Mimose che fioriscono a Natale. Campi in cui spuntano i primi fili d’erba, come in primavera. Neve praticamente assente in tutto l’arco alpino. L’inverno 2015 sembra essere arrivato solo sul calendario. E il fenomeno non è limitato all’Italia. In questi giorni di festa a New York si può girare in maniche corte, con la temperatura che raggiunge i 21 gradi centigradi. E persino al Polo Nord la neve si fa attendere. Secondo gli esperti del National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Usa, sul banco degli imputati c’è “El Niño”, l’aumento delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico che si verifica, con una frequenza che può variare tra i due e i sette anni, nei mesi di dicembre e gennaio.

Ma che cosa sta accadendo al clima, con un’insolita alta pressione che in Italia, malgrado l’inverno, ha fatto sparire pioggia e vento, trasformando molte città in cappe di smog, e mettendo a rischio la salute dei cittadini? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Tutta colpa di El Niño?
El Niño è uno dei fenomeni tropicali periodici alla base del motore climatico terrestre. In genere, porta con sé eventi estremi, come siccità e inondazioni, e ha un effetto pronunciato sull’innalzamento delle temperature del Pianeta.

E nel nostro Paese che cosa sta succedendo?
Dall’inizio di novembre ad oggi sull’Italia è stata notevolmente intensa l’anomalia di precipitazioni, con picchi di deficit pluviometrico, in particolare sull’alto versante tirrenico. Nel contempo, le temperature si sono mantenute su valori ben al di sopra di quelli di riferimento climatico degli ultimi 30 anni. Tutto ciò è determinato dal persistente campo di alta pressione delle Azzorre, che ha dominato in questo periodo in maniera pressoché incontrastata.

Come mai non c’è quasi traccia di neve naturale sulle Alpi, e invece nevica sul Gran Sasso?
Questa situazione di alta pressione ha, da un lato limitato moltissimo l’accumulo di neve sull’arco alpino e, dall’altro, facilitato il progressivo scioglimento di parte della neve caduta, per via delle temperature elevate. Nel centro sud, invece, sia il deficit di precipitazioni che le anomalie positive di temperatura sono state meno intense.

A che cosa è dovuta l’assenza così prolungata di piogge?
Al dominio incontrastato dell’anticiclone delle Azzorre sul settore euro-mediterraneo, che ha fatto da scudo all’ingresso delle perturbazioni atlantiche nel Mediterraneo, e in particolare sulla nostra Penisola, relegando le piogge sull’estremo nord europeo.

Il risultato è la presenza di una cappa di smog sull’Italia.
In inverno, in presenza di alta pressione e scarsità di ventilazione, è normale osservare un forte ristagno di aria nelle aree urbane. Questo implica la comparsa della nebbia e la permanenza degli inquinanti, con le ben note implicazioni per la salute e le conseguenti azioni per la riduzione delle fonti di emissione.

Si tratta di fenomeni rari in questa stagione, o frequenti ormai negli ultimi anni?
Per quanto riguarda questa stagione nel suo complesso, siamo in presenza di un periodo fortemente anomalo, ma comunque raro per durata e intensità. Alcune sue caratteristiche, però, come la scarsità o la riduzione di precipitazioni in questa parte dell’anno, o le temperature miti e la forte diminuzione di giornate particolarmente fredde, stanno invece divenendo progressivamente più frequenti.

Come si spiegano questi fenomeni dal punto di vista scientifico?
Sappiamo ormai  molto sui meccanismi fisici che determinano queste condizioni meteorologiche. Condizioni che, se da un lato forniscono temperature miti e gradevoli, dall’altro alterano notevolmente alcuni processi legati al ciclo dell’acqua e della qualità dell’aria, con un impatto enorme sia sugli ecosistemi che sulla salute umana. Parte di ciò che stiamo vedendo in questi giorni è in linea con alcuni segnali di cambiamento climatico in atto: tra i più evidenti in questo periodo c’è la forte diminuzione delle giornate molto fredde e, ancor di più, delle ondate di freddo.