È stato bello finché è durato. Il sogno del Napoli di rivincere lo scudetto 26 anni dopo Maradona. E un po’ di tutti gli appassionati di avere un campionato bello fino all’ultima giornata. “La Serie A più combattuta degli ultimi dieci anni”, si diceva fino a Natale. Era solo un’illusione: anche questa volta rivince la Juventus. Manca la matematica, certo, c’è ancora Milan-Juve di sabato prossimo che potrebbe riaprire un minimo i giochi. Ma a sette giornate dalla fine il campionato sembra non avere già più nulla da dire.

Lo certifica il distacco dalla vetta, e forse ancor di più la sconsiderata reazione di Higuain dopo l’espulsione contro l’Udinese: nelle lacrime e nella rabbia del Pipita c’è tutta la consapevolezza di aver perso lo scudetto, non una semplice partita. Difficile pensare di recuperare sei punti in sette giornate a questa Juve inarrestabile. Pure il calendario sorride ai bianconeri: solo due impegni seri, contro Milan e Fiorentina; ma anche il Napoli ha due trasferte toste a San Siro contro l’Inter e a Roma. Per giunta da affrontare (di sicuro la prima) senza Higuain, che verrà squalificato per almeno due giornate. I giochi per lo scudetto, insomma, sembrano fatti: adesso parte il conto alla rovescia per l’ufficialità. L’anno scorso arrivò con quattro turni d’anticipo, quest’anno forse ci vorrà un po’ di più: la data da cerchiare in rosso potrebbe essere il weekend “lungo” del 25 aprile. A questo bisogna aggiungere che anche la corsa per il terzo posto è ormai finita: ipotecato dalla Roma, che anzi adesso potrebbe mettere nel mirino la seconda piazza del Napoli, con lo scontro diretto da giocare in casa. Restano la lotta per l’Europa League tra Milan e Sassuolo, duello davvero impronosticabile a inizio stagione. E quella per la salvezza, con Carpi, Palermo e Frosinone che si giocheranno la permanenza in Serie A. Un po’ pochino per entusiasmare i tifosi. Le prossime settimane rischiano di trasformarsi in un lento e noioso periodo di avvicinamento all’Europeo.

E pensare che le premesse di inizio stagione erano ben altre: la Juve alla deriva, Inter, Napoli, Roma e Fiorentina in testa ad un campionato senza padroni e con continui avvicendamenti in vetta. È durato qualche mese, poi mentre i bianconeri tornavano prepotentemente dalle retrovie, le altre si sono defilate una dopo l’altra. Tutte tranne il Napoli, a cui va il merito di aver tenuto in vita il torneo fino al tonfo di Udine, andando oltre i propri limiti (basti pensare che con una rosa non troppo diversa da quella di Benitez, Sarri ha conquistato gli stessi punti con nove giornate d’anticipo). La stagione era e resterà straordinaria, a patto di non rovinarla nel finale (il rischio del contraccolpo psicologico c’è, specie in assenza di Higuain). Non è bastato, però, per resistere al passo della Juve fino alla fine. Ed oggettivamente era impossibile farlo. Resta qualche rimpianto per il mercato di gennaio, dove De Laurentiis non ha voluto osare; o per quel gol di Zaza nello scontro diretto di Torino, crocevia della stagione. Ma i meriti sono tutti bianconeri.

Allegri ha fatto un capolavoro: 20 vittorie in 21 partite, per giunta dopo un inizio disastroso. Il Napoli non poteva vincerle tutte, una giornata storta capita a tutti. Anche alle squadre forti, tranne che a questa Juventus. Semmai, ci si potrebbe interrogare sul livello medio sempre più basso di un campionato in cui il divario tra i campioni in carica e le altre è così abissale da permettere una tale striscia positiva, che negli anni d’oro della Serie A sarebbe stata più difficile. Oggi il nostro campionato assomiglia sempre più alla Liga spagnola, criticata per la sua monotonia e lo strapotere delle big che dominano e si giocano il titolo praticamente solo negli scontri diretti. Con la differenza che però la grande è una sola. Il Napoli ha provato a stravolgere il copione, ci è riuscito fino a un certo punto, a Udine probabilmente ha gettato la spugna. Niente lotta scudetto e finali al cardiopalma: anche quest’anno se ne riparla l’anno prossimo.

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