Al suono della prima campanella del 2016 c’era anche Matteo Renzi. Il premier non ha voluto mancare al debutto a Piazza Affari di Ferrari, andato in scena però in una giornata funestata dal tonfo delle borse asiatiche che a valanga ha mandato a picco anche tutte le piazze europee. Mentre Wall Street registra la peggiore apertura dal 1932. Con il risultato che i titoli del Cavallino rampante, già negoziati a New York dallo scorso ottobre, subito dopo l’avvio delle contrattazioni hanno perso terreno rispetto ai 43 euro ad azione dell’apertura e sono stati sospesi a causa delle pressioni al ribasso, per poi recuperare e chiudere a +0,53%. Il listino milanese ha invece inaugurato la prima seduta dell’anno in calo dell’1,2% per poi aggravare il rosso e chiudere a -3,2.

Una tempesta perfetta che non ha scoraggiato il presidente del Consiglio dal fare paragoni tra la “corsa” di Ferrari e l’Italia che quest’anno deve “iniziare a correre più forte degli altri”. Né dal rivendicare apertamente come un successo del governo la scelta della “doppia quotazione”, fatta da Sergio Marchionne su sua esplicita richiesta. Poco importa che l’azienda simbolo del made in Italy abbia ormai sede legale in Olanda (quella fiscale resta in Italia, ha assicurato Marchionne) e che Milano sia appunto solo la piazza secondaria di negoziazione delle azioni Ferrari. Già in ottobre, poco prima del debutto a Wall Street, Renzi aveva pubblicamente ringraziato l’amministratore delegato di Fiat Chrysler per “l’impegno” a portare le Rosse anche in Borsa italiana. Di qui l’invito ufficiale fatto recapitare da Marchionne e la decisione di presenziare alla cerimonia. Una prima assoluta per il presidente del Consiglio, che non c’era il giorno del collocamento di Fincantieri né quello di Poste Italiane, le prime grandi privatizzazioni di questo governo. “E’ un bellissimo messaggio per l’intero Paese”, ha detto Renzi dal palco, definendo la quotazione “straordinaria occasione per gli investitori” e ribadendo i ringraziamenti a Marchionne. Il manager italo-canadese ha ricambiato le cortesie ringraziando il premier per aver ” trovato il tempo di venire qui nonostante un’agenda fitta di impegni” e “per quello che sta facendo per il Paese”.

Le azioni Fca spogliate del valore di Ferrari calano a 8,15 euro – “Ferrari, un nuovo traguardo e una nuova partenza”, ha scritto Marchionne sul libro della Borsa, dopo aver detto che “l’unico vero obiettivo è riportare il titolo a Maranello”. Presenti alla cerimonia John ElkannPiero Ferrari (il figlio di Enzo, che ha il 10% della casa di Maranello), l’amministratore delegato della società Amedeo Felisa e il team principal della scuderia delle Rosse Maurizio Arrivabene. I titoli di Maranello, che anche a Milano come a New York hanno il simbolo Race, a metà mattinata sono stati riammessi alle negoziazioni e hanno recuperato terreno archiviando la prima seduta a 43,6 euro. Le azioni Fca, spogliate dal valore di Ferrari, hanno invece chiuso 8,15 euro contro i 12,9 della chiusura del 31 dicembre, ultima seduta del 2015.

Completata separazione di Ferrari da Fiat Chrysler – Domenica intanto è stata completata la separazione di Ferrari dalla casa madre Fiat Chrysler, a cui i soci hanno dato il via libera il 3 dicembre. Ora gli azionisti Fiat hanno diritto a ricevere un’azione ordinaria Ferrari ogni dieci azioni ordinarie Fca in portafoglio. L’operazione sarà completata tra il 6 e il 7 gennaio, per cui venerdì 8 sarà il primo giorno in cui la totalità delle azioni Ferrari assegnate con lo scorporo sarà quotata regolarmente. Bisognerà aspettare quindi la fine della settimana per conoscere il nuovo valore dei due titoli separati e capire quanto il mercato valuta Fiat Chrysler da sola. Mercoledì 31 Fca aveva una capitalizzazione di 16,9 miliardi, mentre Ferrari ha archiviato la seduta a Wall Street a 48 dollari, circa 44 euro, per un valore di borsa di 8,3 miliardi.

Gli Agnelli mantengono il controllo senza investire – A valle dello scorporo, la holding Exor della famiglia Agnelli sarà azionista di controllo non solo di Fiat Chrysler ma anche di Ferrari: senza sborsare un euro avrà il 23,5% del capitale ma “peserà” per il 33,4% grazie al voto maggiorato. Inoltre per il Cavallino rampante Exor ha firmato un patto parasociale con Piero Ferrari che ha il 15,4% dei diritti di voto, per cui il controllo resta saldamente nelle mani degli Agnelli. Che hanno anche portato a casa il trasferimento in Fiat dei 2,25 miliardi che erano nelle casse di Ferrari, oltre ai guadagni pro quota dalla quotazione.