Lei è un’ex brigatista, loro sono i magistrati della mailing list delle correnti di sinistra che discutono e sollevano un caso. In mezzo la polemica per la partecipazione a un corso di formazione che si terrà a Scandicci (Firenze). Ma a “difesa” di Adriana Faranda, l’ex postina delle Brigate Rosse, scende in campo il costituzionalista Valerio Onida: “Non c’è molto da dire. È un corso sulla giustizia riparativa in cui si inserisce il racconto di un’esperienza particolare e molto seria, che ben si presta a stimolare la riflessione in una sede come quella della Scuola della magistratura. Dov’è lo scandalo? O si pensa che la Scuola sia un sancta sanctorum, un tabernacolo che non può essere profanato dalla presenza di certe persone? La formazione è per eccellenza il luogo della riflessione e del confronto, e la formazione dei magistrati non può ignorare temi come quello della giustizia riparativa”.

“Non capisco le reazioni”, dice spiegando che la partecipazione dell’ex brigatista (che in passato si è dissociata), di un altro ex Br Franco Bonisoli e di familiari delle vittime del terrorismo (Agnese Moro, Sabina Rossa e Manlio Milani), servirà per “parlare di una esperienza che ha coinvolto diverse persone, tra parenti delle vittime e colpevoli, che da anni si sono ritrovati per parlare e comunicare su base volontaria. E perché escludere – prosegue il giurista – la testimonianza di ex terroristi che hanno fatto un lungo percorso sul piano umano e della rieducazione, e hanno avviato un dialogo con le vittime?”. Chi protesta, conclude Onida, sembra pensare che “la Scuola della magistratura non possa essere aperta a ‘simboli del male‘, ma questa è una concezione ‘feticistica'; la Scuola è una sede dove si fa cultura, e la sua attività deve servire a promuovere ciò che meglio serve al lavoro dei magistrati di oggi e di domani”.

A “protestare” sono stati Alessandra Galli, figlia del giudice Guido ucciso da Prima Linea, che ha scritto di essere “attonita” e “amareggiata”.  La Galli, giudice a Milano, ha espresso il suo “sconcerto” non per l’argomento dell’incontro,ma proprio “per la decisione di invitarvi Adriana Faranda. È inaccettabile il dialogo in una sede istituzionale come questa con chi ha ucciso per sovvertire lo Stato e la Costituzione alla quale noi, come magistrati abbiamo giurato fedeltà”. Analoghe le riserve del procuratore di Torino Armando Spataro, che a Milano negli anni ’80 ha seguito le inchieste su Prima Linea. “Le mie perplessità – spiega il magistrato – non sono affatto collegate all’oggetto del corso, ma alla presenza di ex terroristi in una Scuola di Formazione per Magistrati”.

“Sono sorpreso, non voglio entrare nel merito dell’opportunità di invitare Adriana Faranda perché rispetto l’autonomia della magistratura. Ma la giustizia riparativa  – dice il presidente della Commissione d’inchiesta sul caso Moro, Giuseppe Fioroni - parte dalla verità e non da bugie o da racconti verosimili. Il Paese aspetta di sapere cosa accadde durante i 55 giorni e l’esatto susseguirsi degli eventi nelle ore che segnarono tragicamente la vita di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. Verità e rispetto per la sofferenza dei familiari delle vittime: per me questi due imperativi etici vengono prima di tutto”.