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“Non vi faccio più lavorare”: l’inchiesta Clean 3 e il sistema dei presunti ricatti nei cantieri. Chiuse le indagini

Al centro della nuova indagine c’è un brigadiere del Nucleo Ispettorato del Lavoro. Indagati altri militari e un dirigente dell’Ats, accusati a vario titolo di aver contribuito a episodi di corruzione, depistaggio e violazione del segreto d’ufficio. Coinvolto anche un imprenditore
“Non vi faccio più lavorare”: l’inchiesta Clean 3 e il sistema dei presunti ricatti nei cantieri. Chiuse le indagini
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Un clima di paura, fatto di minacce sussurrate e controlli temuti, aleggiava da anni tra gli imprenditori edili di Pavia. Un sistema in cui, secondo la Procura, il potere ispettivo poteva trasformarsi in uno strumento di pressione, capace di condizionare lavoro, concorrenza e perfino la sicurezza nei cantieri. È questo il contesto dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari dell’operazione Clean 3, che coinvolge otto persone: quattro Carabinieri, un dirigente dell’Ats locale e tre imprenditori. L’inchiesta si inserisce nel solco delle precedenti Clean 1 e Clean 2, che avevano già fatto emergere, nell’ipotesi degli inquirenti, rapporti opachi tra pubblici ufficiali e mondo dell’edilizia.

Al centro della nuova indagine c’è un brigadiere del Nucleo Ispettorato del Lavoro, già emerso in precedenti accertamenti. Secondo gli investigatori, per anni avrebbe portato avanti “reiterate condotte” di corruzione e ricatto durante i controlli nei cantieri: richieste di denaro e favori in cambio di sanzioni alleggerite o evitate. Le frasi riportate agli atti – “la rovino”, “non vi faccio più lavorare”, “con me non deve sgarrare” – descrivono, secondo l’accusa, il clima che accompagnava le ispezioni, alimentando un timore diffuso e la reticenza a denunciare.

In questo contesto si inseriscono anche episodi specifici: in cambio di denaro e benefit, come pasti gratuiti destinati anche a colleghi intermediari, il militare avrebbe omesso di segnalare lavoratori irregolari e fornito indicazioni su come presentare ricorsi falsi per ridurre le sanzioni, generando risparmi illeciti consistenti. In altri casi avrebbe ottenuto utilità personali, tra cui l’uso gratuito di appartamenti e posti auto, in cambio di informazioni riservate su ispezioni imminenti e della possibilità di indirizzare i controlli verso aziende concorrenti.

Le contestazioni riguardano anche il tentativo di ostacolare le indagini dopo aver saputo di essere sotto inchiesta: inserimento di dati falsi per chiudere pratiche ancora aperte, distruzione o occultamento di fascicoli e manipolazione di atti ufficiali. Tra gli episodi, la falsa attestazione del pagamento di sanzioni attraverso documenti contraffatti e l’alterazione di verbali e intercettazioni per modificarne il contenuto.

Secondo l’accusa, il brigadiere avrebbe inoltre rivelato sistematicamente informazioni riservate su controlli imminenti, consentendo ad alcuni imprenditori di mettersi in regola o evitare sanzioni, arrivando in un caso a divulgare dettagli su un esposto anonimo. A questo si aggiungono ipotesi di tentata concussione e istigazione alla corruzione, con richieste di denaro in cambio della revoca di provvedimenti o della “sistemazione” di verifiche, fino alla richiesta di 15mila euro per consentire la ripresa di un cantiere minacciato di chiusura.

Accanto a lui risultano indagati altri militari e un dirigente dell’Ats, accusati di aver contribuito, a vario titolo, a episodi di corruzione, depistaggio e violazione del segreto d’ufficio. Coinvolto anche un imprenditore che avrebbe garantito vantaggi in cambio di informazioni sui controlli e, in alcuni casi, di interventi mirati contro concorrenti. Tra gli episodi più recenti, un tentativo di concussione nel 2023: un imprenditore sarebbe stato posto di fronte alla scelta tra pagare o subire “lunghe sospensioni e nuovi controlli”, ricatto a cui avrebbe resistito denunciando l’accaduto.

L’indagine tocca infine anche un altro carabiniere, allora impiegato nella scorta a un magistrato, accusato di aver chiesto denaro promettendo di accelerare una procedura di sfratto, sfruttando relazioni istituzionali e arrivando a coinvolgere soggetti incaricati di esercitare pressioni sulla famiglia interessata. Un’inchiesta complessa, durata oltre due anni e condotta dal Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura guidata da Fabio Napoleone, tra intercettazioni, testimonianze e analisi documentali. Un lavoro investigativo che ora approda alla fase conclusiva, mentre resta sullo sfondo quel clima di paura che, secondo l’accusa, avrebbe segnato per anni un intero settore.

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