Complottismo? Direi di no. Ma seguire gli insegnamenti di un grande uomo politico italiano, a me personalmente mai particolarmente affine, ma che aveva un cervello pari a quelli di una buona metà degli attuali parlamentari messi insieme. Giulio Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina. E lui era uno che la sapeva lunga.

Applicando il noto aforisma andreottiano alla strage di Orlando, notiamo che l’assassino, una sorta di Breivik musulmano, capace di ammazzare cinquanta persone e ferirne cinquantatrè da solo, era noto alla leggendaria Fbi, mito di ogni filoamericano che si rispetti, come simpatizzante dell’Isis. Ciò nonostante questo signore, nato, cresciuto e pasciuto negli States, lavorava come guardia giurata ed aveva accesso ad armi di ogni tipo e calibro. Come prevenzione del terrorismo non c’è male, roba da fare invidia ai poliziotti belgi agli ordini (poveretti loro che sicuramente ne farebbero volentieri a meno) di Jambon. Sarò un bieco complottista, ma tutte queste porte aperte ai terroristi non mi convincono.

Del resto non è la prima volta che gli efficientissimi Stati Uniti si fanno fottere allegramente da qualche terrorista, di passaggio o allevato in casa, come questo criminale di Orlando. Basti pensare che i dirottatori dell’11 settembre avevano regolarmente svolto le loro lezioni di volo senza che a nessuno passasse per la testa di chiedere loro perché volevano imparare a pilotare un aereo proveniendo da un Paese come l’Arabia Saudita. Ma si sa, in un Paese liberale la privacy va rispettata, specie se c’è chi paga in contanti e bene per non farsi fare domande imbarazzanti.

Se poi il rozzo complottista contestualizza un minimo l’accaduto si rende conto, ma guarda, che siamo prossimi ad elezioni che vedranno da una parte la rappresentante dei poteri forti Hilary Clinton, forse auspicabilmente rafforzata e corretta da un’iniezione di sinistra sotto forma di Warren-Sanders (ma purtroppo sappiamo bene noi italiano come vadano a finire certi tentativi di condizionare da sinistra i poteri forti) e dall’altro un figuro come Trump, che sull’odio contro i musulmani e contro molti altri, oltre che sull’inevitabile frustrazione dell’americano medio di fronte a crisi e ingiustizie sociali, ha costruito le sue fortune elettorali.

Che poi Trump sia egli stesso un omofobo passa ovviamente in secondo piano e in quell’instabile e spesso poco raccomandabile teatrino che è la politica statunitense alcuni attivisti gay, proprio per effetto della strage, dichiarano che lo voteranno. Ma quel che più conta è l’effetto sull’opinione pubblica, portata a reagire in modo meccanico dando consenso a chi, almeno a parole, promette la reazione più dura.

Per spiegarmi meglio e affrontare anticipatamente qualche obiezione, non è che io ritenga ovviamente che Trump abbia chiamato al-Baghdadi e gli abbia chiesto di compiere una strage per migliorare di qualche punto le proprie prestazioni elettorali. Tanto più che sono convinto che Obama abbia ragione, quando parla di fenomeno essenzialmente interno (salvo il franchising a posteriori che chiunque può attivare rivendicando qualsiasi crimine).

E però ci troviamo di fronte all’ennesima conferma della convergenza di fondo tra i fautori dello scontro di civiltà. Il tutto in un contesto, come quello degli Stati Uniti, drammaticamente segnato dalla violenza crescente di fronte alla crisi che in ultima analisi diventa crisi anche e soprattutto della coesistenza umana. Come dimostrato dall’altro orrendo episodio avvenuto in contemporanea con la strage, l’uccisione della star di You Tube avvenuta anch’essa in Florida in questi giorni.

Che tutto ciò avvenga negli Stati Uniti, un Paese dove, per vari motivi son in crescita le persone in preda a forme di alienazione mentale e non da oggi, e non da oggi si vendano armi da guerra a chiunque, non è certo casuale. In questo contesto malato i fondamentalismi di ogni tipo, da quello del fanatico Trump che se la piglia con musulmani, gay, donne, immigrati ed altre categorie deboli a quello del fanatico musulmano che massacra i gay, prosperano allegramente e si rafforzano a vicenda. Un modello certamente non da seguire, anzi direi da evitare con cura. Eppure tuttora il modello più forte in Occidente, da cui liberarsi al più presto insieme ai suoi fautori locali, i quali tendono a chiamarsi Matteo (Renzi o Salvini).

Un pezzo disturbato in varie sfere ha ucciso cinquanta persone innocenti che volevano solo divertirsi a modo loro. Sembrerebbe solo un episodio di cronaca nerissima, ma costituisce invece l’indice estremamente preoccupante di una forte acutizzazione della distruttiva dialettica fra i fondamentalismi nel contesto della crisi finale del capitalismo occidentale.