Internet è un dono di Dio”, ma bisogna fuggire la “comunicazione che ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone” che è “un’aggressione violenta”. Lo scrive Papa Francesco nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”, che viene pubblicato per la festa del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, cinquant’anni dopo il decreto del Concilio Vaticano II sulle comunicazioni sociali, “Inter mirifica”, che aprì le porte della Chiesa ai media. Dal cinematografo dei fratelli Lumière di ieri ai tweet papali di oggi.

Bergoglio, che legge il mondo della “comunicazione in termini di prossimità”, si sofferma molto sugli aspetti problematici dei media. “La velocità dell’informazione – scrive il Papa – supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso”.

Per Papa Francesco, che ha ereditato da Benedetto XVI l’account twitter @Pontifex, i limiti della comunicazione “non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica”. L’invito di Francesco, eletto dalla rivista americana Time uomo dell’anno, è a “recuperare un certo senso di lentezza e di calma”. Ma lo sguardo del Papa si rivolge anche a quella “cultura dello scarto” che Bergoglio sta condannando insistentemente in questi mesi che lo separano dal compimento del primo anno di pontificato. “Il mondo – scrive Francesco – soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose. In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa”.

L’invito del Papa è a “non ignorare il nostro prossimo reale. Non basta passare lungo le ‘strade’ digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. La rete digitale – precisa Francesco – può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. E il Papa conclude sottolineando che “la testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri”. Molto significativa per gli scandali che hanno coinvolto lo Ior e per le affermazioni sull’esistenza di una lobby gay in Vaticano, l’omelia della Messa celebrata a Santa Marta.

Francesco ha condannato nuovamente le chiacchiere nella Chiesa. “Una comunità cristiana, – ha affermato Bergoglio – quando soffre di invidia, di gelosia, finisce divisa: uno contro l’altro. È un veleno forte questo che troviamo nella prima pagina della Bibbia con Caino. La persona invidiosa, gelosa, è una persona amara: non sa cosa sia la gioia, sempre guarda ‘che cosa ha quello e io non ne ho’. E questo lo porta all’amarezza che si diffonde su tutta la comunità”. Per il Papa il secondo atteggiamento, che porta la gelosia e l’invidia, sono le chiacchiere che dividono e distruggono la comunità. “Sono le armi del diavolo. Quante belle comunità cristiane – ha affermato Bergoglio – procedevano bene, ma poi in uno dei membri è entrato il verme della gelosia e dell’invidia e, con questo, la tristezza, il risentimento dei cuori e le chiacchiere. Preghiamo – ha concluso il Papa – per le nostre comunità cristiane, perché questo seme della gelosia non venga seminato fra noi, perché l’invidia non prenda posto nel cuore delle nostre comunità”. Un duro monito ai carrieristi e ai lobbisti presenti ancora in Vaticano.