Falso profilo su Facebook o in chat? “Peccato informatico”. Con l’avvento dei social network la Chiesa cattolica aggiorna al web 3.0 la lista dei peccati da doversi confessare. Tra questi spiccano l’uso ingannevole delle chat, il cyberstalking, la creazione di fake negli account o nelle mail, gli hackeraggi contro privacy e sicurezza, la pirateria, e naturalmente anche la frequentazione di siti porno. Quest’ultimo in Vaticano è considerato addirittura un vero e proprio reato perché si tratta di una “condotta che offende la religione e la morale cristiana”. L’ultimo a esserne imputato dal Tribunale dello Stato più piccolo del mondo, insieme ai reati ben più gravi di pedofilia e pedopornografia, è stato l’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski, morto mentre era in corso il suo processo penale.

Anche chi naviga in internet o invia email, dunque, può commettere dei peccati. L’elenco comprende, inoltre, gli abusi di chi usa le chat line in maniera ingannevole, di chi approfitta di Facebook, Twitter, dei vari blog o di Youtube per commettere veri e propri reati di diffamazione o di cyberstalking. C’è anche il caso di chi crea account sotto falso nome o di chi invia fake mail, email anonime o con indirizzo falsificato, per avere per esempio un vantaggio economico commettendo truffe bancarie via internet. Ma tra i nuovi peccati sono da annoverare anche i numerosi casi di pirateria informatica, come chi usa programmi senza licenza o scarica illegalmente musica e filmati tramite internet, e anche gli hacker che violano la privacy e la sicurezza di un sistema informatico.

Se da un lato Papa Francesco benedice internet come “dono di Dio”, dall’altro, presso il Santuario di San Gabriele in provincia di Teramo, dal 3 al 4 febbraio prossimi, si terrà un corso di aggiornamento sui “peccati informatici” al quale parteciperanno una cinquantina di confessori, sia religiosi che sacerdoti diocesani, provenienti da varie parti d’Italia. Al centro delle giornate di formazione vi saranno i “peccati tradizionali”, considerati da sempre gravi per la morale cristiana, insieme a quelli cosiddetti “sociali”, ovvero criminalità, corruzione, manipolazioni genetiche, esperimenti sulla persona, inquinamento ambientale, frode fiscale, sperequazioni sociali, ricchezza eccessiva, ma anche quelli informatici.

Un evento che non a caso precede di pochi giorni l’inizio della Quaresima del Giubileo straordinario della misericordia durante la quale Papa Francesco invierà in tutto il mondo oltre 1000 sacerdoti “missionari della misericordia” con la facoltà di assolvere anche i peccati tradizionalmente riservati alla Sede Apostolica. Essi sono cinque: la profanazione dell’Eucarestia; la violenza fisica contro il Papa; l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio; il tentativo di assoluzione del complice in un peccato contro il sesto comandamento, ovvero di natura sessuale; e la violazione del segreto della confessione. A essi Benedetto XVI ne ha aggiunto un sesto: la violazione del segreto del conclave.