Il famigerato “Sblocca Italia” non smette di riservare spiacevoli (e dannose) sorprese per l’ambiente. Alle trivelle si aggiungono ora infatti anche gli inceneritori.

La nuova bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) attuativo dell’art. 35 della Legge 164/2014, discussa mercoledì 20 gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni, prevede la costruzione di nuovi inceneritori e il potenziamento di altri impianti già funzionant in alcune Regioni italiane.

Insieme ad altre associazioni e movimenti (Zero Waste Italy, Legambiente, Fare Verde e Wwf), Greenpeace nei giorni scorsi ha criticato aspramente questa bozza di decreto, dato che parte da un assunto grottesco quanto irricevibile: il pretrattamento dei rifiuti (la procedura che permette di differenziare ulteriormente i rifiuti) viene infatti scoraggiato a favore dell’incenerimento. Ovviamente, non c’è niente di più sbagliato.

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La proposta del ministro Galletti, inoltre, non tiene conto del fatto che i trend di raccolta differenziata in Italia sono in crescita e che, a livello comunitario, vengono approvate normative che vanno esattamente in direzione opposta rispetto alla strada intrapresa dall’Italia.

L’approvazione del decreto nella forma attuale avrebbe infatti delle drammatiche conseguenze, generando in futuro una paradossale situazione per cui in alcune Regioni si dovrebbe fermare la raccolta differenziata, pur di garantire materiale da bruciare ai nuovi inceneritori.

Un paradosso ancora più grande se si considera che il “Collegato ambientale” approvato di recente prevede interventi che vanno in direzione contraria: economia circolare, promozione del compostaggio e ritorno al vuoto a rendere.

Come spesso avviene con il governo Renzi in materia ambientale, ci troviamo dunque in una situazione in cui la confusione regna sovrana. Non tutto è ancora perduto, però. C’è ancora la speranza che il decreto subisca delle modifiche sostanziali e che le Regioni italiane si oppongano a questo nuovo scempio amministrativo. Proprio le stesse Regioni (ben quindici) che ieri hanno cambiato la propria opinione rispetto ai mesi scorsi, dando un primo parere positivo alla bozza durante la Conferenza Stato-Regioni, pur richiedendo l’inserimento di alcuni emendamenti.

Perché questa netta inversione di tendenza? Ieri solo Umbria, Abruzzo, Molise, Lombardia e Marche hanno confermato un secco NO alla nuova bozza, a differenza delle altre 15 Regioni che, per l’appunto, hanno invece espresso parere favorevole.

Greenpeace sostiene con fermezza la posizione delle cinque Regioni contrarie ai piani del governo in questa materia, perché non c’è niente di “strategico” nel bruciare rifiuti.

Probabilmente il prossimo 29 gennaio si terrà una nuova sessione della Conferenza Stato-Regioni, in cui verrà nuovamente discussa la bozza di Dpcm. Chiediamo con forza al ministro Galletti di ripensarci, e confidiamo che l’ultimo baluardo istituzionale rimasto, le Regioni, si compattino nuovamente in vista della prossima discussione sul decreto, per far sì che questo nuovo abominio istituzionale venga bocciato.