“Il popolo britannico con un processo libero e democratico ha espresso la volontà di lasciare l’Unione europea. Siamo dispiaciuti, ma lo rispettiamo. Questa è una situazione senza precedenti, ma siamo uniti nella nostra risposta“. A poche ore dall’esito del referendum sulla Brexit, che ha determinato l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il presidente di turno, il premier olandese Mark Rutte spiegano di rispettare l’esito della consultazione, ma sono allo stesso tempo netti: l’uscita effettiva inizia fin da ora.

Primo passo: “non entrerà in vigore e cessa di esistere” l’accordo raggiunto dal premier David Cameron con la Ue nel vertice del 19 febbraio scorso con le concessioni per lo ‘statuto speciale’. “Ogni ritardo” nel negoziato con la Gran Bretagna “prolungherebbe l’incertezza senza necessità” quindi, proseguono, “ci aspettiamo che il governo del Regno Unito dia effetto alla decisione del popolo britannico al più presto possibile, per quanto doloroso il processo potrà essere il processo”. Tusk ha quindi proposto un “incontro informale dei 27 a margine del Consiglio Europeo (del 28-29 giugno, ndr)” per parlare di “tutte le procedure per l’uscita del Regno Unito dall’Ue sono chiarite dai trattati. E – ha aggiunto – ho anche proposto ai leader di iniziare riflessioni più ampie sul futuro dell’Ue“.

Se l’Europa esprime preoccupazione, i pro-Brexit non vedono né il profondo rosso delle borse né ostacoli nel percorso di uscita da Bruxelles. “Ci siamo ripresi il Paese, questa è una vittoria della gente vera, della gente normale, della gente dignitosa” ha detto Nigel Farage, leader del Partito indipendentista Ukip. La sua prossima mossa è già sul tavolo: “Dimissioni immediate di David Cameron“. Che, di fatto, arrivano in mattinata. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avverte di un possibile “effetto domino” e della necessità di una nuova leadership in Europa, e tra i 27 Paesi dell’Unione c’è chi vuole replicare la consultazione britannica. In particolare Francia e Olanda, che propongono rispettivamente Frexit e Nexit (da Netherlands). Dall’altra parte dell’Atlantico, la Fed annuncia eventuali conseguenze per l’economia americana e si dichiara “pronta a fornire liquidità e a fronteggiare possibili effetti avversi”. Parla anche il presidente Usa Obama, che nel comunicato diffuso dalla Casa Bianca sottolinea che “il Regno Unito e l’Unione Europea resteranno partner indispensabili degli Stati Uniti anche mentre inizieranno a negoziare il loro rapporto per garantire continuità alla stabilità, sicurezza e prosperità per l’Europa, per la Gran Bretagna, il Nord Irlanda e il mondo”.

Il fronte pro-Brexit da Marine Le Pen a Matteo Salvini – Capofila degli entusiasti del risultato la leader del Front national francese, Marine Le Pen, secondo cui si apre ora uno scenario inedito. “Vittoria della libertà!”, twitta. “E’ una giornata storica, adesso la realtà si è imposta: uscire dall’Unione europea è possibile”. E annuncia che, in caso di vittoria alle presidenziali del 2017, entro sei mesi chiederà di indire un referendum per la Frexit, ovvero l’uscita della Francia dall’Unione europea. “Lo chiedo dal 2013 – ha annunciato nel suo quartier generale a Nanterre – è una consultazione per recuperare le quattro sovranità principali della Francia, territoriale, legislativa, monetaria, economica”. La Le Pen ricorda che sono previsti “6 mesi di negoziati con la Ue” prima di tenere il referendum, poi i francesi “potranno scegliere questa strada che restituirà loro la libertà”.

Esulta anche sua nipote, nuova star del partito, Marion Le Pen: “Vittoria. Dalla Brexit alla Frexit: è ormai ora di importare la democrazia nel nostro paese. I francesi devono avere il diritto di scegliere!”. Esulta per “il coraggio dei liberi cittadini” il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che su Twitter scrive: “Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit”. Sulla stessa scia di Salvini è Geert Wilders, leader degli euroscettici olandesi, che prefigura una Nexit dopo la Brexit: “Hurrah per i britannici. Ora è il nostro turno. E’ tempo per un referendum olandese”. “Tempo maturo per una nuova Europa” anche per la leader del partito nazional-populista ed anti-Ue tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd), Frauke Petry, secondo cui “l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è un segnale al Politburo di Bruxelles e ai suoi burocratici sostenitori. Se l’Europa non abbandona finalmente l’errato esperimento para-socialista di approfondimento dell’integrazione politica – prosegue Petry – altri popoli europei riconquisteranno la propria sovranità sull’esempio inglese”. Felice dell’esito referendario anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump. “E’ una grande notizia” che i britannici si siano “ripresi il loro paese”, ha detto dalla località scozzese di Ayrshire, dove è andato per inaugurare il suo esclusivo resort e golf club ‘Trump Turnberry’.

La preoccupazione di Bruxelles. Tusk: “Non cediamo a reazioni isteriche” – Se il fronte pro Brexit esulta, dalle istituzioni europee emergono solo preoccupazione e delusione per il risultato del referendum. Germania e Francia già sabato 25 giugno presentano a Berlino, nell’incontro tra i sei ministri degli Esteri dei Paesi fondatori della Ue dopo il sì alla Brexit, un documento comune, già pronto, sul futuro della Ue. “L’Europa ha bisogno di un orientamento, e Germania e Francia in questo momento hanno una speciale responsabilità”, rileva il capo della diplomazia tedesca. Da Bruxelles il presidente del parlamento europeo, il socialista Martin Schulz si dice “deluso e triste” per la “brutta notizia” dell’esito del referendum e guarda al “subbuglio dei mercati sulla valuta britannica”, aggiungendo che “i messaggi di insoddisfazione” che provengono dalla Gran Bretagna “si verificano anche in altri Paesi”. “Ora prevedo che il governo britannico prenda sul serio la volontà degli elettori e che si comincia a negoziare l’uscita in base all’art. 50 del Trattato“, ha sottolineato Schulz, che ha concluso: “Per 40 anni la relazione tra la Gran Bretagna e l’Ue è stata ambigua, ora è chiara. La volontà degli elettori deve essere rispettata. Ora c’è bisogno di un negoziato chiaro e veloce per l’uscita. Dobbiamo rispettare la volontà sovrana del Regno Unito. E’ un Paese che ha sempre oscillato e adesso hanno deciso per l’uscita. Escono dal mercato unico più grande del mondo. Basta pensare alla quotazione della sterlina, che ha raggiunto i minimi storici. Si prevedono periodi difficili“.

Parla invece di “momento drammatico” il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, che ha sottolineato che l’Unione europea “è determinata a mantenere l’unità a 27”, invitando a non cedere a “reazioni isteriche“. Perché l’Ue “è preparata anche per questo scenario negativo” e “tutte le procedure per il ritiro del Regno Unito dalla Ue sono chiare e scritte nei Trattati“. E’ netto, però, sull’impossibilità di una rinegoziazione dopo la vittoria del ‘Leave’ il leader del Ppe all’Europarlamento, il tedesco Manfred Weber. “Rispettiamo e deploriamo la decisione degli elettori britannici” che “provoca un danno maggiore a entrambe le parti, ma in prima battuta alla Gran Bretagna“, per questo “non ci può essere nessun trattamento speciale per il Regno Unito” e quindi “i negoziati di uscita devono concludersi entro due anni“. E sollecita un “momento di riflessione” per l’Europa che “vogliamo migliore e più intelligente”. Intanto in giornata sono previsti incontri e vertici fra i vari organi istituzionali per mettere a punto la prima risposta ufficiale da dare alla Brexit e a Lussemburgo, per il primo pomeriggio, è poi prevista la riunione del Consiglio affari generali.

Germania: “Brutto giorno per l’Europa” – Dello stesso tono, tra la preoccupazione e lo stupore, le reazioni che arrivano dai 27 Paesi Ue. “Maledizione, un brutto giorno per l’Europa“, ha detto il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha definito “le notizie dalla Gran Bretagna davvero deludenti”. In Germania Angela Merkel ha invitato i partiti e i capigruppo parlamentari del Bundestag a un confronto sulla vittoria della Brexit nel referendum britannico. E dal Belgio il premier belga Charles Michel invita gli omologhi Ue a convocare al più presto un ‘conclave’ senza il Regno Unito. Il presidente francese Francois Hollande parla di “scelta dolorosa che deploro profondamente per la Gran Bretagna e per l’Unione europea”. Ma, aggiunge, “è la loro scelta, dobbiamo rispettarla, e trarne tutte le conseguenze. La Gran Bretagna non farà più parte dell’Ue”. Stessa posizione espressa anche da Matteo Renzi. “Il popolo britannico ha scelto, noi rispettiamo la decisione. Ora si volta pagina”. ma pur riconoscendo che “l’Europa è la nostra casa, la casa nostra e dei nostri figli e nipoti”, è “convinto” che “la casa vada ristrutturata, forse rinfrescata ma è la casa del nostro domani”. Intanto la direzione del Pd, prevista per questo pomeriggio, è stata rinviata probabilmente a venerdì della prossima settimana. La decisione, si apprende da fonti del partito, è collegata all’esito del referendum sulla Brexit.

Putin: “Conseguenze per il mondo e per la Russia”. Turchia: “Brexit negativa” – Da Mosca, Vladimir Putin dichiara che “il risultato del referendum in Gran Bretagna avrà senz’altro conseguenze per il mondo e per la Russia“, ma contesta Cameron, secondo cui la Brexit avrebbe fatto “felice” il presidente russo. Si tratta di un “tentativo scorretto di influenzare l’opinione pubblica” e “manifestazione di un basso livello di cultura politica”, ha detto il capo del Cremlino, assicurando che “la Russia non ha mai interferito, non sta interferendo e non interferirà nella scelta della Gran Bretagna“. Ankara invece punta il dito contro l’Unione europea, che non è riuscita a risolvere problemi interni che hanno creato insoddisfazione tra i cittadini. A parlare è il ministro turco degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che ha ribadito che la Turchia “ha interesse nell’adesione all’Ue” ed è pronta a “soddisfare i criteri tecnici” necessari, ma senza “doppi standard” e senza ostacoli politici. Dal canto suo, il ministro turco per Affari Ue, Omer Celik, ha invece affermato che la Brexit è “negativa per l’Europa“. “L’isolazionismo – ha detto – può distruggere i valori europei. La Turchia ha lavorato con l‘Ue per affrontare la crisi dei rifugiati, una delle sfide più grandi con cui si confronta oggi l’Europa. Quello di cui l’Europa ha bisogno è un nuovo inizio, che includa e aggiorni i meccanismi esistenti. Rispettiamo la decisione del popolo britannico, ma è una decisione negativa per l’Europa”.