Impegno “affinché vinca il sì” al referendum costituzionale, perché sarebbe “una buona precondizione per costruire una politica economica intelligente per il Paese”. E a questo si aggiunge l’invito al governo a fare “scelte selettive” per la prossima legge di stabilità, che riguardino produttività e investimenti privati. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intervenendo al Meeting di Rimini, si schiera a favore della riforma voluta da Matteo Renzi “perché – spiega – riteniamo che la governabilità e la stabilità siano la precondizione per una politica economica di lungo termine”.

Prioritario per Boccia “rimuovere le criticità del Titolo V e di rimuovere le conflittualità tra Stato e Regioni“. Quindi, aggiunge, “noi siamo sempre più convinti per il sì e ci auguriamo, speriamo e combatteremo affinché vinca il sì”. Un sostegno “deliberato all’unanimità” dal consiglio generale, anche se specifica che “ovviamente lasciamo liberi i nostri imprenditori e le nostre associazioni” di operare “nelle modalità che ritengono più opportune”. Il sostegno alla riforma per Boccia rientra nella “nostra visione che è legata alla questione economica e non politica“, perché “la vittoria del sì è una buona precondizione per costruire una politica economica intelligente per il Paese”.

Una scelta determinata dalla necessità di un governo in grado di sviluppare politiche di lungo periodo, che Boccia spiega guardando alla prossima finanziaria. Vista la situazione economica italiana, dalla manovra il presidente di Confindustria si aspetta “scelte selettive” perché “con questo debito pubblico è evidente che non abbiamo grandi margini di manovra”. E precisa: “Dobbiamo essere corresponsabili, non possiamo chiedere la luna”.

Con la scelta di fare “operazioni selettive sulla produttività e sugli investimenti privati – prosegue – diamo una linea di politica economica che determina anche quale industria del futuro vogliamo definire”. E “da tempo” Confindustria sta “sottolineando a partire dall’assemblea pubblica l’idea di una politica dell’offerta che renda competitive le nostre imprese per incrociare le rotte di sviluppo nel mondo”. L’apparato industriale del Paese, sottolinea Boccia, è “importantissimo”: siamo secondi “in Europa dopo la Germania. Rafforzare le imprese italiane significa renderle competitive, riattivare il circolo virtuoso dell’economia, più investimenti, più occupazione, più domanda interna. Dobbiamo però partire dall’offerta e non dalla domanda – ha concluso -: questa è la nostra visione di politica economica che porremo all’attenzione del Paese”.

Parlando delle imprese italiane, per Boccia “la sfida è aprire i propri capitali, diventare meno impresa famigliare nel senso stretto, diventare meno patriarcali, e questo è una questione culturale e crescere senza debito in un mondo in cui non si guadagna più con i depositi, in un mondo in cui le banche non guadagnano più con i titoli di stato”. Bisogna quindi “creare un modello in cui si può investire attraverso elementi di governance e di qualità nelle imprese italiane” e “se l’obiettivo è consolidare i patrimoni delle nostre aziende, che vanno mediamente bene o benissimo”, e “crescere senza debito, la sfida non è costruire un mini bond in luogo di un debito perché agli occhi impresa è sempre debito“.