Il timore di un terremoto annunciato e temuto da settimane, ma non per questo meno violento. La deputata M5s Roberta Lombardi ha lasciato il mini-direttorio romano che assiste la neosindaca Virginia Raggi. La rottura, rivelata dall’agenzia Adnkronos, è arrivata dopo giorni di tensioni con la prima cittadina e nonostante l’intervento di Beppe Grillo. L’interessata ha smentito che ci siano problemi di rapporti interni dicendo che “continuerà ad aiutare da fuori”, ma per qualche ora è stata concreta l’ipotesi di azzerare tutto il gruppo (è composto da l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo, il consigliere regionale Gianluca Perilli e la senatrice Paola Taverna) che da regolamento deve affiancare la prima cittadina nelle scelte complesse. Gli altri componenti del minidirettorio, però, hanno smentito l’ipotesi dello scioglimento. “Lo staff romano del comitato dei garanti è pronto proseguire con il massimo dell’entusiasmo il compito che ci è stato affidato dal movimento. Ringraziamo Roberta”. E anche la Raggi ha ringraziato la Lombardi “per l’apporto ed il sostegno dato finora”, certa che “continueremo a confrontarci, sempre, per il bene di Roma. Il M5S cambierà questa città e lo farà lavorando sodo, giorno dopo giorno”.

Alla luce delle evoluzioni delle scorse ore, si capisce anche meglio la visita a sorpresa di Beppe Grillo nella Capitale. La sindaca non ha nascosto i suoi disagi e il leader M5s se da una parte ha cercato di riportare la calma, dall’altra ha accettato l’indipendenza della Raggi. La spaccatura con la Lombardi è ormai nota a tutti da mesi, ma negli ultimi giorni è diventata evidente nello scontro sulla nomina del capo di gabinetto. Così oggi, quando è arrivato il passo indietro ufficiale, in tanti se lo aspettavano. La parlamentare ha replicato su Facebook dicendo che è una scelta per potersi dedicare all’organizzazione della terza edizione di Italia 5 stelle a settembre: “Mi spiace deludere chi sta parlando di liti, gelo o siluramenti rispetto al lavoro che tutti stiamo facendo su Roma. Non è così. Continuerò a dare una mano a Virginia ma dall’esterno sui temi che ho sempre seguito”.

Il post che avrebbe dovuto spegnere la polemica però non è sufficiente a placare la guerra tra bande. In contemporanea a Milano Davide Casaleggio ha visto i portavoce eletti alle scorse comunali con lo staff per spiegare la piattaforma Rousseau e coordinare la comunicazione a livello nazionale. L’affaire Roma è arrivato a sorpresa anche se i fedelissimi sapevano che il malumore covava da settimane ed è in programma, secondo indiscrezioni, un confronto ristretto su come muoversi nelle prossime ore.

Il gelo tra la Lombardi e la sindaca ha radici molto lontane. Il motivo che ha scatenato lo scontro è stata la scelta del capo di gabinetto: una delle prime decisioni della Raggi è stata quella di nominare il suo braccio destro Daniele Frongia e come vice il fedelissimo di Gianni Alemanno Raffaele Marra. Due scelte che è stata costretta a rimangiarsi dopo la resistenza dei compagni di movimento. Una delle accuse fondamentali era infatti che la Raggi avesse deciso di procedere senza consultarsi con il mini-direttorio. La sindaca ha quindi spostato Frongia nell’incarico di vicesindaco, ma al tempo stesso ha messo in discussione la nomina a capo di gabinetto del magistrato Daniela Morgante (vicina invece alla Lombardi) e al suo posto è andata Carla Raineri.

Di qui le dimissioni della Lombardi. Già tre settimane fa aveva minacciato di lasciare, nel pieno dell’impasse Frongia-Marra. Ma era stata convinta a desistere, anche per evitare che liti interne oscurassero una vittoria senza precedenti per il Movimento. La Lombardi, che con Perilli avrebbe mosso accuse alla Raggi durante una riunione di fuoco, ha accusato la sindaca di aver commesso anche un errore di coerenza, scegliendo una persona, in questo caso Frongia, che aveva corso alle elezioni per fare il consigliere e non il capo di gabinetto: non si lascia una poltrona per un’altra, questa l’attacco arrivato dallo staff per bocca di Lombardi. Da tempo la distanza tra le due donne è divenuta incolmabile, ma anche sul mini direttorio romano è calato un cono d’ombra, con rapporti sempre più sporadici e freddi con il Campidoglio.