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Conciatore italiano del gruppo LVMH “compra pelli di animali da terreni deforestati in Sud America e fa lobbying in Ue”

L'inchiesta della ong Global Witness, pubblicata in esclusiva da Politico Europe, punta il dito contro il gruppo Nuti Ivo, il cui amministratore delegato è anche presidente dell'Associazione nazionale conciatori italiani. Sia il gruppo Nuti Ivo sia il colosso francese hanno respinto le accuse
Conciatore italiano del gruppo LVMH “compra pelli di animali da terreni deforestati in Sud America e fa lobbying in Ue”
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L’azienda italiana produttrice di pelletteria, gruppo Nuti Ivo, ha acquistato pelli di animali da aziende paraguaiane legate a terreni deforestati. L’importazione dal Paese del Sud America, nel solo 2025, è stata di circa 2.710 tonnellate di cuoio, per un valore di 3,4 milioni di euro. È l’accusa che l’ong Global Witness – un’organizzazione internazionale che si occupa dell’impatto ambientale delle imprese – ha mosso alla conceria guidata da Francesco Nuti, controllata dal 2023 dalla società di lusso francese LVMH. Nuti, peraltro, è presidente dell’Associazione nazionale conciatori italiani. L’inchiesta dell’ong è stata pubblicata in esclusiva dall’edizione europea di Politico.

Oltre a ciò, secondo il quotidiano con sede a Bruxelles, Nuti è stato protagonista di una campagna di lobbying presso le sedi dell’Unione europea per far sì che le norme in via di definizione della UE Deforestation Law – in stallo dopo alcuni significativi rinviinon includano il pellame importato. Il ragionamento suona più o meno così: le vacche – o i bufali – andrebbero comunque uccisi, tanto vale sottrarre loro la pelle e non buttarla via. Nuti avrebbe partecipato a un incontro al Parlamento europeo, organizzato da Dario Nardella, con lobbisti, politici e rappresentanti dei governi, per sostenere le proprie ragioni: “Se non riusciamo a procurarci la materia prima di cui abbiamo bisogno, siamo fuori mercato, semplicemente, da un giorno all’altro”.

Stando al report di Global Witness, Nuti ha collaborato con fornitori ad alto rischio di deforestazione su oltre 100mila ettari in Paraguay. Terreni – in parte – rivendicati dalle comunità indigene. L’inchiesta ha puntato sulla conceria paraguaiana Parpelli, di cui Nuti è comproprietario al 40% e dalla quale il suo gruppo si sarebbe rifornito. In ogni caso, sia LVMH sia il gruppo Nuti Ivo hanno dichiarato di non rifornirsi di pelli provenienti dal Sud America, e che anzi sono entrambi impegnati nella lotta alla deforestazione, tanto all’interno delle proprie attività quanto nella catena di approvvigionamenti. Quando a LVMH sono stati mostrati i dati relativi a Parpelli, la società francese con a capo Bernard Arnault ha commentato che Nuti Ivo “si è approvvigionata di quantità molto ridotte in Sud America nell’ambito di un accordo preesistente all’acquisizione”.

L’EU Deforestation Law vieta l’immissione e l’esportazione di prodotti legati a terreni disboscati dopo il dicembre del 2020. È stata adottata nel 2023, ma la sua applicazione, a seguito del maggior peso dei partiti sovranisti in Europa, è stata rimandata più volte. Il regolamento dovrebbe diventare efficace entro la fine del 2026 ma proprio in queste settimane la Commissione Ue dovrebbe proporre modifiche all’impianto normativo.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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