In Tunisia la rivolta dei disoccupati è arrivata anche a TunisiE dopo giorni di cortei pacifici sono aumentate le devastazioni e gli scontri con la polizia. Per questo il ministero dell’Interno ha ordinato il coprifuoco in tutto il paese dalle 20 alle 5 del mattino. Nella capitale la situazione è particolarmente tesa nel quartiere Cité Etadhamen dove nella notte tra il 21 e il 22 gennaio sono state arrestate 16 persone perché ritenute responsabili di atti di vandalismo. Ci sono stati scontri anche in altre zone della città: a Sejoumi, Sidi Hassin, Mnihla e Intilaka sono stati saccheggiati diversi negozi e una banca. Ora la situazione è tornata sotto controllo, con le forze di sicurezza e l’esercito a presidiare l’area.

Nella notte ancora tensioni a Kasserine dove da martedì non viene rispettato il coprifuoco dalle 18 alle 5 del mattino. Cortei e sit-in anche a Tajerouine, Kairouan, GafsaSfax Douz, Biserta e Sousse. Le manifestazioni complessivamente interessano 16 dei 24 governatorati del paese e continuano anche di giorno. A  Sidi Bouzid un gruppo di dimostranti hanno provato a forzare la sede del governatorato lanciando sassi contro gli agenti,  ma sono stati respinti con i lacrimogeni. A Jendouba invece un gruppo di manifestanti è riuscito a entrare nella sede della regione. Ad Ariana, città a nord di Tunisi, alcuni giovani hanno bruciato tronchi e copertoni e hanno poi bloccato la strada statale.

Le proteste si erano inasprite a Kasserine dopo che il 17 gennaio un giovane insegnante disoccupato è morto fulminato da un cavo dell’alta tensione di un pilone elettrico. L’uomo stava manifestando perché era rimasto escluso dalle graduatorie del dipartimento regionale dell’istruzione. Mentre ieri un poliziotto è stato ucciso da alcuni dimostranti. Proprio a Kasserine alcuni manifestanti hanno formato dei comitati per proteggere le istituzioni pubbliche dai saccheggi, così come era successo durante la rivoluzione dei Gelsomini del 2011. E anche il colonnello Khalifa Chibani ha voluto distinguere le persone violente dai manifestanti che rivendicano i diritti sociali.

Intanto sul piano politico il parlamento ha indetto una riunione straordinaria sulla situazione sociale e sulla sicurezza del paese. Anche per questo il premier Habib Essid ha deciso di annullare i suoi impegni al World Economic Forum economico di Davos e stasera farà ritorno in patria. Il tasso di disoccupazione del paese è al 15% contro il 12% del 2010. Ma tra le istituzioni c’è anche molta confusione sui provvedimenti da adottare. Il ministro delle Finanze ha infatti smentito l’annuncio di assunzione di 6mila disoccupati nella regione di Kasserine. Lo ha definito un errore di comunicazione.