Un violento incendio è scoppiato all’interno del campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, in Grecia. Fiamme che, secondo il Guardian, la polizia ha accertato essere di origine dolosa: sarebbero stati gli stessi migranti ad appiccare il fuoco in segno di protesta per le lunghe attese burocratiche e le condizioni del campo. Al suo interno vivono 5.400 migranti, nonostante abbia una capacità di 3.500 persone. A seguito dell’incendio, le autorità hanno evacuato i minori non accompagnati in altre strutture, così come almeno 4mila richiedenti asilo che si trovavano nella tendopoli. Non ci sono feriti, ma tende e prefabbricati sono stati notevolmente danneggiati. I media locali riportano le immagini di fiamme altissime, alimentate dal vento.

Il quotidiano greco Ekathimerini aggiunge che l’incendio è scoppiato quando circa 300 residenti del campo sono rientrati scortati dalla polizia da una manifestazione in cui 500 cittadini di Lesbo chiedevano la riduzione del numero dei profughi. Tra loro c’erano anche alcune decine di ultranazionalisti, contrari alla permanenza dei richiedenti asilo sull’isola. Circa 15 di loro hanno intonato slogan anti-migranti e hanno aggredito tre studentesse universitarie che partecipavano al corteo. Una di loro è una volontaria che svolge attività umanitarie.