Con l’esito referendario della Gran Bretagna, festeggiano coloro che da anni denunciano come un progetto lodevole di Europa, fatto di fratellanza tra popoli, fosse diventato solo una bella maschera al di sotto della quale si celava il fascismo finanziario che domina i nostri tempi. Denunciare questo inganno ha significato subire i peggiori appellativi dai tanti che non avevano, e non hanno, quella capacità di visione e quell’onestà intellettuale di comprendere la differenza tra Europa, Unione Europea ed Euro. Ma il vero dramma è che a festeggiare non sono solo coloro che denunciavano come l’Europa fosse diventata un grande lager economico, ma che tuttavia anelavano a un’idea aperta e solidale tra i popoli. A festeggiare, infatti, sono anche coloro che hanno una visione provinciale, chiusa verso l’altro, soprattutto se è diverso e povero.

Oggi a giubilare sono anche personaggi come Salvini e Le Pen, e i primi responsabili di ciò sono economisti e intellettuali di una sinistra venduta al mercato. Soldati inconsapevoli (ma non sempre) di un progetto militare che ha permesso all’economia di colonizzare la politica. I nostri tempi sono quelli dominati dall’economia e dal mercato, i partiti non svolgono più un ruolo politico ma sono comitati a servizio delle élite economiche finanziare. In Gran Bretagna hanno detto no a un’idea di Europa che nell’Euro trova massima espressione. Un unione monetaria in cui vige la legge del più forte sul più debole e dove la Bce non è una banca pubblica ma un insieme di banche private coordinate da un grumo di burocrati senza alcun mandato elettorale. E l’Euro (che, ripeto ancora, non è l’Europa) è insostenibile.

E’ impossibile legare a un cambio fisso economie così divergenti; a pagarne le spese sono i paesi deboli (del mediterraneo) e ad avvantaggiarsene quelli del nord (Germania in testa). Occorre ricordare come le élite tedesche e francesi abbiano lucrato vendendo armi alla Grecia? Acquisti effettuati prestando loro capitali, sui quali i Greci hanno pagato tassi d’interesse da usura. Paesi come, oltre alla Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e il nostro, che in questi anni sono stati accusati anche di essere dei piigs ma, come spiegai in questo video che invito a vedere, i veri porci sono loro.

L’area Euro, per la sua intrinseca insostenibilità, è destinata a deflagrare e sarebbe auspicabile che si prendano provvedimenti in anticipo prima che ciò avvenga in maniera disorganizzata, una prospettiva che converrebbe nuovamente alla speculazione internazionale. Ma è da ingenui pensare che basti uscire dall’Euro o dall’Unione Europea. E’ una condizione necessaria ma non sufficiente. Euro e Ue sono solo espressioni del pensiero unico neoliberista che domina i nostri tempi. Londra resterà una delle piazze del mondo dove la finanza internazionale gozzoviglia generando bolle che poi, quando esplodono, vengono fatte pagare ai cittadini.

La vera sfida è vincere il neoliberismo, cioè quel sistema economico che ha innescato in molti una mentalità mercantilista, che ha generato immense diseguaglianze, che ha rubato agli Stati la sovranità monetaria e che ha permesso alla finanza di far muovere quantità di capitali decine di volte maggiori di quelli prodotti dall’economia reale. In altre parole, va sostituito l’intero paradigma economico di cui euro ed Ue sono espressione, con uno che, oltre a garantire la sostenibilità ambientale, assicuri i diritti fondamentali a tutti i cittadini. Diritti come la casa, il lavoro (o il reddito di cittadinanza), l’istruzione e la sanità. Al centro va posizionato l’uomo nelle sue diverse sfumature e non il denaro. Questa è la vera grande sfida da vincere.