La mass shooting peggiore della storia degli States è opera di Omar Seddique Mateen, cittadino americano figlio di rifugiati afghani, e sarebbe di matrice jihadista. Nato a New York nel 1986 e residente della città Port St.Lucie, in Florida, è anche iscritto al Partito democratico e iscritto nella lista nera dei simpatizzanti dell’Isis dall’Fbi, che indagò su di lui due volte, per possibili legami con il terrorismo. “Le indagini, però, non proseguirono”,  ha detto in una conferenza stampa Ronald Hopper, un agente speciale dell’Fbi. Mateen fu interrogato due volte nel 2013 e nel 2014. È lui il killer della strage del Pulse locale gay di Orlando fra i più frequentati di tutta lo Stato, dove è entrato alle due di notte (otto in Italia) e ha ucciso 50 persone, ferendone 53. Nella serata del giorno successivo all’attacco è arrivata la rivendicazione dell’Isis: “È uno dei nostri”, hanno fatto sapere attraverso Amaq, l’agenzia di stampa del Califfato. “L’attacco è stato effettuato da un combattente dell’Isis”, si legge nel messaggio rilasciato all’agenzia di stampa. Non è chiaro, tuttavia, che contributo in termini di pianificazione e organizzazione abbia avuto il Daesh nell’attacco, sferrato con armi da fuoco acquistate legalmente negli ultimi giorni, a quanto si apprende: una pistola e un fucile. Lo riferisce la polizia di Orlando che cita l’Atf (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives).

Secondo il Washington Post Seddique Mateen, padre del killer, supporterebbe i talebani afghani. Decine di video sono pubblicati su un canale di Youtube sotto il nome di Seddique Mateen: in uno di questi, l’uomo “esprime gratitudine ai talebani afghani”, che chiama “i nostri fratelli guerrieri” denunciando invece il governo pakistano.

“Questo è un giorno straziante, i nostri cuori sono spezzati oggi”, ha detto il presidente Usa, Barack Obama, in una brevissima conferenza stampa. Un attacco a qualsiasi americano è un “attacco a tutti gli americani”. Obama ha subito sottolineato il problema delle disponibilità di armi negli Stati Uniti, la battaglia che non è riuscito a portare fino in fondo, e ha ribadito che gli Stati Uniti non si arrenderanno all’odio e al terrorismo, che “non ci cambierà”. Il candidato repubblicano Donald Trump, è arrivato a chiedere le dimissioni del presidente, colpevole di essere troppo “politically correct”. Obama, afferma Trump, non ha usato le parole “Islam radicale” nella dichiarazione. “I nostri leader sono deboli, ho detto che sarebbe successo, e può solo peggiorare. Sto cercando di salvare vite e prevenire il prossimo attacco terroristico. Non possiamo permetterci di essere più politicamente corretto”.

I contorni del massacro, però, sono ancora da chiarire.Per la polizia si tratta di “un atto terroristico” e l’Fbi – che non conferma l’ipotesi degli agenti – indaga sulla pista dell’estremismo islamico. Stessa posizione del governatore dello stato Usa Rick Scott: “E’ certamente un atto di terrorismo”. A conferma del movente terroristico, secondo quanto riferito da Nbc News, il killer ha telefonato al 911 dicendo all’operatore di voler giurare fedeltà al leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi. Poi ha compiuto il massacro. Ma per il padre all’origine della tragedia ci sarebbe stato un bacio tra due omosessuali. “Il movente religioso non c’entra nulla – ha detto Mir Seddique – ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato. Siamo scioccati come il resto dell’America”. Quel che è certo è che si tratta della più grande strage di massa nella storia degli Stati Uniti, primato fino a oggi detenuto dal massacro del 2007 al Virginia Polytechnic Institute in cui sono morte 32 persone.

Il killer è entrato nel locale con un fucile d’assalto AR15, come quello usato dal killer Adam Lanza, autore della carneficina alla scuola elementare Sandy Hook di Newtown con 26 morti, e dai terroristi dell’attentato a San Bernardino, in California, dove morirono 14 persone. Il 29enne aveva con sé anche una pistola e un ordigno che è stato poi fatto brillare dalla polizia. Prima di iniziare a sparare all’impazzata all’interno del Pulse, Mateen ha avuto uno scontro a fuoco con un agente fuori dalla discoteca. Poi si è barricato dentro al club, dove c’erano almeno cento persone, e ha tenuto in ostaggio chi non è riuscito a fuggire. Dopo alcune ore la polizia lo ha colpito e ucciso, mentre le ambulanze continuavano a portare fuori dal locale i feriti, caricati anche sulle auto della polizia perché i mezzi di soccorso non erano abbastanza. I morti, invece, sono rimasti dentro alla discoteca. Oltre a un “atto terroristico”, quello di Mateen è connotato anche come hate crime (crimine d’odio), perché che il target scelto è un luogo frequentato da omosessuali.

Rita Katz, direttrice del Site –  il sito di monitoraggio delle attività di estremismo islamico in Rete – scrive che i jihadisti stanno celebrando sul web la sparatoria di Orlando come “il miglior regalo per il Ramadan“. “Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso”, scrivono. Tuttavia, riferisce la stessa Katz, non ci sono al momento rivendicazioni della strage. Eppure, secondo il Daily Beast che cita fonti di polizia, l’uomo “divenne di interesse delle autorità nel 2013 e poi nuovamente nel 2014. Ad un certo punto, l’Fbi aprì anche un’inchiesta su di lui, ma poi chiuse la pratica quando non comparve nulla che suggerisse il proseguimento delle indagini”. Per Adam Schiff, senatore membro della commissione Intelligence, “l’assassino avrebbe inneggiato allo Stato islamico e pregato in “lingua straniera” durante la presa degli ostaggi al locale notturno”. Ha parlato anche l’ex moglie del puri omicida sostenendo che Mateen fosse “violento e instabile”, ma anche di non avere mai avuto sensazione che potesse essere stato influenzato dall’Islam radicale.

Per i media americani e internazionali – che inizialmente parlavano di un ventenne  – potrebbe essere stato radicalizzato. Lavorava come guardia privata per la sicurezza in un carcere minorile, era stato sposato e aveva un figlio di tre anni. Viveva a Fort Pierce, il capoluogo della contea di St. Lucie. Secondo quanto riferisce il Daily Beast, la donna con la quale è stato sposato per un breve periodo era del New Jersey. Agenti dell’Fbi e della polizia locale stanno perquisendo la sua casa di Fort Pierce alla ricerca di esplosivo. Gli agenti hanno invitato i cittadini a segnalare qualsiasi attività sospetta e chiunque “faccia discorsi che possono essere finalizzati a danneggiare la comunità”. Una situazione che lascia sconvolti e in lacrime gli abitanti di Orlando intervistati dalle tv locali, e a seguito della quale la Florida ha dichiarato lo stato d’emergenza. L’amministrazione cittadina ha istituito un numero per fornire informazioni alle famiglie delle persone che si trovavano nel locale. Tanti anche gli appelli per donare il sangue. E sono state rafforzate le misure di sicurezza per il Gay Pride festival in programma oggi a Washington.

Non solo. Un uomo è stato arrestato a Santa Monica, in California, dopo essere stato trovato un arsenale nella sua auto, tra cui alcuni fucili d’assalto ed esplosivi, diretto al Gay Pride festival di Los Angeles. Lo riferisce il Los Angeles Times. Gli agenti sono intervenuti dopo una telefonata che li allertava. Giunti sul posto, hanno ispezionato l’auto trovando diverse armi da fuoco, molte munizioni e la tannerite, un esplosivo che può essere usato per fabbricare un ordigno. L’uomo ha poi detto che stava andando al Gay Pride.

“Ci ha preso, è qui con noi” – Tante delle vittime hanno provato a comunicare con l’esterno via social e sms. Tra loro c’era anche Eddie Justice, 30 anni, che si trovava all’interno della discoteca di Orlando. Alla madre Mila ha scritto: “Ci ha preso, è qui con noi”. Poi il silenzio. Lo riporta il Mail online con le foto dei messaggi sullo smartphone della donna che si è precipitata davanti alla discoteca per avere informazioni e chiedere aiuto. Il ragazzo aveva scritto in precedenza di chiamare la polizia e essersi rifugiato nel bagno. Poi: “Lui sta arrivando”. “Mamma ti amo”, ha scritto ancora, “sto per morire”.

Clinton, Trump e Sanders: “Terribile” Hillary Clinton e Donald Trump, futuri candidati alla Casa Bianca, hanno espresso la loro costernazione per quanto accaduto. “Mi sono svegliata con la devastante notizia della Florida. In attesa di ulteriori informazioni, i miei pensieri vanno alle persone colpite da questo orribile atto”, ha scritto Clinton su Twitter. Anche il repubblicano Trump ha utilizzato Twitter per scrivere: “Apprezzo le congratulazioni per essere nel giusto sul terrorismo dell’Islam radicale, ma non voglio congratulazioni, voglio durezza e vigilanza. Dobbiamo essere svegli”. Anche il senatore Bernie Sanders ha definito la sparatoria “orribile” e “inimmaginabile” e ha espresso la speranza che i feriti “possano guarire in fretta”.

La Casa Bianca in un comunicato ha riferito che “il presidente Obama è costantemente informato dall’Fbi e dalle altre agenzie federali che stanno lavorando con la polizia di Orlando per raccogliere più informazioni. I nostri pensieri e le nostre preghiere – continua la dichiarazione – sono con le famiglie e i cari delle vittime”. Sulla strage interviene anche il presidente francese Francois Hollande che condanna “con orrore” quanto accaduto ed esprime “il pieno sostegno della Francia e dei francesi alle autorità e al popolo americano in questa prova”. E Renzi su Twitter scrive: “Solidarietà e commozione del governo italiano per l’atroce strage di #Orlando in Florida. Il nostro cuore è con i nostri fratelli americani”.

Le richieste di aiuti degli ostaggi su Twitter – Doveva essere una serata di festa, nel mese delle celebrazioni del Gay Pride, ma è stata un’altra notte di sangue nella città statunitense, all’indomani dell’omicidio della cantante 22enne Christina Grimmie, colpita da un 27enne di Pittsburgh al termine del concerto. L’emittente locale WFTV aveva subito parlato di almeno 40 feriti- che poi sono saliti a oltre 50 –  trasportati all’Orlando Regional Medical Center. Durante la sparatoria, gli ostaggi rinchiusi nel club – tra Orange Avenue e Kaley Street – hanno chiesto aiuto con messaggi su twitter e #PrayForOrlando è diventato trending topic. Secondo alcuni testimoni però, a sparare erano state due persone: uno dentro al club e un altro fuori, a bordo di una macchina. Una versione che è stata poi smentita dalla polizia. Confermato invece che l’uomo avesse anche un ordigno esplosivo addosso, fatto brillare dagli artificieri poco prima che arrivasse la notizia della morte del killer.

Secondo la ricostruzione degli agenti di Orlando, la sparatoria è cominciata all’esterno del bar e quando una guardia che lavorava nel locale ha tentato di affrontare l’aggressore è proseguita all’interno. Mateen si è ritirato nel retro del club e ha ripreso a sparare prendendo degli ostaggi. La polizia ha quindi deciso di intervenire con delle ‘esplosioni controllate’ per farsi largo nel locale. Almeno nove agenti hanno preso parte alla sparatoria con l’assalitore. Uno di loro è rimasto leggermente ferito.

A parlare di due persone armate al New York Daily News era stato un testimone, Anthony Torres. Era appena uscito dal locale quando ha sentito il rumore di spari, è tornato indietro e ha visto “persone che correvano e scappavano”. Torres ha raccontato anche di aver visto diversi feriti a terra nel parcheggio e altri caricati sulle ambulanze. Su Twitter e Facebook sono state postate molte foto di ambulanze e polizia da parte di chi era dentro al locale ed è riuscito a scappare. Un altro testimone, Ricardo Almodovar, ha raccontato che “stava ballando quando ha sentito gli spari” ed è riuscito a scappare attraverso l’uscita di sicurezza dietro al bancone del bar.

“Quattro di noi sono ancora nascosti – scriveva uno dei ragazzi dentro alla discoteca – le luci sono spente nel club. I poliziotti sono qui, ma non sono ancora entrati”. Sulla pagina Facebook del locale, quando l’uomo ha iniziato a sparare, era stata postata la scritta: “Uscite dal locale e mettetevi a correre“. La polizia, si legge dagli aggiornamenti in tempo reale dei media locali, ha risposto alla sparatoria, ma ci sarebbe un numero al momento imprecisato di feriti.