Eccesso di produzione e di forza lavoro impiegata. La Cina rallenta e si prepara a tagliare tra i cinque e i sei milioni di posti di lavoro pubblici nei prossimi due o tre anni. È una parte degli interventi che la leadership della Repubblica popolare sta studiando per frenare la sovraproduzione e l’inquinamento che ne consegue. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters si tratta, per Pechino, di uno dei più imponenti programmi di ridimensionamento degli ultimi due decenni. Tra 1998 e 2003 la ristrutturazione delle imprese statali ha già portato a 28 milioni di esuberi ed è costata al governo centrale circa 73,1 miliardi di yuan (11,2 miliardi di dollari) in fondi per riqualificare e reinserire i lavoratori.

Il taglio è previsto, sempre in base alle notizie riportate dall’agenzia, nelle cosiddette “imprese zombie”, le aziende statali che operano in settori in contrazione e vengono tenute in vita solo grazie agli aiuti del governo. Del resto la chiusura delle aziende zombie, ha annunciato lo scorso dicembre il premier cinese Li Keqiang, è stata identificata come una delle priorità di quest’anno per il governo.

Proprio lunedì, il giorno prima che venisse diffusa questa notizia, il ministro delle risorse umane e della sicurezza sociale Yin Weimin aveva previsto di tagliare 1 milione e ottocentomila lavoratori nell’industria del carbone e dell’acciaio, senza però dichiarare in quale lasso di tempo questa manovra avrebbe avuto seguito. Molti posti sono a rischio in sette settori, inclusi quelli del cemento, del vetro e i cantieri navali. L’industria dell’energia solare, sebbene anch’essa registri un eccesso di offerta, verrà tenuta fuori dalla ristrutturazione su larga scala perché secondo il governo ha ancora potenziale di crescita.

In questo quadro, per evitare disordini e tensioni sociali il Partito intende spendere quasi 150 miliardi di yuan (23 miliardi di dollari) per coprire i licenziamenti nei soli settori del carbone e dell’acciaio nei prossimi 2-3 anni. Oltre a questo, il ministero delle Finanze ha dichiarato in gennaio che avrebbe raccolto 46 miliardi di yuan di tasse aggiuntive su energia e carbone al fine di reinserire i lavoratori.