La Turchia laica in piazza contro il golpe. Dopo giorni in cui le strade erano state nelle mani dei sostenitori del presidente Recep Tayyip Erdogan, l’opposizione raduna decine di migliaia di persone a piazza Taksim, nel cuore di Istanbul. Una manifestazione “per la Repubblica e la democrazia”, spiega dal palco il leader del partito socialdemocratico Chp, Kemal Kilicdaroglu. Autorizzato dal governo, che ha anche inviato una delegazione, il raduno segna un inedito momento di unità nazionale contro il ‘nemico comune’ Fethullah Gulen, accusato da Ankara di essere dietro il colpo di stato fallito. Domani, in un ulteriore segnale di distensione, Erdogan vedrà il leader nazionalista Bahceli e lo stesso Kilicdaroglu, che ha accettato per la prima volta di entrare nella tanto vituperata residenza del presidente ad Ankara. Sul tavolo, le misure da prendere dopo il golpe.

Intanto continua la stretta attorno a Fetullah Gulen dopo il tentato colpo di Stato in Turchia. Le forze di sicurezza turche hanno arrestato nella provincia di Trebisonda, sul mar Nero, Halis Hanci, considerato il braccio destro dell’imam accusato da Ankara di essere dietro il fallito golpe. Secondo fonti citate da Hurriyet, Hanci è ritenuto responsabile del trasferimento di fondi a Gulen e sarebbe entrato in Turchia due giorni prima del tentativo di putsch. 

Sabato era stato arrestato anche il nipote dell’imam, Muhammet Sait Gulen. L’uomo è stato preso in custodia a Erzurum, nell’est del Paese. Si tratta del primo parente di Gulen fermato nel giro di vite imposto dal presidente turco dopo il fallito golpe militare. Nella stessa giornata il governo aveva chiuso circa 2mila enti tra scuole, università, sindacati e ospedali considerati vicini a Gulen.

L’organismo turco per la supervisione degli istituti bancari (Bddk) ha revocato la licenza all’istituto di credito Bank Asya per presunti legami con l’imam. Lo ha reso noto lo stesso istituto con un comunicato. Bank Asya era già stata commissariata lo scorso anno e posta sotto il controllo del Fondo statale di garanzia dei depositi (Tmsf).

Continua anche la riorganizzazione degli apparati statali. Sabato il premier Binali Yildirim aveva annunciato che la Guardia presidenziale sarà abolita, dopo che alcuni membri sono stati ritenuti coinvolti nel fallito golpe: almeno 283 i componenti arrestati, mentre venerdì erano stati emessi mandati di arresto per altri 300 suoi membri.

Lo stesso Yildirim ha annunciato che le forze armate passeranno sotto il controllo della presidenza, cessando così di essere sotto quello del ministero della Difesa. “Lo Stato maggiore delle forze armate – ha detto il premier all’emittente ATV-A Haber – non dipenderà più dal ministero della Difesa. Quando sarà in vigore il sistema presidenziale, sarà subordinato alla presidenza”. Senza fornire stime sui tempi, Yildirim ha quindi dato per certo il passaggio al sistema presidenziale, in cui il capo di Stato abbia tutto il potere esecutivo così come da tempo vuole il presidente, Recep Tayyp Erdogan.

E dopo aver sospeso finora oltre 21mila docenti di scuole pubbliche e revocato la licenza di insegnamento ad altrettanti professori di scuole private, la Turchia assumerà oltre 20mila nuovi insegnanti. Lo ha annunciato il ministro dell’Educazione, Ismet Yilmaz.

Il prsidente Erdogan, intanto, ha aggiornato la conta degli arresti, saliti a quota 13.165. Tra queste, 5.863 sono quelle di cui il fermo è stato già convalidato. Si tratta di 8.838 militari (tra cui 123 generali e ammiragli), 2.101 magistrati, 1.485 poliziotti, 52 autorità amministrative e 689 civili. Riepilogando le cifre degli enti “confiscati dallo Stato”, le autorità hanno chiuso 934 scuole, 15 università, 109 dormitori studenteschi, 19 sindacati, 104 fondazioni, 1.125 associazioni e 35 strutture sanitarie.