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La Ue: “Non esiste uscita unilaterale dal Patto”. Giorgetti: “Le regole devono essere flessibili e non aggravare le fasi di debolezza”

Il ministro dell'Economia, in audizione sul Documento di finanza pubblica, ha parlato del nuovo Patto di stabilità da lui stesso firmato nel 2024 dicendo che occorre "misurarne l’adeguatezza alla prova dei fatti" e "la disciplina di bilancio non può e non deve essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico"
La Ue: “Non esiste uscita unilaterale dal Patto”. Giorgetti: “Le regole devono essere flessibili e non aggravare le fasi di debolezza”
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Martedì pomeriggio un portavoce della Commissione europea ha chiarito che “non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita” come ipotizzato nei giorni scorsi dal senatore della Lega Claudio Borghi e dal vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini dopo che Bruxelles ha chiarito come non ci siano le condizioni per attivare la clausola di salvaguardia. “Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”, ha continuato il portavoce, e quelli sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo come l’Italia “devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Documento di finanza pubblica alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, è partito da qui, pur senza evocare direttamente la proposta di Borghi: parlando del nuovo Patto di stabilità, da lui stesso firmato nel 2024, ha detto che “resta da valutare se le nuove regole mostreranno un livello sufficiente di flessibilità anche nelle fasi “non ordinarie”, come quella attuale, e misurarne quindi l’adeguatezza alla prova dei fatti: la disciplina di bilancio non può (e non deve), quindi, essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico”.

“Regole efficaci sono quelle che rafforzano la stabilità senza aggravare le fasi di debolezza e che consentono di adottare misure adeguate con la necessaria tempestività, attivando presidi straordinari anche quando gli effetti degli shock non sono ancora pienamente visibili, ma sono già all’opera tutti i canali di trasmissione che, in assenza di adeguate contromisure, avrebbero conseguenze non trascurabili sull’evoluzione degli scenari”, ha aggiunto. “È questo equilibrio tra rigore, crescita e capacità di adattamento che l’Italia considera decisivo nella nuova fase che l’Europa si trova ad affrontare”.

Il quadro attuale di “incertezza e instabilità” che “incide sulle aspettative degli operatori economici e, in particolare, su decisioni di investimento e dinamica dei tassi di interesse” rende difficile fare previsioni, ha sottolineato il titolare del Mef, e richiede “realismo: non siamo di fronte a dinamiche determinate dalle scelte dei singoli governi europei, ma a shock esterni che investono in misura trasversale tutte le economie avanzate. Per un Paese come l’Italia, fortemente integrato negli scambi internazionali e dipendente dalla stabilità energetica, ciò impone una linea chiara: rafforzare la tenuta del sistema produttivo, consolidare la credibilità della finanza pubblica e mantenere la capacità di proteggere famiglie e imprese dagli effetti più destabilizzanti di shock che hanno origine al di fuori dei nostri confini”.

Il ministro dell’Economia, nonostante la crescita del Paese in base alle stime del governo sia a dir poco stentata, ha sostenuto che “in un contesto divenuto più complesso, l’Italia possiede punti di forza, come riconosciuto anche da tutti gli organismi internazionali e da ultimo dall’Ocse” e rivendicato che “questo Governo ha ridotto in modo significativo il deficit senza ricorrere a manovre restrittive, grazie a una gestione prudente e responsabile della finanza pubblica, a un costante monitoraggio della spesa pubblica e ai buoni risultati ottenuti sul fronte delle entrate”. Quanto alla mancata uscita dalla procedura di infrazione, il ministro ha detto che il dato utilizzato dall’Istat sul superbonus che ha impattato sulla stima del deficit “è una stima, inevitabilmente influenzata dal momento temporale nel quale è stata definita” mentre “con il passare dei mesi e, in particolare, a partire dallo scorso mese di marzo, i dati di stima utilizzati sono stati progressivamente affiancati da dati di verifica analitica del valore dei crediti, che ha potuto tenere conto del sequestro di numerosi crediti connessi a presunte frodi”.

Il proseguimento delle attività di controllo “consentirà di disporre di un quadro informativo ancora più completo e aggiornato, che auspico potrà essere considerato nell’aggiornamento delle stime di settembre, al pari di altre poste per cui sono in corso approfondimenti con Istat”.

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