Da vecchia volpe qual è, ma anche da consigliere della Rai che deve occuparsi dei destini dell’azienda pubblica, Carlo Freccero ha colto la palla al balzo e ha deciso di piazzarla nel prossimo consiglio di amministrazione del 20 aprile. “Sì, il modo con cui la Rai ha trattato il referendum delle trivelle è scandaloso. Se in parte è comprensibile dal punto di vista tecnico, questa vicenda dimostra una volta di più come l’informazione del servizio pubblico sia sempre in qualche modo contaminata e ibridata dalla politica”. Un passo indietro. Freccero guarda e riguarda gli spazi televisivi dedicati all’appuntamento del 17 aprile dopo la segnalazione all’Agcom di un trattamento alquanto ridotto da parte dei tg e delle reti di Stato. Da una parte le trasmissioni Rai, dall’altra le altre reti. E sbuffa, e si accalora e ruggisce. “Diciamo subito che l’Oscar stavolta va a Mentana ma soprattutto al talk di Formigli che ha invitato in studio tre ragazzi che hanno documentato lo sversamento in mare dei reflui di estrazione delle trivelle in Adriatico. Ecco, quell’immagine vale più di mille dibattiti e infatti il presidente di Nomisma Energia, ospite in studio, è rimasto senza argomenti”.

E’ stato così risicato lo spazio dedicato al referendum da parte della Rai?
Sì, questo è incontestabile. Certo, i direttori di rete e dei tg potranno giustificarsi in ogni modo accampando motivi tecnici e di formato. Posso già prevedere i loro argomento. Diranno che La7 ha potuto dedicare tanto spazio perché è una rete all-news generalista, con molti spazi di approfondimento, mentre la Rai oltre i Tg ha due programmi in prime-time, Ballarò e Virus, poi Vespa e Linea Notte e al mattino giusto Agorà e l’infotainment di Raiuno. Anche qui ho controllato. Ma è anche vera un’altra cosa: il Tg è stato parco di spazi per un motivo molto semplice: si pensava che il referendum non facesse ascolto. Poi come sappiamo il tema si è intrecciato con lo scandalo di Potenza e quindi il Tg1 ha privilegiato la politica al dibattito seguendo il suo caratteristico piglio istituzionale.

Non c’era proprio spazio per le trivelle?
Certo che c’era. Ma la Rai ha fatto la Rai, rispondendo all’obbligo informativo con le tribune degli “Speciali Referendum” che sono spazi che allontanano il pubblico, scacciano via i telespettatori. Da questo punto di vista la difesa dei direttori non tiene. Non possono dire che avevano trasmissioni dedicate perché tutti sanno che quei formati cancellano l’attenzione del pubblico.

Porterà il caso al cda il 20 aprile, ma lo sa che si vota il 17?
Sì certo che lo so. Ma siamo alla vigilia di alcuni referendum che saranno fondamentali. Il governo ha lanciato questo referendum con pochissimo tempo e spazio. E siccome la Rai è abituata a pensare a questi spazi come spazi istituzionali non ha avuto il tempo di approfondire. Ma alt: hanno ragione i radicali, si doveva spostare il referendum, anche per consentire una corretta informazione. Dal mio punto di vista appellarsi al Capo dello Stato per spostarlo alle amministrative era la cosa più corretta. E’ chiaro che questa volta la Rai non ha fatto altro che rispettare le sue regole. La Rai ha fatto la Rai. La colpa semmai è di Renzi che ha voluto nascondere il referendum. Poi la cosa deve essergli scappata dalle mani con il clamore sollevato dall’inchiesta sulla Basilicata perché, come si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Lo scandalo ha rilanciato tutto.

Cosa farà la Rai al prossimo referendum, quello sulle riforme di Renzi?
E’ una facile previsione. In quel caso, diversamente da questo, la Rai profonderà tutto l’impegno possibile per assicurare la più ampia copertura mediatica al referendum costituzionale. Perché l’orientamento del governo non sarà di tirare all’astensione ma al massimo della partecipazione perché sia un plebiscito pro Renzi. Credo che il referendum sulla costituzione avrà per Renzi e quindi per la Rai la stessa valenza delle elezioni politiche. Ottobre sarà un mese fondamentale. Oltretutto tenete presente che è uno dei temi del rinnovo della concessione, altro tema molto importante.

Quello della Rai è un riflesso condizionato all’obbedienza?
Ho detto che dietro questo silenzio ci sono anche motivi oggettivi, come il poco tempo a disposizione e i formati delle reti. Ma il fatto che il Tg1 sia stato il più avaro dimostra che quando si parla di informazione la Rai si fa in qualche modo voce e portavoce del governo in carica. E’ così, è naturale. Dimostra solo una volta di più che l’equazione Rai = volontà del governo. E così l’informazione pubblica, nostro malgrado, rimane contaminata e ibridata dalla politica.