La campagna stampa de “Il Mattino” sul caso Cosentino, in carcere a Natale senza il conforto della visita della moglie, è iniziata in prima pagina il 22 dicembre con un editoriale di Luigi Labruna dal titolo che non lasciava spazio a dubbi: “L’umanità calpestata”. Ed è proseguita nei giorni successivi tra articoli, interviste e un nuovo editoriale di Massimo Adinolfi, firma della fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema: “Quella visita negata due volte è un simbolo di giustizia malata”.

È stato il gip di Napoli Nord a vietare alla signora il permesso di incontrare il marito detenuto a Terni durante le feste natalizie. E il principale quotidiano della Campania si è schierato senza se e senza ma con l’ex sottosegretario all’Economia di Forza Italia, imputato di concorso esterno in associazione camorristica a Santa Maria Capua Vetere e in carcere o ai domiciliari quasi ininterrottamente dalla primavera del 2014 per diverse accuse. Il Mattino ha preso posizione attraverso articoli argomentati con garbo e acume, citando Cesare Beccaria (Labruna) e ricordando la funzione rieducativa della pena che deve “rieducare e non umiliare” (Adinolfi). Ai magistrati che si sono occupati di Cosentino, e alla lunghezza dei processi in corso, sono riservate critiche sobrie e contenute, che non dimenticano la gravità dei capi di imputazione che pendono sul capo dell’ex politico, destinatario di quattro ordinanze cautelari per camorra, reimpiego di capitali illeciti, estorsione al titolare di un concorrente nel settore dei carburanti, corruzione di una guardia carceraria. Ma proprio quest’ultima vicenda non è stata adeguatamente sviscerata e spiegata. È quella che da sola spiega il ‘no’ del gip all’incontro tra i coniugi Cosentino. La signora infatti è coindagata col marito nell’inchiesta sulla presunta corruzione dei secondini del penitenziario di Secondigliano che consentirono a Cosentino un regime carcerario privilegiato e al di fuori delle regole. Per questa vicenda, l’ex sottosegretario è stato trasferito con procedura d’urgenza a Terni. Può un gip consentire un incontro in carcere tra due indagati, innocenti fino a sentenza definitiva, in una storia di corruzione a guardie carcerarie? Il giudice deve rifletterci bene, e può legittimamente opporre un diniego, perché altrimenti c’è il rischio concreto di ricreare le condizioni della “reiterazione del reato”.