La Consulta dà ragione ai precari, ma in qualche modo salva il governo. L’abuso di supplenze è incostituzionale, ma non ci saranno nuove assunzioni nella scuola. La riforma e il piano straordinario di stabilizzazioni hanno sanato l’irregolarità dello Stato italiano, che per anni ha rinnovato in maniera illegittima contratti a tempo determinato per coprire cattedre senza un docente di ruolo. Chi era iscritto nelle Graduatorie ad Esaurimento è finalmente stato assunto dopo anni di attesa. Per gli altri, via libera ai risarcimenti: la Legge 107 ha stanziato apposta un fondo ad hoc. La partita è chiusa, insomma. Ma è proprio qui che potrebbero sorgere altri problemi per il Ministero: dopo l’ultimo parere della Corte costituzionale fioccheranno gli indennizzi. Poche mensilità a testa, che però moltiplicate per le migliaia di docenti che potrebbero averne diritto, rischiano di rappresentare un salasso per le casse del governo. I (pochi) soldi messi da parte potrebbero non bastare.

Si tratta dell’ultimo passo giudiziario dell’annosa vicenda del ricorso dei precari della scuola alla Corte Europea, culminata nell’ormai celebre “sentenza Mascolo” del novembre 2014 che condannava lo Stato italiano per l’abuso di supplenze oltre il limite dei 36 mesi. Da allora la Consulta era chiamata a recepire nell’ordinamento nazionale il parere comunitario. Ieri è arrivata la decisioni dei giudici, abbastanza salomonica, tutto sommato scontata (perché era impossibile disconoscere il pronunciamento europeo): sì, anche la Consulta “ha stabilito l’illegittimità della normativa che disciplina le supplenze, nella parte in cui autorizza, in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili”. Ovvero: reiterare in maniera sistematica le supplenze, senza un reale motivo di sostituzione ma solo per esigenze di risparmio come è stato fatto per anni in Italia, è incostituzionale. Per questo chi ha subito l’abuso ha diritto ad essere in qualche modo risarcito.

Qui la Corte europea aveva indicato due strade possibili: stabilizzazione o indennizzo economico. Per la Consulta la questione è già risolta: “La pronuncia di illegittimità – si legge nel comunicato – è stata limitata poiché l’illecito comunitario è stato cancellato: difatti, per quanto riguarda il personale docente la normativa sulla ‘Buona scuola’ prevede la misura riparatoria del piano straordinario di assunzioni, mentre per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario prevede, in mancanza di analoga procedura, il risarcimento del danno”. La riforma, insomma, avrebbe già sanato l’abuso per quel che riguarda gli insegnanti, e previsto le risorse necessarie a indennizzare gli Ata.

In realtà non tutte le pendenze sono state risolte: come noto, il piano straordinario ha stabilizzato solo gli iscritti nelle vecchie Graduatorie ad Esaurimento (GaE), non gli altri precari che pure nel corso degli anni hanno svolto più d’una supplenza. Chi si aspettava dalla Consulta una spinta verso una nuova infornata di assunzioni, forse, è rimasto deluso. Ma dalla sentenza arriva il via libero definitivo per tutti i risarcimenti, indicati come via da percorrere. Per gli Ata (esclusi in blocco dalla “Buona scuola”) ma anche per i precari che hanno fatto ricorso. “Adesso fioccheranno i rimborsi”, commenta Marcello Pacifico, segretario del sindacato Anief che aveva avviato il procedimento alla Corte Europea. “Ci sarà qualche giudice che rifacendosi alla normativa comunitaria ordinerà l’assunzione. Ma nella maggior parte dei casi i tribunali del lavoro che attendevano il parere della Consulta autorizzeranno gli indennizzi”. Parliamo di cifre contenute: “Dalle 2 alle 12 mensilità, secondo il pronunciamento della Cassazione”. Da moltiplicare, però, per migliaia e migliaia di ricorsi: “Ci sono tutti i collaboratori, e anche tanti docenti. Il Ministero sbaglia se crede di essersela cavata con l’assunzione degli iscritti in GaE: basterà dimostrare di aver svolto più di 36 mesi di supplenza su una cattedra senza un vero titolare per avere diritto ad un assegno”. Per far fronte alla sentenza della Corte Europea, la Legge 107 aveva anche istituito un fondo ad hoc di 10 milioni di euro all’anno: “Ma solo in Piemonte nell’ultimo anno i giudici hanno ordinato risarcimenti per oltre un milione di euro. E il grosso deve ancora arrivare”, conclude Pacifico. “Quei soldi non basteranno: il governo dovrà trovarne presto degli altri”.

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