La giornata delle cinque lettere di dimissioni in 18 ore sembra essere stato solo l’inizio. Per il sindaco di Roma Virginia Raggi appare impossibile uscire dalla prima crisi della sua giunta, due mesi e mezzo dopo la vittoria al ballottaggio. Appena i Cinquestelle hanno trovato il nuovo assessore al Bilancio (con ulteriore strascico di polemiche), riesplode il caso di Paola Muraro, la responsabile della delega all’Ambiente nella giunta M5s in Campidoglio. La Muraro – ora è ufficiale – è indagata. Lo è – per un reato ambientale – dal 21 aprile e lo sa dalla fine di luglio. Lo sapeva, da quel momento, anche il sindaco Raggi. Lo ha saputo l’entourage del sindaco in Campidoglio. Tutte circostanze emerse durante l’audizione di sindaco e assessore nella commissione bicamerale sulle ecomafie e sul ciclo dei rifiuti. Era invece all’oscuro il direttorio nazionale del Movimento Cinque Stelle: prima il sindaco ha detto di sì, poi si è corretta – mentre piovevano smentite – spiegando di avere informato solo il mini-direttorio romano, del quale fanno parte due parlamentari, Stefano Vignaroli e Paola Taverna.

L’assessore Muraro, al Fatto Quotidiano, aveva detto poche ore prima di non aver “ricevuto nulla, non mi risulta nulla”. La Raggi, il 10 agosto, al Tg1 aveva dichiarato che l’eventualità di un avviso di garanzia per Muraro “è un’ipotesi al momento irreale. Se si dovesse verificare valuteremo”. Ieri al Corriere della Sera aveva ribadito che “l’assessore mi ha garantito che non le è arrivato neanche un avviso di garanzia. Prima di giudicare vogliamo vedere le carte”. “Nessuno ha mentito – ribatte la prima cittadina di Roma – Io non credo che nessuno mi abbia mai fatto la domanda sull’avviso di garanzia. Non c’è nessun avviso di garanzia” laddove in merito alle indagini sull’assessore “se me lo avessero chiesto avrei risposto quello che ho risposto qui”. La Raggi ha raccontato che l’inchiesta sull’assessore Muraro è stata anche oggetto di una riunionein Comune, alla quale ha anche partecipato l’ex capo di gabinetto, la dimissionaria Carla Romana Raineri, e in quel caso si è valutato che si trattava di una “contestazione troppo generica per capire di cosa stiamo parlando”. 

Per sapere quale sia l’ipotesi di reato, in ogni caso, non è necessario l’avviso di garanzia. al documento che la Muraro ha chiesto e ottenuto il 18 luglio dalla Procura della Repubblica, secondo l’articolo 335 del codice di procedura penale, che permette a un cittadino di sapere se c’è o meno un’inchiesta a proprio carico. La risposta è stata sintetica – come prevede il codice – ma chiara: all’assessore viene contestata – dal 21 aprile, giorno in cui avvenne l’iscrizione nel registro degli indagati – la violazione dell’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente. E’ una contravvenzione che punisce l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata. I fatti contestati risalgono a una parte del periodo (12 anni) in cui la Muraro lavorava come consulente dell’Ama, l’azienda di rifiuti di Roma.

Sia il sindaco sia l’assessore hanno puntato molto, durante l’audizione durata quasi 6 ore, sulla differenza tra un avviso di garanzia e la procedura attraverso la quale la Muraro ha avuto la conferma di essere indagata (avvisando poi la Raggi). “La domanda che fanno i giornalisti – ha detto l’assessore – è ‘hai avuto un avviso di garanzia?’ e io un avviso di garanzia non l’ho avuto. Se poi il giornalista scrive… La differenza è fondamentale, ma la domanda è questa. E l’avviso di garanzia non c’è”. “C’è una contestazione generica – aveva sottolineato poco prima la Raggi – Non c’è alcun avviso di garanzia. Abbiamo fatto una valutazione in una riunione in cui era presente anche il capo di gabinetto” e si era valutato che si trattava di una “contestazione troppo generica per capire di cosa stiamo parlando, non appena ci saranno maggiori informazioni prenderemo provvedimenti”.

Sotto il profilo tecnico un avviso di garanzia viene notificato da una Procura se deve compiere alcuni atti (come perquisizioni o misure cautelari personali, ma anche se deve procedere a un interrogatorio o alla proroga dell’inchiesta), in caso contrario non è obbligatorio né da più o meno forza all’indagine. Viceversa la procedura che si segue con l’articolo 335 del codice di procedura penale è molto sintetica, ma precisa: la Procura in quel caso comunica se e da quando una persona è indagata e per quale ipotesi di reato. E quindi da oltre un mese Muraro, Raggi, parte del suo staff (ma non la giunta) e alcuni tra gli esponenti nazionali del M5s erano a conoscenza dell’inchiesta a carico dell’assessore all’Ambiente del Comune di Roma. Non sapevano niente i componenti del direttorio. Carla Ruocco – già delusa per l’uscita dalla giunta dell’assessore Minenna – twitta di aver saputo dell’inchiesta dai giornali. La stessa Raggi conferma di non aver detto niente a nessuno del direttorio, nemmeno a Luigi Di Maio. “Non ero a conoscenza – conferma Carlo Sibilia – semplicemente il suo non era un avviso di garanzia ma soltanto un’iscrizione nel registro degli indagati. Virginia è stata esaustiva, come ha spiegato hanno deciso di attendere ulteriori elementi per qualsiasi decisione: lei è il sindaco di Roma è lei che prende le decisioni”.

L’assessore combatte. Respinge le accuse parlando di “attacco mediatico“. Dice di aver chiesto ai magistrati “di essere audita ai primi di agosto, non è stato possibile perché il pm era giustamente in vacanza, ho detto quindi al mio avvocato che voglio essere ascoltata. Io non ho niente da temere, anzi, ho molto da dire: quindi senz’altro andrò nei prossimi giorni dal pm”. A dimostrazione che la modalità con cui ha scoperto di essere indagata equivale all’avviso di garanzia, dopo il quale di norma un indagato chiede di essere sentito (e poi il pm decide quando). 

Poi Muraro polemizza con l’ex amministratore delegato di Ama Daniele Fortini che se n’è andato all’inizio di agosto. “Facciamo un audit sulla percentuale della raccolta differenziata. Questo è il tema perché si potrebbe aprire un danno erariale anche riferito al premio che Fortini ha percepito. E non solo Fortini, un’intera commissione… Ciò che ha detto Fortini nelle sue accuse, per distogliere l’attenzione dalla sua persona, non sono altro che calunnie e ai miei legali ho chiesto di preparare una causa”. Ribatte a chi le fa notare le telefonate scomode con Salvatore Buzzi – uno degli imputati di Mafia Capitale – quando era consulente di Ama. Le intercettazioni inizialmente erano state ritenute non penalmente rilevanti dalla Procura che però poi le ha acquisite nella nuova indagine sui rifiuti. “Con Buzzi – risponde la Muraro – ci sono state tre telefonate” e un messaggio “in cui gli dico che l’ho cercato – risponde -. Io gli do del ‘lei’, Buzzi mi dà del ‘lei’. Io non lo conosco, Buzzi non mi conosce. Il mio era un mero lavoro di segreteria che mi era stato affidato perché dovevamo correre, Malagrotta stava chiudendo”.

Così, com’è naturale, passa in secondo piano tutto ciò che riguarda i programmi della giunta M5s sulla gestione dei rifiuti, questione cruciale del governo (e del malgoverno) della città. Sindaca e assessore annunciano di voler cambiare il contratto di servizio Ama, che ora è “fatto male”. “Se l’Ama non fa dei servizi, non c’è un organo di controllo”, dice Muraro. Che incalza: “Il problema dei rifiuti a giugno e luglio era dovuto anche a un problema di manutenzione e di intasamento degli impianti Tmb. Abbiamo chiesto a Fortini di far leva sulle penali ai fornitori. Per noi è stato un danno molto forte: quando un impianto non riesce a ricevere o i rifiuti restano per strada o viene avvantaggiato il Colari“, cioè l’azienda che fa capo a Manlio Cerroni. “Stiamo già iniziando a mettere le mani al contratto di servizio. Ci sono moltissime cose da modificare”, il documento che “è stato fatto male. Bisogna rivedere il perimetro delle attività di Ama” ha aggiunto il sindaco. “Il problema è che a Roma non si sono mai perseguite le responsabilità, per cui qualcuno non adempieva al contratto di servizio e le cose passavano in cavalleria. Questo non può più accadere”. A giorni, annuncia infine la Raggi, sarà nominato il nuovo ad di Ama.

Ma le opposizioni sono già tutte sui blocchi. Alcuni partiti (Fratelli d’Italia, Verdi) chiedono le dimissioni della Muraro. Dalle parti del Pd non si muovono solo i renziani, come l’ex assessore Stefano Esposito, ma anche la sinistra del partito. “La sindaca di Roma – scrive in una nota Roberto Morassut, ex candidato alle primarie – sapeva che l’assessore all’Ambiente era indagata almeno da luglio, ma fino a stamane ha pubblicamente negato che lo fosse. Oggi ha dovuto ammetterlo davanti ad una Commissione d’Inchiesta Parlamentare perché costretta, dato che di fronte a un tale organo non si può mentire. Virginia Raggi è una bugiarda“. “A quanto pare per tutta l’estate il sindaco ha giocato con le parole per nascondere alla città che il suo assessore era indagato – dichiara a margine della commissione Andrea Augello (ex Ncd, ora con Quagliariello) -. Ma se fosse vero, come lei ha dichiarato stasera, che tutti i vertici del suo pittoresco partito erano informati e le hanno fatto sponda, credo che il M5s sia seriamente indiziato di tentata ricostruzione del partito socialdemocratico della fine degli anni Ottanta. Altro che casa di vetro e dirette streaming….”. L’affondo finale è del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che da quasi 4 mesi è nella condizione di “sospeso” dal Movimento Cinque Stelle. “L’accusa” del M5s a Pizzarotti era proprio quella di non aver detto di essere indagato nonostante lo sapesse da settimane. “In effetti – twitta sarcastico – stando seduti in riva al fiume passa un sacco di gente. #noleggiosalvagenti”.