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Farage sotto inchiesta in Uk: non ha dichiarato una donazione di 5 milioni da un cripto-miliardario. Rischia la sospensione dal Parlamento

Il versamento è arrivato da Christopher Harborne, che già nel 2025 aveva donato a Reform Uk la cifra record di 9 milioni. Il partito respinge le accuse e sostiene che i soldi fossero una donazione "privata" per pagare la sicurezza personale di Farage
Farage sotto inchiesta in Uk: non ha dichiarato una donazione di 5 milioni da un cripto-miliardario. Rischia la sospensione dal Parlamento
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Non ha fatto in tempo a festeggiare, Nigel Farage, che già si ritrova sotto indagine formale nel Regno Unito. Dopo il grande successo del 7 maggio alle elezioni amministrative, un’inchiesta mette sotto la lente d’ingrandimento una donazione da 5 milioni di sterline che Reform Uk ha ricevuto da un cripto-miliardario. Una notizia che farà forse sorridere il primo ministro Keir Starmer, alle prese con una profonda crisi di governo dopo il tracollo del partito laburista alle urne.

La decisione di avviare un’indagine amministrativa è stata presa dall’organismo indipendente chiamato a vigilare sugli standard di comportamento dei parlamentari nel Regno Unito. Al centro dell’inchiesta c’è la donazione di una grande somma di denaro arrivata da Christopher Harborne, proprietario dell’omonima società con sede in Thailandia. L’indagine è stata avviata ai sensi della regola 5 del codice di condotta che obbliga i parlamentari ad “adempiere coscienziosamente” ai requisiti relativi alla dichiarazione dei propri interessi. Significa che i nuovi parlamentari devono registrare tutti i loro interessi finanziari attuali, compresi i contributi elettorali, entro un mese dall’elezione, e che i membri devono registrare qualsiasi modifica a tali interessi soggetti a registrazione entro 28 giorni. Secondo l’accusa, il versamento di 5 milioni sarebbe arrivato nella casse di Reform Uk nell’anno precedente alle elezioni politiche del 2024 senza che nessuno lo abbia mai dichiarato.

Il partito di destra trumpiana ha negato ogni accusa, sostenendo che si sia trattato di una donazione “privata” per finanziare costi legati alla sicurezza personale di Farage. Al tempo il leader non era in Parlamento e “non aveva ancora deciso” di ricandidarsi alla Camera dei Comuni dove poi è entrato nel luglio 2024. “L’ufficio del signor Farage è in contatto con il commissario parlamentare per gli standard. Ha sempre chiarito che si trattava di un regalo personale e incondizionato e che non è stata violata alcuna regola. Ci auguriamo che questa vicenda venga definitivamente chiusa”, ha dichiarato una portavoce di Reform UK al Guardian. La spiegazione però non convince gli altri partiti, mentre Farage ha garantito massima collaborazione. Nel caso in cui fosse riconosciuto colpevole potrebbe incappare in gravi sanzioni tra cui la sospensione dalla Camera dei Comuni. In caso di sospensione più lunga di 10 giorni, potrebbe arrivare una petizione di revoca costringendo il leader anti-europeo ad affrontare un’elezione suppletiva. Non gli sarebbe però impedito di ricandidarsi per la posizione.

Christopher Harborne non è comunque nuovo a donazioni per Reform Uk: nell’agosto 2025 ha donato 9 milioni di sterline al partito. Lo rivelano i dati della Commissione elettorale che mostrano come tra luglio e settembre i partiti in generale abbiano raccolto in tutto 24 milioni: nessuno però ha superato la fazione di Farage che ha preso il doppio dei conservatori e cinque volte in più dei laburisti. In particolare, quella di Harborne è una delle cifre più alte mai donate da una persona in vita a un partito britannico. Ha superato il primato mantenuto dal magnate Lord Davis Sainsbury che nel 2019 aveva versato 8 milioni di sterline nelle casse dei democratici liberali. Già in passato il cripto-miliardario aveva donato grandi somme ai conservatori di Boris Johnson prima, e al Brexit Party poi.

Quella di non dichiarare finanziamenti al Parlamento sembra comunque essere un’abitudine di Farage. Nel 2019 era successo con il Parlamento europeo che aveva avviato un’indagine nei suoi confronti, quando era europarlamentare del Brexit Party. Al centro del dossier di Bruxelles c’erano dei doni non dichiarati ricevuti da Arron Banks, controverso miliardario finanziatore della campagna dei Leave per la Brexit e, tra le altre cose, coinvolto nelle inchieste sui Panama Papers. La richiesta di aprire l’indagine era arrivata dalla collega dell’Alde, Catherine Bearder, dopo alcune rivelazioni di Channel 4 News. Anche in questo caso le donazioni non erano state dichiarate al Parlamento Ue, come previsto dai regolamenti dell’istituzione secondo cui i deputati devono riportare ogni spesa di viaggio, alloggio o soggiorno sostenuta da fonti esterne per partecipare a eventi. Tra i “regali” di Banks c’erano dei soldi per il pagamento dell’affitto di 13mila sterline al mese di una lussuosa casa nel quartiere di Chelsea, a Londra, ma anche un autista e trasferte negli Stati Uniti pagate. Tutte accuse che ai tempi Farage aveva usato come medaglia di campione anti-europeo affermando al Guardian: “Cos’è questo se non un tribunale illegale”.

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