La giustizia minorile deve avere un unico faro principale a illuminarne la strada: l’interesse superiore del bambino o del ragazzo. Lo dice il diritto internazionale, lo dice il diritto interno, lo dice il buon senso, lo dice la convenienza sociale, lo dice la pedagogia, lo dice il senso morale di noi adulti che siamo consapevoli del valore incommensurabile di una vita umana in evoluzione, recuperabile alla società, educabile ai valori fondamentali della convivenza e della vita.

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A tutto questo è ispirato il sistema italiano della giustizia minorile. Sia in ambito civile che penale, l’attenzione che i magistrati minorili hanno saputo dedicare lungo gli scorsi decenni alle vicende uniche e irripetibili del singolo fanciullo nella cui storia si imbattevano è stata qualcosa di prezioso. È questa attenzione che ha permesso di non buttare al macero delle vite da poco cominciate. In ambito penale, è questa attenzione che ha permesso di non marchiare a fuoco un ragazzo a causa di uno sbaglio commesso, ma piuttosto di aiutarlo a comprendere gli errori e il valore del compiere altre scelte e dell’incamminarsi su altri percorsi.

È stata questa attenzione che ha permesso al codice di procedura penale minorile entrato in vigore nel 1988 di non vedere il proprio spirito tradito durante questo quasi trentennio. Quel codice che mette al centro il ragazzo e non la punizione, che chiede al carcere di rimanere una misura estrema e residuale, che offre al giudice tante opportunità per rispondere alla rottura delle regole da parte di un giovane. Opportunità di tipo essenzialmente educativo. Opportunità che, come la storia ci ha insegnato, i ragazzi sanno cogliere quando si dà loro fiducia, quando si sta loro vicino, quando li si responsabilizza e si offre loro una diversa possibilità. I numeri parlano: a fronte di circa 20mila ragazzi nel circuito penale, solo 400 si trovano in un carcere per minori.

Pochi giorni fa la Commissione Giustizia della Camera ha votato una proposta di riforma del Tribunale della famiglia che tra le altre cose delegherebbe il governo a sopprimere i Tribunali per i Minorenni e l’ufficio delle Procure Minorili, accorpandoli ai Tribunali e alle Procure ordinari. Per queste ultime non è prevista neanche una esclusività di funzioni.

I magistrati minorili sono giustamente preoccupati. La specializzazione del lavoro da loro portato avanti fino a oggi rischia di perdersi nel nulla. Le ragioni del risparmio non possono guidare materie delicate come queste, dove in ballo c’è il futuro di noi stessi, ci sono le nuove generazioni, ci sono i procedimenti penali nei confronti dei ragazzi autori di reato ma anche i procedimenti civili a tutela dei bambini in difficoltà, ci sono le competenze in materia di abbandono, di adozione, di decadenza della responsabilità genitoriale e via dicendo. Cose troppo importanti per entrare in quella che eufemisticamente viene qualificata come razionalizzazione della spesa. Speriamo che il legislatore voglia ripensarci e non rischiare di svilire quella giustizia minorile che tutta l’Europa ci invidia.