“Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Resta nel mio cuore l’energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma”. L’ultimo messaggio di Paola Regeni al figlio Giulio è stato letto sull’altare da un ragazzo. Il giovane, dottorando a Cambridge di 28 anni, è scomparso al Cairo il 25 gennaio, dove è stato torturato e ucciso. Aveva contatti con l’opposizione egiziana ed era esperto di movimenti operai e sindacali e il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria. Le parole della madre sono soltanto l’ultima di tante testimonianze di affetto avvenute durante i funerali, che si sono svolti dalle 14 alle 16 nella palestra di Fiumicello, in provincia di Udine. Tante anche le persone dentro e fuori dalla chiesa, dove erano state allestite le casse per ascoltare l’omelia.

Una cerimonia aperta a tutti, ma che per volontà della famiglia non ha ammesso l’ingresso di telecamere e fotografi. Le bandiere degli uffici pubblici del Friuli Venezia Giulia sono a mezz’asta in segno di lutto, e in piazza Unità d’Italia a Trieste su palazzi di Regione, Comune e Prefettura le bandiere sventolano a metà dei pennoni. E anche il sito della Regione e riporta la scritta “Per Giulio Regeni il Friuli Venezia Giulia si raccoglie unito nel cordoglio”.

Per l’ultimo saluto sono arrivati alcuni suoi colleghi e ricercatori da Cambridge e la messa è stata celebrata in parte in inglese per consentire la comprensione agli amici stranieri. Tra i presenti, anche il pm Sergio Colaiocco della procura di Roma, al quale è affidata l’indagine sulla sua morte. “Il ricordo che Giulio ci lascia è il suo impegno per gli altri”, ha detto don Luigi Fontanot, parroco di Fiumicello, che ha concelebrato insieme al sacerdote copto che benedisse la salma di Giulio al suo arrivo all’ospedale del Cairo. Fontanot ha chiuso l’omelia ripetendo tre volte “grazie”. Molti i fiori bianchi portati da amici e conoscenti del giovane. “Giulio è entrato nella Resurrezione – ha proseguito il parroco -. Come diceva Paolo VI, bisognerebbe mettere una quindicesima stazione alla via Crucis, quella della Resurrezione“.

Il riferimento prende spunto dai due quadri della prima e ultima (quattordicesima) stazione, che sono stati appesi ai lati della Croce, nell’altare allestito nella palestra, tra le spalliere per gli esercizi ginnici. “Indosso questa stola – ha aggiunto – che viene dal Sud America, dove ci sono desaparecidos, per Giulio“. Il feretro, con sopra fiori bianchi, è stato portato a spalla in palestra, seguito dalla famiglia e dagli amici più cari e allo stesso modo è stato condotta all’esterno della struttura al termine della cerimonia funebre. Poi è cominciato il corteo per il cimitero del paese. All’esterno una grande folla attendeva l’uscita della salma dopo aver seguito l’intera cerimonia in piedi e a tratti sotto la pioggia. E appesa al cancello davanti al portone del Battistero, come ha ricordato Fontanot, c’era una scritta: “Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace”.

Identificato dalla polizia prima della scomparsaRegeni è stato identificato dalla polizia egiziana qualche giorno prima della scomparsa, avvenuta il 25 gennaio al Cairo. Il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria. L’informazione sarebbe stata riferita da alcune persone che si sarebbero presentate agli inquirenti, che lavorano sul caso tra Egitto ed Italia, per fornire una propria ricostruzione dei fatti. Ricostruzioni delle quali in queste ore si starebbe verificando l’attendibilità.

Intanto continuano le indagini sulle ultime ore del ricercatore. Dalle testimonianza di tre suoi amici raccolte ieri in procura a Roma è emerso infatti che Regeni era preoccupato per una fotografia scattata l’11 dicembre da uno sconosciuto durante un incontro al Cairo nel corso un’assemblea dei sindacati indipendenti. Una circostanza che, come il ricercatore aveva confidato a due amici, lo aveva preoccupato. Ma dopo Natale, hanno raccontato sempre i suoi amici, era apparso più sereno.