La banca centrale che promette “liquidità illimitata” agli istituti. E il vice primo ministro Mehmet Simsek che garantisce agli investitori di aver predisposto “tutte le misure necessarie” per mantenere la tranquillità alla riapertura dei mercati. Dopo il tentato colpo di Stato di venerdì notte, e mentre nel Paese vanno in scena arresti ed epurazioni contro gli oppositori del presidente Recep Tayyip Erdogan, le autorità tentano di calmare le acque almeno sul fronte finanziario. Preoccupano le probabili ripercussioni sulla borsa di Istanbul e il rischio di una fuga dei capitali che sarebbe esiziale per un Paese alle prese con uno dei deficit di partite correnti più alto tra i membri del G20. La lira turca, sabato, è crollata ai minimi da otto anni sul dollaro e gli analisti sono convinti che la Turchia sperimenterà un aumento dell’inflazione e dei premi al rischio richiesti dagli investitori per acquistare azioni delle aziende locali.

Banca centrale verso misure espansive – La Banca centrale della Turchia, dopo una riunione di emergenza, ha garantito che fornirà liquidità illimitata alle banche per mantenere efficace il funzionamento dei mercati finanziari e eliminerà i limiti ai depositi di moneta straniera che le istituzioni creditizie possono utilizzare come collaterale. Simsek per parte sua ha sostenuto attraverso il suo profilo Twitter che dopo il fallito golpe “la stabilità politica è rafforzata” e i fondamentali macroeconomici sono solidi. “Abbiamo deciso tutte le misure necessarie. Siamo al comando. Non c’è bisogno di preoccuparsi”, ha twittato l’economista, fino all’anno scorso ministro delle Finanze, senza specificare quali siano le misure ma spiegando che l’esecutivo ha consultato banca centrale e il Tesoro. Gli analisti fanno notare che ora, alla luce della nuova stretta impressa dal presidente, il nuovo governatore dell’istituto centrale Murat Cetinkaya rischia di veder minata la propria indipendenza e di essere sollecitato dal governo a tagliare i tassi e intraprendere politiche espansive per spingere l’economia e ridurre le pressioni sulla lira.

L’epurazione dei consiglieri economici e il calo degli investimenti stranieri – L’agenzia Bloomberg nota che la deriva autoritaria di Erdogan stava però già preoccupando gli investitori e suscitando dubbi sulle prospettive di crescita del Paese prima del tentato colpo di Stato: il presidente ha destituito uno dopo l’altro tutti i principali consiglieri economici, suscitando i timori di errori nelle politiche e innescando un’inversione di tendenza sul fronte degli investimenti stranieri. Nei primi cinque mesi di quest’anno gli investimenti diretti netti sono ammontati a solo 2,3 miliardi (-50% rispetto allo stesso periodo del 2015) sui 15,8 miliardi di dollari complessivamente portati in Turchia da stranieri. Il resto è costituito da acquisti azionari e prestiti a banche e imprese. Questi flussi ora “sono destinati a invertirsi, causando inevitabile stress sul mercato”, ha scritto agli investitori, secondo l’agenzia, il direttore operativo di CrossBorder Capital Michael Howell. “E’ probabile che assisteremo alla fuga di capitali dal Paese in seguito all’instabilità politica che crea rischi addizionali malvisti dagli investitori”, ha confermato Brian Jacobsen, capo delle strategie di portafoglio di Wells Fargo.

Crescita a rischio – In media la Turchia è cresciuta del 2,6% l’anno dal 2009 a oggi, mentre nei sei anni precedenti la crisi finanziaria il ritmo si attestava intorno al 6% annuo. Il pil pro capite rispetto al 2000 è quadruplicato, da 2.500 a 10mila dollari. L’Akp di Erdogan è al potere dal 2002. Ora però il Paese, che ha assunto un ruolo attivo nel conflitto siriano, combatte contro i ribelli curdi ed è ormai bersaglio di frequenti attentati, appare tutt’altro che stabile ed è difficile che continui ad attrarre abbastanza capitali per finanziare il proprio deficit e mantenere ritmi di crescita da Paese emergente.