Nuova seduta negativa per tutte le borse del Vecchio Continente, con Milano ancora in profondo rosso appesantita dalle banche. Ma a soffrire è stato tutto il listino, con molti titoli sospesi per eccesso di volatilità e Ferrari che in chiusura di giornata, dopo la presentazione dei conti, è crollata a -9,5%. Così dopo un’apertura in lieve calo, in scia alla chiusura in perdita di tutte le borse asiatiche che hanno risentito ancora una volta del calo del petrolio, Piazza Affari ha aggravato le perdite fino a chiudere a -3,05%. E’ stata la performance peggiore tra quelle delle maggiori piazze europee: Madrid ha lasciato sul terreno il 2,96%, Parigi ha archiviato la seduta a -2,47%, Francoforte a -1,81%, Londra a -2,28%.

A Milano, oltre ai diritti relativi all’aumento di capitale di Saipem che continuano a essere oggetto di forti vendite (-21,5%), non riesce a riprendersi il Monte dei Paschi di Siena, giù anche martedì dell’8,24%. Forti perdite anche per Carige a -9,15%, Ubi a -5,21%, Banco Popolare a -1,66%, Intesa Sanpaolo che ha perso il 3,43%, UniCredit a -3,24%, Bper a -6,80% e Mediobanca a -2,73%. Bpm ha ceduto il 5,5% dopo che Il Messaggero ha dato notizia di una frenata nel percorso che dovrebbe condurre alle nozze con il Banco Popolare: secondo il quotidiano romano il gruppo guidato da Giuseppe Castagna vorrebbe ridiscutere alcuni aspetti interni dell’accordo già acquisiti, a cominciare dalla ripartizione dei posti nel nuovo consiglio di amministrazione, deleghe e poteri con riflessi anche sul concambio.

Male anche Generali, che ha perso un altro 3,76% a una settimana dall’ufficializzazione dell’uscita dell’ad Mario Greco. Non ha aiutato il titolo un report di Bernstein secondo il quale “l’uscita inattesa del Ceo lascia Generali in una situazione precaria” a causa del “turnaround non ancora completato”, del “rischio di credito”, delle “banche italiane ancora in difficoltà e Solvency II che sta facendo emergere la debolezza del capitale” del gruppo, che va incontro a due anni difficili. Riguardo al riassetto Bernstein si chiede se non aver concesso a Greco una remunerazione più in linea con i 30 milioni offerti da Zurich per il suo incarico nei prossimi tre anni sia stata una buona scelta. Nella nota non manca un attacco a Mediobanca: ”Perché investire nelle azioni di una società che è gestita in fin dei conti a beneficio di un socio che ha il 13%?” Con questa governance, conclude la nota di Bernstein, “è molto improbabile che venga preso un Ceo dall’esterno”. Il consiglio di amministrazione del Leone di Trieste è stato convocato per il prossimo 9 febbraio e all’ordine del giorno c’è un’informativa del presidente del gruppo.