Lo Stato Islamico e il regime di Bashar al-Assad fanno accordi da anni riguardo a strategie militari, commerciali e legate al terrorismo in Europa. Dalle lettere scritte a mano da ufficiali del Califfato e in possesso di Sky News, la cui autenticità è ancora in fase di valutazione, emerge un quadro che stravolge ogni analisi precedente sul conflitto. Dietro alla riconquista di Palmira da parte delle forze governative, ad esempio, ci sarebbe un accordo tra Damasco e gli alti ufficiali di Raqqa. Patti simili a quelli stipulati riguardo al commercio di petrolio dal Califfato verso i territori controllati dal governo (aspetto che ilfattoquotidiano.it aveva già evidenziato nella sua inchiesta sui finanziamenti allo Stato Islamico) o per il ritiro dei miliziani di Isis da aree che, poche ore dopo, sarebbero state oggetto dei bombardamenti da parte dell’aviazione di Damasco.

Palmira, una riconquista concordata tra Assad e Isis
La riconquista dell’antica città siriana di Palmira, presentata come uno dei principali successi militari di Assad, sarebbe il frutto, sostiene il media britannico, di accordi tra Damasco e Raqqa vecchi di mesi, se non di anni. In una delle lettere in mano ai giornalisti di Sky News e scritta presumibilmente da un alto grado dello Stato Islamico si trova un ordine preciso per i miliziani in nero impegnati al fronte: “Ritirate tutta l’artiglieria pesante e le mitragliatrici antiaeree da Palmira e dai territori circostanti e portatele verso Raqqa”. Un comando arrivato pochi giorni prima che l’esercito di Bashar al-Assad riconquistasse l’antico sito archeologico.

Secondo la testimonianza di un disertore dello Stato Islamico intervistato dai giornalisti di Sky News, quelle manovre militari venivano effettuate solo dopo che le bandiere nere si erano coordinate sia con l’esercito siriano che con quello russo. È anche grazie a questo coordinamento che Isis ha potuto limitare le proprie perdite. Secondo le informazioni in mano a Sky News, il regime di Assad avrebbe avvertito ore prima i miliziani di al-Baghdadi di imminenti raid aerei sulle loro postazioni, permettendo così una facile ritirata e perdite limitate.

Accordi commerciali sul petrolio: fonte di sopravvivenza per Damasco, un affare per Isis
Un altro punto cruciale degli accordi tra Damasco e Raqqa, dicono i leaks, sarebbe quello sul commercio di petrolio dal Califfato verso i territori siriani in mano al regime. Quella che è una delle principali fonti di sostentamento economico per lo Stato Islamico troverebbe proprio nel governo di Damasco il suo principale acquirente. In cambio, gli uomini dell’autoproclamato califfo trasportavano nei territori sotto il loro controllo del fertilizzante, materiale utilizzato anche per fabbricare ordigni rudimentali.

Gli uomini di al-Baghdadi controllano la grande maggioranza di centrali estrattive e raffinerie mobili del Paese. Solo nell’area di Deir ez-Zor, il Califfato ha in mano 350 di queste strutture. Un controllo che avrebbe lasciato Damasco a secco di carburante, incapace di sopperire alle esigenze primarie della popolazione e alle necessità dell’esercito. È così che, dicono i leaks, il governo avrebbe deciso di acquistare la maggior parte dei 50mila fusti che, si stima, i jihadisti riescono a vendere quotidianamente con prezzi che oscillano tra i 20 e i 35 dollari al barile. E per fare ciò, i governativi e le bandiere nere stipulano accordi per il traffico dell’oro nero, grazie anche all’aiuto di clan criminali presenti nella zona. Dalle lettere emergerebbe un coordinamento tra gli uomini di Assad e quelli di al-Baghdadi che permette ai trafficanti di attraversare il confine da e per il Califfato senza dover sottostare ad alcun controllo. Accordi, sostiene il media britannico, che vanno avanti da anni

Siria, da anni è campo di addestramento per i jihadisti spediti in Europa
Le rivelazioni che maggiormente preoccupano i governi e le intelligence occidentali, compresi gli Stati Uniti, sono quelle che vorrebbero da anni la Siria come un enorme campo di addestramento per jihadisti a cielo aperto. Queste strutture per formare terroristi da spedire in Europa esisterebbero, così, da molto prima che il Califfato venisse proclamato. Dalle informazioni diffuse da Sky News, però, non si capisce se questa situazione sia sempre il frutto di un accordo tra regime e terroristi. Ciò che emergerebbe, comunque, è che il vero obiettivo di Isis, più che espandere la propria influenza verso nuove aree in Siria e Iraq, sarebbe quello di mantenere il controllo di alcuni territori all’interno dei quali addestrare foreign fighters da rispedire in Europa. Un programma lungo anni che ricalca quello di al-Qaeda quando si serviva di Stati falliti come l’Afghanistan per farne delle scuole per aspiranti jihadisti.
Questa rivelazione ha messo in allarme i servizi di sicurezza occidentali, compresi quelli statunitensi, che adesso temono la presenza di cellule terroristiche dormienti non ancora identificate e pronte a sferrare attacchi come quelli di Parigi o Bruxelles.

“La veridicità dei documenti non è verificabile, ma le nostre fonti non hanno mai fallito”
Uno degli aspetti più importanti che resta da capire è se le informazioni in mano a Sky News siano effettivamente attendibili. Secondo quanto riporta il media britannico, questi documenti sarebbero stati forniti da un gruppo facente parte del Free Syrian Army, i cosiddetti ribelli moderati che combattono sia contro il regime di Assad che contro lo Stato Islamico, originario di Raqqa ma adesso operante in Turchia. La volontà del Fsa di screditare Assad al fine di favorirne la caduta è nota e dichiarata. Per far ciò, questo specifico gruppo offre aiuto ai disertori dello Stato Islamico, permettendo loro di fuggire dal Califfato e rifugiarsi in Turchia. Da lì, poi, cerca di ottenere informazioni relative ai piani e alle strategie degli uomini di al-Baghdadi. “L’autenticità di questi ultimi documenti è impossibile da accertare – scrivono i giornalisti di Sky News -, ma tutti i leaks precedenti che abbiamo ottenuto da questo gruppo (con il quale il media è in contatto da più di 18 mesi, ndr) si sono poi rivelati veritieri”.

Twitter: @GianniRosini