Anche l’Associazione nazionale magistrati prende le distanze dalle dichiarazioni di Piergiorgio Morosini, membro del Csm ed esponente di Magistratura democratica, riportate dal Foglio ieri, 5 maggio. La giunta esecutiva centrale del sindacato delle toghe, da poco presieduto da Piercamilo Davigo, “in relazione all’intervista sulla stampa attribuita al consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini”, ribadisce “il diritto del singolo magistrato di esprimere le proprie opinioni”, ma “ritiene che si tratti di dichiarazioni che, se confermate, risultano per alcuni aspetti inopportune e ingiustificate e per altri riguardanti temi e argomenti non di pertinenza di un rappresentante dei magistrati presso l’organo di governo autonomo e che incidono sul prestigio della magistratura e sul leale rapporto tra i poteri e gli organi dello Stato”.

Nell’articolo contestato (leggi), a Morosini sono attribuiti commenti duri sulle riforme di Renzi (“Se passa la riforma costituzionale abbinata all’Italicum il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte”), su membri del governo (Boschi e Lotti, definiti “mestieranti”) e su colleghi come Cantone e Gratteri. Morosini ha affermato che si trattava solo di un “colloquio informale”, “riportato in maniera scorretta”. La testata diretta da Claudio Cerasa ha confermato integralmente il contenuto. Mentre la frase virgolettata nel titolo a tutta pagina, “Perché Renzi va fermato”, non compare nell’articolo, come ha ammesso Il Foglio.

Dopo la reazione dell’Anm, Morosini è tornato sul punto, rinforzando la smentita diffusa ieri. Che “non riguarda solo il titolo della presunta intervista, ma i contenuti del colloquio informale”. In particolare, aggiunge, “il testo pubblicato sul ‘Foglio’ non rappresenta il mio pensiero, né su presunte opinioni politiche contro il governo, né su giudizi personali relativi a rappresentanti delle istituzioni o colleghi, e neppure sulle dinamiche operative del Consiglio superiore della Magistratura. Lo avevo già detto esplicitamente nella nota inviata ieri mattina alle agenzie, ma ritengo utile ribadirlo per fugare ogni dubbio in proposito”.

Nella replica al plenum del Csm del 5 maggio, Morosini ha fornito nuovi dettagli. “Questa vicenda mi ferisce perché in questo pezzo ci sono frasi incomplete, parole che non ho detto, che travisano il senso di quello che è stato un colloquio informale, che è partito con una esclusione da parte mia di rendere dichiarazioni pubbliche”. L cosa che dà più fastidio, ha aggiunto, “è quando ti viene cucito addosso un vestito che non è il tuo. In questo caso non c’era la volontà di fare una dichiarazione pubblica. Aveva un’altra finalità quel contatto, aveva tutta un’altra finalità”.