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Macedonia o Fyrom? La contesa, irrisolta per greci e cittadini di Skopje, torna alla ribalta in queste settimane quando per raccontare la crisi dei migranti, molti media hanno utilizzato il termine Macedonia per indicare lo Stato confinante con la Grecia settentrionale, quando invece nel 1992, a seguito della divisione della Jugoslavia in cinque stati, un pezzettino di quella pangea (il cui nome esatto è Fyrom) ha adottato il nome di Macedonia, sostenendo che i suoi abitanti fossero discendenti dell’antica Macedonia. Siamo in presenza di una distorsione storica?

Secondo il professor Stephen Miller, docente presso l’Università della California e uno dei più importanti studiosi di archeologia del mondo, la risposta è sì. La provincia settentrionale della Grecia è stata chiamata Macedonia per circa 3.000 anni. Sappiamo anche che i macedoni erano greci e che, di fatto, Alessandro Magno si considerava un discendente di Achille e di Ercole. Il 18 maggio 2009 duecento studiosi classici di tutto il mondo (tra cui Stanley M. Burstein, professore emerito, California State University, Los Angeles; Francis Cairns, professore di lingue classiche, la Florida State University; Kathleen M. Coleman, professore di latino, Università di Harvard; William Cavanagh, docente di Preistoria dell’Egeo, Università di Nottingham; Angelos Chaniotis, Senior Research Fellow, All Souls College, Oxford; e l’italiano Luigi Beschi, professore emerito di Archeologia Classica, Università di Firenze) hanno inviato una lettera al Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. Chiedevano di intervenire per “ripulire alcuni dei detriti storici della sinistra nel sud est europeo, frutto della precedente amministrazione americana”.

Il 4 novembre del 2004, due giorni dopo la rielezione del presidente George W. Bush, la sua amministrazione ha unilateralmente riconosciuto la “Repubblica di Macedonia.” Secondo i Duecento, in questo modo, non solo si è abrogata la geografia assieme ad una serie di fatti storici, ma si è scatenata una pericolosa “epidemia di revisionismo storico”, di cui il sintomo più evidente è l’ appropriazione indebita da parte del governo di Skopje del più famoso dei macedoni, Alessandro Magno.

E aggiungono evidenze geografiche e storiche. Skopje era chiamata Paionia nell’antichità. Se è vero che i Peoni vennero sottomessi da Filippo II, padre di Alessandro, nel 358 aC, non vuol dire che fossero macedoni o che vivessero in Macedonia. Allo stesso modo, per fare un esempio, gli egiziani, che vennero soggiogati da Alessandro potevano certamente essere governati da macedoni, ma essi stessi non furono mai chiamati macedoni, né l’Egitto venne mai chiamato Macedonia. Piuttosto, Macedonia e macedoni greci sono stati localizzati per almeno 2.500 anni proprio dove la moderna provincia greca si trova. Identico ragionamento secondo i Duecento va fatto per Attica e ateniesi greci, Argo e argivi greci, Corinto e corinzi greci, ecc.

E non si capacitano come gli abitanti moderni dell’antica Paionia, che parlano slavo – un linguaggio introdotto nei Balcani circa un millennio dopo la morte di Alessandro – possano rivendicare oggi come il loro eroe nazionale Alessandro Magno, che è stato indiscutibilmente greco. Un suo avo, Alessandro I, gareggiò in quei Giochi olimpici dove la partecipazione era stata limitata solo a Greci. La Macedonia è greca, con buona pace dei revisionisti, e un furto del genere, chiosano gli studiosi, implica insalubri aspirazioni territoriali. Che oggi, nel silenzio delle istituzioni europee, continuano.

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