A Cremona è diventato una barzelletta. Un furgone si è incastrato dopo tre giorni; i ciclisti arrancano, in piedi sui pedali; i pedoni, soprattutto i più anziani, arrivati su prendono fiato; le ambulanze e i vigili del fuoco non passano.

Qualcuno lo ha già battezzato, scherzosamente, il piccolo Pordoi, il sottopasso di via Brescia inaugurato qualche settimana fa in prossimità del centro città. Senso unico per le auto, doppio senso per ciclisti, corsia pedonale. La struttura sulla quale corre la ferrovia che, per via delle polemiche che ha già scatenato in fase di progettazione e per quelle che ancora non si sono smorzate ora che è aperto, è al centro – quasi quotidianamente – del dibattito politico, e con la stessa frequenza campeggia sui media locali. Un’opera sotto accusa per la pendenza delle due rampe, quasi il 12%, e per l’altezza, di soli 2,52 metri.

Nemmeno erano passati tre giorni dal taglio del nastro, che un ambulante del mercato cittadino, mentre si stava recando al lavoro, si è incastrato con il suo furgone. Solo tra mille difficoltà, arrivando addirittura a rompere la frizione, il mezzo è riuscito a giungere dall’altra parte. Ma è ancora lì da vedere la striscia bianca che documenta come il furgone sia passato solo dopo grandi sforzi. La sera stessa dell’inaugurazione, una persona è caduta in bicicletta, e una volta chiamata l’ambulanza i sanitari non sono riusciti a transitare e hanno dovuto raggiungere a piedi il ferito, il quale, per fortuna, non aveva riportato serie conseguenze.

Fantasiosa, a detta dell’opposizione, è poi la soluzione viabilistica dei 20 Km/h come velocità massima consentita per il transito. “Con quali strumenti si rileverà una velocità così bassa? E quanti ciclisti alla fine della rampa in discesa saranno in multa per eccesso di velocità, in quanto anche loro, utilizzando un veicolo, non sono esenti dal rispetto della norma?”.

“La vigente normativa regionale – sostiene il Movimento Cinque Stelle in una interrogazione – prevede che la pendenza sia commisurata alla lunghezza delle rampe. Ossia oltre i cinque metri la pendenza massima è del 5%, mentre qui sfioriamo, almeno nella parte più ripida, il 12%”. Quanto all’altezza, “il sottopasso di Via Brescia è di 2,52 metri, quindi inferiore all’altezza minima dei 3,2 metri prevista in questi casi”.

“Ciò che meraviglia, in questa situazione tragicomica – spiega a ilfattoquodiano.it Elia Sciacca, esperto in cantieristica e da qualche anno attivista Cinque Stelle – è come possa essere stata collaudata l’opera con tanto di firme degli uffici tecnici comunali. Un’opera che non rispetta né le leggi nazionali, né quelle regionali”. Non solo. “Meraviglia pure come Regione Lombardia abbia finanziato il progetto nonostante la non conformità con il disegno originario”. Il piano della precedente giunta prevedeva infatti un doppio senso di marcia per gli autoveicoli; la nuova amministrazione, in carica da un anno e mezzo, ha optato per il senso unico con pista ciclopedonale a fianco. Tra l’altro senza un divisorio netto tra le corsie per i ciclisti e quella per i pedoni.

Per la verità, a fine ottobre, è spuntata una lettera della Regione, nella quale sono espresse riserve sul progetto così come è stato realizzato, con la conseguenza che il Comune potrebbe essere costretto a restituire il contributo utilizzato per realizzare la struttura. Una missiva, ottenuta dalla minoranza in consiglio con regolare richiesta di accesso agli atti, in cui si legge che “considerato che il finanziamento è stato destinato a realizzare una strada a doppia corsia di marcia, il suo utilizzo con una sola corsia veicolare ed una ciclabile comporta un deprezzamento dell’opera, con un criticabile uso delle risorse pubbliche”. La Regione “dispone la decadenza del contributo qualora l’intervento pregiudichi il raggiungimento degli obiettivi e della finalità originarie” e resta in attesa di conoscere le controdeduzioni degli uffici comunali.

Twitter: @bacchettasimone