Quante cose possono cambiare in un anno! E cose importanti. Il 2015 sarà ricordato per tanti eventi drammatici; ma anche per una grande svolta: quella della percezione della gravità del cambiamento climatico.

Parigi, migliaia di scarpe in Place de la Republique per Conferenza Clima

Tre cose sono successe nel 2015 che hanno a che vedere col clima; e tutte e tre belle “pesanti”. La prima è stata l’enciclica papale Laudato sì. Non che sia stata una cosa improvvisa, la Chiesa cattolica è molto cauta e molto lenta, ma ormai da anni era chiaro che percepiva l’importanza del problema con il clima e non lo sottovalutava. Così, l’enciclica ha completamente cambiato i termini del dibattito. Mentre prima c’era chi presentava il cambiamento climatico come una faccenda inventata da un gruppetto di scienziati cattivi per incassare un po’ di contratti di ricerca, ora è un accusa un po’ difficile da lanciare contro il Papa e la chiesa cattolica tutta intera.

Poi, c’è stato il successo della conferenza Cop21 a Parigi. Certo, con tutti i limiti di un accordo non vincolante, ma è stata comunque una cosa strepitosa: ci pensate? 190 governi hanno firmato una dichiarazione che parte dal concetto che il cambiamento climatico esiste, è causato dall’uomo, e che bisogna fare qualcosa per fermarlo…. Anche questa è una cosa che demolisce l’idea corrente che sia tutto un abbaglio di un gruppetto di scienziati un po’ lunatici.

Infine, c’è stata l’accelerazione degli aumenti di temperature con il 2015 l’anno più caldo da quando si fanno misure. E non sono solo misure un po’ astrali fatte non si sa dove e non si sa da chi. L’estate scorsa, la botta delle alte temperature l’abbiamo sentita tutti. Anche questa, non è stata cosa da poco; ha completamente demolito la storia della “pausa” nel riscaldamento globale che aveva fatto breccia nell’opinione pubblica. Molti ci avevano creduto in perfetta buona fede, ma si stanno accorgendo ora che erano stati imbrogliati.

Il cambiamento della percezione dell’importanza del problema è qualcosa di cui ci possiamo accorgere facilmente. Da una parte, ci sono i cosiddetti “scettici”, quelli che negano la scienza del clima con vari argomenti più o meno arzigogolati. Questi sono in rotta completa e con la loro reazione stanno dando un nuovo significato al concetto di “arrampicarsi sugli specchi”. Per esempio, continuano ad accusare gli scienziati di “taroccare i dati”. Ma se gli scienziati taroccano i dati, allora perché non hanno taroccato anche la famosa “pausa”? E perché avete creduto ai dati che parlavano di pausa e non credete adesso quelli che mostrano un aumento rapido delle temperature? Gli stessi “scettici” si lamentano dell’“appiattimento” dei media sull’interpretazione del cambiamento climatico. Si rendono conto di essere stati marginalizzati e di avviarsi ormai a diventare una frangia di opinioni un po’ stramba ed estrema, tipo quelli che straparlano del mostro di Loch Ness o del pianeta Nibiru.

Anche a livello internazionale, la posizione anti-scienza è in netta difficoltà. Basti pensare che sul National Review non hanno trovato di meglio per criticare i risultati della Cop21 che un’elucubrazione sulla cacca di cavallo prodotta un secolo fa. No, veramente, a raccontarlo sembra una favoletta, ma è vero. Hanno scritto un articolo che fa proprio questo ragionamento (l’intera storia la trovate qui)!

Ma il cambiamento più interessante lo senti con l’“opinione pubblica”. Io me ne sono accorto dai commenti che sono arrivati a un mio post. Solo uno o due anni fa, scrivere di clima sul Fatto (o in qualunque altro posto) ti tirava addosso torme di assatanati che non trovavano di meglio che insultarti come propagandista, venduto, imbroglione, nemico del popolo, e cose del genere. Ma, con questo ultimo post, ho notato un netto cambiamento. Non che gli insulti e le sparate a caso siano spariti, ma il numero di assatanati sembra essere nettamente diminuito. Allo stesso tempo, ho notato un buon numero di persone che hanno commentato con richieste di informazione. Persone ancora sotto l’effetto delle varie leggende: il periodo caldo medievale, la Groenlandia verde, e cose del genere. Ma anche persone che si stanno rendendo conto di essere state imbrogliate dai cosiddetti “scettici” e che cercano di informarsi meglio.

E ora? Beh, abbiamo fatto un bel passo avanti in termini di percezione del problema. Se poi il 2016 sarà ancora più caldo del 2015, come indicano le previsioni, dovremo soffrire un’estate ancora più calda di quella, già pesantissima, del 2015. Questa sarà una dura lezione da imparare, ma finiremo per impararla. Ovviamente, da qui a dire che il problema si può risolvere, ci corre un bel po’. Certamente, però, non si può risolvere nessun problema se non ci si rende conto, perlomeno, che esiste. Quindi, stiamo avanzando nella giusta direzione. Continuiamo così!