La Scuola della magistratura ha deciso di annullare l’incontro, nell’ambito di un corso di formazione per i giudici, al quale avrebbe dovuto partecipare l’ex terrorista Adriana Faranda. Lo annuncia con un comunicato in cui definisce l’incontro stesso “inopportuno”. La decisione è stata presa dopo la pioggia di critiche arrivate da figli delle vittime del terrorismo, ma anche dagli stessi magistrati, a partire dal presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli e da una voce autorevole come Piercamillo Davigo. Il Comitato direttivo “ha preso atto delle posizioni espresse, anche con dolore, da numerosi magistrati e familiari delle vittime – si legge in una nota – sull’inopportunità di coinvolgere nella formazione della Scuola, persone condannate per gravissimi reati di terrorismo”. Il resto del programma, invece, resterà invariato. Quelli degli ex brigatisti Bonisoli e Faranda, continua il comitato della Scuola della magistratura, non erano interventi didattici, ma “la testimonianza di un percorso riparativo, i cui protagonisti sono le vittime dei reati”. A chiedere di rivedere la decisione era stato tra gli altri il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. E ora, a sostenere il cambio di rotta, c’è anche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.

La polemica era diventata da interna alla magistratura a dibattito sui giornali dopo l’intervento di Alessandra Galli, figlia del giudice Guido ucciso da Prima Linea, mette nero su bianco tutta la sua amarezza: “E’ inaccettabile il dialogo in una sede istituzionale come questa con chi ha ucciso per sovvertire lo Stato e la Costituzione alla quale noi, come magistrati abbiamo giurato fedeltà”.

Unica voce fuori dal coro era stato Valerio Onida, ex giudice costituzionale e ex presidente della stessa scuola: “Dov’è lo scandalo? O si pensa che la Scuola sia un sancta sanctorum, un tabernacolo che non può essere profanato dalla presenza di certe persone? La formazione è per eccellenza il luogo della riflessione e del confronto e la formazione dei magistrati non può ignorare temi come quello della giustizia riparativa”. Onida aveva aggiunto, tra l’altro, che la partecipazione di Faranda, di un altro ex Br, Franco Bonisoli, e di familiari delle vittime del terrorismo (Agnese Moro, Sabina Rossa e Manlio Milani), sarebbe servito per “parlare di una esperienza che ha coinvolto diverse persone, tra parenti delle vittime e colpevoli, che da anni si sono ritrovati per parlare e comunicare su base volontaria. E’ una delle più significative esperienze di giustizia riparativa in Italia”.

Gli ultimi in ordine tempo a schierarsi contro la partecipazione della Faranda all’incontro erano stati Ambra Minervini, figlia del magistrato Girolamo Minervini, ucciso dalle Br nel 1980, ma anche l’ex pm di Mani Pulite e attuale consigliere di Cassazione Piercamillo Davigo e il presidente delle misure di prevenzione del tribunale di Milano Fabio Roia. La Minervini aveva definito “oltraggioso” per la memoria di suo padre che fosse invitata la Faranda peraltro vicino al carcere di Sollicciano (Firenze), che si trova lungo la strada intitolata proprio a Minervini e a un’altra vicina che porta il nome di Girolamo Tartaglione. Davigo, insieme al collega Alessandro Pepe (di Autonomia e indipendenza), aveva invece espresso incredulità e sconcerto.