funzionano meglio se si riduce il gap tra i salari, tra ricchi e poveri“, ha detto Obama, secondo cui “l’obiettivo non è punire i ricchi, ma rendere più equa la società e prevenire nuove crisi”.

Nell’assemblea generale dedicata al tema delle migrazioni, Obama ha lanciato il proprio appello: “Dobbiamo fare di più per aiutare i rifugiati, dobbiamo aprire i nostri cuori per accogliere i rifugiati nelle nostre case”. “Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi. Un Paese circondato dai muri – ha aggiunto – imprigionerebbe sé stesso”, ha detto il presidente commentando implicitamente la volontà di non accettare più musulmani negli Stati Uniti e proseguire nella costruzione del muro con il Messico più volte espressa da Donald Trump, candidato repubblicano alla Casa Bianca: “Dobbiamo respingere qualsiasi forma di razzismo, fondamentalismo e di idee superiorità di razza. Bisogna abbracciare la tolleranza e il rispetto di tutti gli esseri umani e di tutte le culture”.

Da lì, il passo da Trump a Vladimir Putin è breve: “La Russia sta cercando di riguadagnare la gloria perduta tramite la forza”, ha detto Obama ribadendo il proprio “no agli uomini forti e a modelli di società guidate dall’alto. La democrazia resta il vero percorso da compiere. E la strada verso la vera democrazia è meglio dell’autoritarismo”. Perché è “la diplomazia è la vera chiave per fermare la violenza”, ha proseguito il presidente, facendo l’esempio di Israele. “Non si può affermare la propria leadership sminuendo gli altri. Israele sa che non può occupare in via permanente la terra palestinese“. La situazione in Medio Oriente potrebbe migliorare anche “se i palestinesi rinunciassero ad incitare alla violenza”.