Albano Olivetti, francese sconosciuto ai più, è l’altra favola senza lieto fine di Wimbledon 2016. I giornali e tutto il pubblico dell’All England Club hanno celebrato il miracolo di Marcus Willis, maestro di tennis che ha coronato il sogno di una vita di giocare sul centrale contro Roger Federer. Ma in tabellone quest’anno c’era anche un altro giocatore con la classifica addirittura peggiore della sua: Olivetti, 24 anni e numero 793 del mondo, approdato al primo turno dalle qualificazioni. Un record per i Championships negli Anni Duemila: era dal 1998 che un tennista posizionato così in basso nel ranking Atp (allora fu Mark Kowles, n. 1122) non riusciva a entrare nel main-draw. Ma la sua è molto più che una curiosità statistica: è una storia di rinascita.

I percorsi di Willis e Olivetti, i due carneadi di questo Wimbledon, non potrebbero essere più diversi. Il primo è un semi-professionista che non è mai riuscito a sfondare, e per sopravvivere alternava lezioni a tornei su campi di periferia, prima di questo exploit probabilmente irripetibile. Olivetti no. Lui è (o meglio era) giocatore vero: dopo il croato Ivo Karlovic, lo statunitense John Isner o l’australiano Sam Groth, è forse uno dei migliori servizi dell’intero circuito mondiale. Dall’alto dei suoi 203 centimetri, infatti, è capace di battere a velocità spaventose: appena 20enne era diventato famoso all’improvviso per avere tirato un servizio a 257 chilometri orari durante il Challenger di Bergamo. Un colpo devastante, accanto a cui ha lavorato a lungo per costruire una mobilità ed un rovescio accettabili. Con risultati discreti: nel 2012 all’Atp di Marsiglia aveva battuto Mardy Fish, nel 2014 aveva fatto quarti a Montpellier superando Davydenko. Proprio in quel periodo aveva toccato il suo best ranking alla posizione 161. In Francia lo consideravano una promessa per il futuro, specie sulle superfici veloci. Poi è scomparso dalla circolazione.

Prima un fastidioso infortunio al gomito, poi un brutto incidente auto, anche l’operazione per ernia cervicale: il gigante di Haguenau, comune alsaziano alle porte di Strasburgo, ha passato mesi con la parte superiore del corpo praticamente immobilizzata, ha abbandonato la racchetta, ha rischiato di diventare un ex. Poi la faticosa ripresa: settimane di lenta riabilitazione, i primi allenamenti. E nel 2016 la rinascita: ha esordito a gennaio in un piccolo torneo di Schwieberdingen (sperduto paesino tedesco) con un successo, ha ricominciato a vincere e a sfornare ace. Fino ad arrivare nel tabellone principale di Wimbledon, dopo aver vinto le qualificazioni. A differenza di Willis, che al debutto ha incredibilmente battuto il lituano Berankis, la sua favola non ha avuto lieto fine: ha perso al primo turno contro il qualificato Matthew Barton, 14-12 al quinto set dopo una maratona di oltre 4 ore. Una beffa. Ma in fondo il vero lieto fine è già essere tornati al tennis che conta. In fondo a 24 anni Albano Olivetti non è più una promessa, ma può ancora essere un giocatore.

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