“La vera alternativa al centrosinistra siamo noi”. Stefano Parisi batte un colpo. E lo fa da Milano con la convention “Energie per l’Italia” e una platea di vecchie conoscenze, da Claudio Scajola a Roberto Formigoni fino a Maurizio Lupi, e di assenze pesanti tra i vertici di Forza Italia. Del resto è qui che era partito il suo percorso: la sera stessa della sconfitta nel turno di ballottaggio alle elezioni comunali lasciò il campo dicendo: “Qui nasce qualcosa di nuovo”. Da allora è stato tutto uno schivare le frecciate del leader della Lega Matteo Salvini (che nutre l’aspirazione di poter essere investito del ruolo di guida del centrodestra), ma non solo. Con il passare delle settimane anche tra i luogotenenti di Forza Italia sono partiti i distinguo e gli attacchi: “Non serve un papa straniero” e “Le leadership non si costruiscono a tavolino” sono due delle sentenze con cui Renato Brunetta ha gelato le aspettative di Parisi e dei suoi sostenitori. Più sotterranea la manovra del governatore ligure Giovanni Toti, già delfino di Berlusconi, che non perde occasione di marcare le distanze mostrandosi al fianco di Salvini. E via dividendo.

Parisi sembra giocare una partita diversa. Per tutto il pomeriggio non ha parlato degli avversari interni. Interrogato su presenze e assenze minimizza: “Sono stati tutti invitati. Chi vuole venire viene, chi vuole stare a casa non è un problema: si può vedere anche in streaming. Molti sono qua presenti, mi fa piacere perché sono venuti a sentire”. Insomma, bene per chi ha voluto esserci, poco male per gli altri. Dal palco presenta la sua creatura come una grande novità, come la “rinascita del centrodestra” che “ha bisogno di energie nuove. Persone affidabili che hanno a cuore il loro Paese e che devono e vogliono mettere a frutto la loro competenza”. Un po’ come dire che quelli che hanno rappresentato l’area fino a ieri non si sono dimostrati molto affidabili e competenti. E sottolinea: “Non vogliamo le élite che calano dall’alto le loro scelte ideologiche: siamo per le persone e per il voto popolare”. Ancora una volta un messaggio rivolto ai vecchi parrucconi. Non una parola (esplicita) su Silvio Berlusconi, non una citazione per le singole forze politiche in gioco, non una menzione sui detrattori della sua iniziativa. Nonostante la pelle nuova con cui Parisi ha voluto vestire la sua creatura politica, non mostra nessun imbarazzo per quanto di “vecchio” c’è nella sua platea. Tra il pubblico della prima giornata di lavori non fanno nulla per non essere notati personaggi come Claudio Scajola e Maurizio Lupi e, ancora: Maurizio Sacconi, Mariastella Gelmini e Roberto Formigoni solo per citarne alcuni. L’elenco si allungherebbe di molto se si potessero citare tutti i nomi dei consiglieri regionali, quelli di politici attuali e del passato, delle vecchie glorie e dei ras locali. In definitiva si può sintetizzare che, oltre alle truppe paracadutate in bus, al MegaWatt si è vista molta Forza Italia, molta Comunione e Liberazione, un po’ di Area Popolare e qualche battitore libero oltre alla squadra di volontari che ha sostenuto Parisi alle comunali.

A dispetto degli annunci e delle dichiarazioni, in platea non si è respirata grande freschezza. Sul grande palco colorato (mega schermi e scenografia impeccabile) si sono alternati nomi della società civile, personalità della cultura e dell’economia che con ritmo da catena di montaggio hanno introdotto i temi che andranno a comporre la proposta di Parisi. Uno dopo l’altro hanno snocciolato contenuti e idee. Dal neurochirurgo Massimo Gandolfini alla ricercatrice universitaria Rosamaria Bitetti passando per Gaela Bernini della Fondazione Bracco. Poi figure come l’esperta di politiche scolastiche Suor Anna Monia Alfieri e l’antropologa musulmana Maryan Ismail (con un passato recente nel Partito democratico milanese). Professori e filosofi come Pasquale Annicchino, Dario Stevanato, Carlo Lottieri per finire con Marco Morganti di Banca Prossima e Giancarlo Cesana di Comunione e Liberazione. Una macedonia di concretezza e principi guida che stride con il linguaggio a cui ci ha abituato la politica di questi ultimi anni, tutta slogan e cazzotti in pancia. Forse per questo il pomeriggio di Parisi risulta un po’ indigesto. Lui stesso è costretto a richiamare la platea, ricordando che “qui stiamo lavorando”, invitando “chi vuole chiacchierare” ad uscire. Molti non se lo sono fatto ripetere.

È presto per dire se l’esperimento sia riuscito o meno (non solo perché l’evento si conclude sabato). Ma è certo che venerdì 16 settembre al MegaWatt è mancato l’entusiasmo tipico delle novità, non si è vissuta la frenesia dei viaggi che stanno per partire. Il progetto che Parisi ha in testa dovrà scontrarsi con la realtà di un centrodestra che forse non è ancora convinto di dover superare sé stesso.