La stabilizzazione dei mercati asiatici a seguito delle nuove misure annunciate dalle autorità cinesi ha permesso ai listini europei di aprire con il segno più, ma dopo un avvio deciso le borse Ue si sono indebolite. Milano, che si è spinta a guadagnare oltre un punto percentuale, ha poi limato i guadagni. A pesare è il secondo giorno di debolezza dei mercati asiatici, che hanno chiuso comunque in recupero rispetto ai crolli di lunedì: l’indice Shanghai Composite a fine seduta lascia sul terreno lo 0,26% dopo il -6,8% di lunedì. L’indice Shenzhen, che ieri ha perso oltre l’8%, archivia invece gli scambi in ribasso dell’1,3%.

Il governo cinese, tramite fondi controllati dallo Stato, è intervenuto sui mercati azionari per cercare di riportare la calma dopo il crollo di ieri e ridare fiato allo yuan finito ai minimi degli ultimi 5 anni con il crollo delle Borse. Secondo Bloomberg fondi pubblici stanno comprando massicciamente titoli. E la Banca centrale cinese ha immesso circa 20 miliardi di dollari nel mercato, la più grande iniezione di liquidità da settembre. I fondi sono stati offerti al 2,25%.

Il calo è stato in parte innescato dalle paure legate al termine fissato all’8 gennaio per un divieto di sei mesi alla vendita delle azioni per i principali azionisti delle società quotate, imposto durante le turbolenze dell’estate scorsa. La fine del blocco libererebbe un valore stimato delle azioni pari a 190,23 miliardi di dollari. Ma almeno dieci compagnie cinesi hanno fatto sapere che i loro azionisti di controllo, o il management di alto livello, sarebbero pronti a continuare a non vendere le proprie azioni sul mercato secondario per i prossimi 6 o 12 mesi, proprio per sostenere la Borsa.

La ‘sindrome cinese’, che ha ricordato i crolli di agosto, è tornata a farsi sentire sui mercati in un lunedì nero in cui negli Usa Wall Street ha registrato la peggiore apertura dal 1932. Le ultime volte in cui New York aveva aperto la prima seduta dell’anno con perdite superiori all’1% è stato nel 2001 e nel 2008, anni di recessione. A peggiorare il quadro, alimentando l’incertezza, ci sono le tensioni in Medio Oriente fra Arabia Saudita e Iran.

L’ondata di vendite che si è abbattuta sui mercati è stata innescata dalla Cina, dove lo yuan ai minimi da quasi cinque anni sul dollaro, e il quinto calo consecutivo della produzione manifatturiera cinese, hanno fatto temere un rallentamento più forte del previsto del Dragone e dell’economia globale. Secondo il capo economista del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, la Cina potrebbe ancora una volta “spaventare” i mercati nel 2016. L’economia è in transizione e le sfida da affrontare sono diverse. L’impatto della frenata cinese “è già stato più forte del previsto”, ha affermato l’economista.