La Commissione di inchiesta costituita dal governo britannico per fare luce riguardo le ripetute accuse di omicidi, abusi e torture effettuate dalle forze armate di Sua Maestà ha chiesto a circa 300 militari di rispondere di presunti crimini di guerra riscontrati. In particolare, si tratta di soldati impiegati durante il conflitto in Iraq tra il 2003 e il 2009. Secondo Mark Warwick, alla guida dell’Iraq historic allegations team (Ihat) e in precedenza detective della polizia, intervistato dal quotidiano inglese Indipendent ha rivelato che sono già stati identificati diversi casi da sottoporre alla magistratura.

Per gli inquirenti dell’Ihat sono più di 1.500 le vittime della violenza dei soldati inglese, con almeno 280 “uccisioni illegali”. I tempi per completare le indagini sono lunghi, “dai 12 ai 18 mesi per concludere l’intera inchiesta”. La commissione è composta da 145 persone, inclusi alcuni membri della Royal Navy Police e funzionari pubblici.

Intanto una nota proveniente dal ministero della Difesa ha sottolineato che “la stragrande maggioranza del personale britannico impegnato in operazioni militari si comporta con professionalità e rispettando la legge”. Dal dicastero guidato dal ministro Michael Fallon è specificato che le accuse di presunti abusi vengono considerate con “estrema serietà” e che le indagini in corso sono effettuate proprio per “stabilire i fatti”.