Quando ha visto un uomo arrancare nelle acque del Po e altri due che cercavano invano di trarlo in salvo, Sauro Maghenzani, 52enne parmense, non ci ha pensato due volte: si è tuffato e con una nuotata ha raggiunto i tre, aiutandoli a guadagnare la riva. La vicenda si poteva concludere così, con i ringraziamenti e il plauso per un atto di altruismo che ha permesso di salvare una vita umana. Ma qualche settimana dopo nella cassetta della posta, l’uomo ha ricevuto un’amara sorpresa: una lunga lettera anonima con una sfilza di insulti a sfondo razzista. Il motivo? La persona che ha salvato non è un italiano, ma uno straniero, un cittadino di origine cinese che si trovava in spiaggia sul Po con i suoi parenti.

Le offese, la maggior parte delle quali irripetibili tanto da non consentire la pubblicazione integrale del testo, accusano in sostanza l’uomo di essere dalla parte degli immigrati: “Abbiamo gli extracomunitari che ormai ci stanno soffocando e comandano loro, i cinesi che ci stanno uccidendo con la loro concorrenza” si legge nella lettera recapitata a Maghenzani nella sua abitazione a Mezzani, in provincia di Parma. Ma ci sono anche frasi più esplicite, come “Tornate in Africa, tu e i tuoi amici africani”, oppure “Dovevi lasciarli crepare”. Parole scritte da qualcuno che probabilmente sa chi è Maghenzani e ha sentito parlare in paese della sua impresa. “Il mio è stato un semplice gesto di pietà – racconta Maghenzani a ilfattoquotidiano.it – Ho risposto a una richiesta di aiuto, lo avrei fatto per chiunque, invece mi hanno scritto cose assurde, dicono che è colpa mia se ci sono gli stranieri in Italia, perché li salvo tutti io”.

I fatti risalgono al 7 agosto a Boretto, in provincia di Reggio Emilia, sulle rive del Grande Fiume. Una domenica pomeriggio come tante, con famiglie e residenti che cercano refrigerio dalla calura di agosto approfittando delle secche del Po che d’estate formano lingue di sabbia e pozze d’acqua lungo il letto del fiume. “Ero lì con i miei figli, c’erano tante persone quel giorno e anche un gruppo di cinesi. – racconta il parmense – A un certo punto ho sentito gridare aiuto. Ho visto che in acqua c’era un uomo che stava male e rischiava di annegare. Altri due cercavano di aiutarlo, ma per la corrente non riuscivano a tornare a riva. Così mi sono buttato, ho nuotato per una ventina di metri e li ho raggiunti”.

Grazie al suo intervento, Maghenzani è riuscito a portare a riva l’uomo che aveva avuto un malore, un 28enne cinese, e insieme a lui suo padre e il fratello che erano stati sopraffatti dalla corrente. Poi sono arrivati i soccorsi e tutto si è risolto per il meglio. “I cinesi sono stati molto gentili – racconta – mi hanno continuano a ringraziare e volevano addirittura offrirmi dei soldi. Ma non mi sento di aver fatto nulla di speciale. Io vengo da sempre sul Po, mi è capitato di buttarmi anche per salvare un cane, quel giorno non mi sono chiesto chi avessi davanti, ho soltanto cercato di dare il mio contributo in una situazione d’emergenza”.

Chi frequenta il Po è abituato a tendere la mano a chi si trova in difficoltà e non di rado a salvare vite, perché le correnti sono forti e il pericolo è dietro l’angolo: lo fanno spesso i pescatori, l’ha fatto Maghenzani, l’ultima volta quella domenica d’agosto. “L’avrei fatto per chiunque – continua – Non ho rischiato la vita, ho soltanto dato una mano, niente di più”. La cronaca di quel giorno è stata raccontata dalla Gazzetta di Reggio, e il salvataggio del 52enne ha fatto il giro della provincia e del suo paese di origine. Tanti i complimenti, ma anche qualche battuta col sorriso: “Se era dei nostri era meglio”, “Potevi lasciarlo là”.

Qualcuno però è andato oltre, arrivando perfino agli insulti con quella lettera anonima inviata pochi giorni fa. “Credo che si tratti di qualcuno che mi conosce – aggiunge Maghenzani – ma devo dire che non mi interessa sapere chi è. Non credo di avere fatto un gesto eroico, penso che chiunque di fronte a una persona che sta male, dovrebbe cercare di mettersi a disposizione. Io l’ho fatto questa volta. Se ricapitasse lo rifarei, ma scapperei subito dopo. Non mi piace la ribalta – conclude amaro – e tutto quello che sta succedendo su questa vicenda non ha senso”.