Arriva il rinvio a giudizio per Nunzio De Girolamo, l’ex ministro dell’Agricoltura coinvolta nelle indagini sulla Asl di Benevento. Il giudice per le udienza preliminare sannita Roberto Meloni ha infatti ordinato che l’esponente di Forza Italia venga processata con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla concussione e al voto di scambio. Si tratta della stessa indagine raccontata dal Fatto Quotidiano che aveva costretto De Girolamo alle dimissioni da ministro.

Insieme alla De Girolamo vanno a giudizio anche Felice Pisapia, ex direttore amministrativo dell’Asl di Benevento, Michele Rossi e Gelsomino Ventucci, rispettivamente ex direttore generale e sanitario dell’Azienda, Arnaldo Falato, ex responsabile budgeting dell’Asl, Giacomo Papa e Luigi Barone, collaboratori della deputata, e il sindaco di Airola, Michele Napoletano. Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere, concussione e utilità per ottenere il voto elettorale. Per l’ex esponente del Nuovo Centrodestra il procuratore di Benevento Giovanni Conzo e il pm Nicoletta Giammarino avevano chiesto l’archiviazione, ma il gip Flavio Cusani aveva disposto l’imputazione coatta: la prima udienza del processo è a questo punto prevista per il 3 novembre prossimo.

Il gip Cusani, ordinando l’imputazione coatta, aveva indicato la De Girolamo come organizzatrice e promotrice di un “direttorio politico-partitico” tramite il quale orientò nomine, appalti e clientele dell’Asl di Benevento secondo logiche di potere e di tornaconto elettorale. In questo senso l’ordinanza del gip aveva stravolto lavoro del pm, ordinando nuove indagini sui misteri dell’appalto del 118. Un appalto del quale si parlò a lungo nelle riunioni registrate da Pisapia, che successivamente mise a verbale come la De Girolamo intendesse favorire un’impresa vicina al Pdl che aveva partecipato al tesseramento del congresso provinciale 2012. Sempre il gip aveva deciso che l’audio delle riunioni, registrate di nascosto da Pisapia, non dovevano essere distrutte, come invece chiedevano gli avvocati della ex ministra, perché non rientravano “nelle comunicazioni per le quali è necessario chiedere l’autorizzazione alla Camera e non violano la privacy del parlamentare”.

“Mi aspettavo questo provvedimento anche perché l’udienza preliminare lascia poco margine decisionale al Gup”, ha detto l’esponente forzista, fresca imputata. “La riforma della giustizia – continua – è urgente nel nostro Paese e ad esempio dovremmo rafforzare i poteri decisori del Giudice dell’udienza preliminare. In ogni caso, seppur delusa e amareggiata da due anni di continue sofferenze e attese, finalmente potrò difendermi nel processo e non dal processo o dai giornali”.