In questi giorni giornali, Tv e radio ci hanno inondato di notizie. Uno tsunami d’informazioni sui luoghi dell’attentato, sulle armi usate dai terroristi, sulle dichiarazioni dei politici e sulle povere esistenze spente quella notte. Un’immensa onda di immagini e parole che ha commosso ma anche suscitato rabbia. Tuttavia, da questo oceano di notizie che poco alla volta si va ritirando, non resta nemmeno una goccia di consapevolezza sul perché degli attentati.

Nessuna seria riflessione è iniziata per tentare di capire le vere ragioni che hanno spinto dei ragazzi poco più che ventenni ad imbestialirsi in tal modo da giungere a trucidare dei coetanei e farsi esplodere. Le trasmissioni Tv di questi giorni, con fastidioso paternalismo, hanno trattato i telespettatori come bambini che non devono sapere tutto, soprattutto, non devono interrogarsi su cosa davvero sia accaduto. Nessuna riflessione in grado di sforzarsi a capire le ragioni dell’altro fu fatta nemmeno sul video postumo di Coulibaly, uno degli autori del primo attacco a Parigi: “Non potete attaccare e non aspettarvi rappresaglie giocando a fare le vittime (…) bombardate e uccidete dei civili e dei combattenti, perché? Siete voi che decidete cosa succede sulla Terra. No, non possiamo lasciarvelo fare ”.

Tra le 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media elaborate da Noam Chomsky, una spiega che se ci si rivolge ad una persona come se fosse un dodicenne, la sua reazione sprovvista di senso critico sarà come quella di una persona di dodici anni o meno. Ma sempre più italiani sono stufi di essere trattati come bimbi. Il mainstream mediatico a reti unificate continua a sparare immagini di uomini bruti e barbuti che brandiscono kalashnikov e lancia razzi magari costruiti in Occidente. L’importante è individuare un nemico. Nessun approfondimento su chi l’ha creato, chi gli procura le armi, chi lo finanzia e soprattutto perché ci odia tanto. Domande, le cui risposte potrebbero squarciare il velo d’ipocrisia che cela una realtà diversa da quella che ci è stata narrata.

E allora, quotidianamente occorre ingoiare le velenose opinioni della Santanché e i titoli di giornale di Belpietro miranti ad innescare l’odio tra popoli, invece di puntare il dito contro le élite responsabili. Possibile che questo Paese sappia offrire agli anziani, alle casalinghe e ai troppi disoccupati solo dei pomeriggi in sale scommesse o le trasmissioni di Barbara D’Urso? Questo spiega lo smarrimento di molti e l’ascesa di personaggi come Salvini.

Gran parte del pubblico occidentale è all’oscuro dei crimini commessi dagli eserciti capeggiati dagli Usa in Medio Oriente. Della guerra civile che si è innescata. Poche ore dopo gli attacchi di Parigi, la Francia, con aerei da guerra, ha bombardato una città, Raqqa. I giornali hanno parlato di “diluvio di fuoco”, ma qualcuno, forse mi sarà sfuggito, si è domandato quanti decessi hanno causato questi raid? La realtà è che i poveri morti di Parigi valgono molto in più di quelli che vengono dilaniati in città o villaggi dai nomi impronunciabili. E, finché prevarrà questo razzismo, non ci sarà mai pace nel mondo. Davvero si pensava che la distruzione per finalità neocoloniali di Paesi come Afganistan, Iraq, Libia e Palestina non avrebbe suscitato delle reazioni? Siamo solo all’inizio.

In questi anni agli spettatori del Truman Show è stato detto che i nostri militari hanno partecipato a missioni di pace, come se la pace si seminasse con i carri armati e i mitra invece che con la comprensione e il rispetto. Non ci viene detto che le azioni militari che hanno insanguinato il Medio Oriente sono state tutte guerre miranti ad accaparrare idrocarburi indispensabili per far muovere la mostruosa macchina capitalista occidentale che necessita di crescenti dosi d’energia. E’ noto che, se tutti gli abitanti del mondo fossero europei, avremmo bisogno di tre pianeti, se fossero tutti americani addirittura sei. Finché questa insostenibilità andrà avanti si calpesteranno sempre i piedi di qualcuno.

Il coro mediatico, per giustificare nuove guerre, ci vuole far credere che dei ventenni disadattati che vivono nelle periferie occidentali e alcune dozzine di uomini barbuti che urlano nel deserto possano essere dei credibili antagonisti di Paesi che posseggono arsenali atomici in grado di far saltare il pianeta decine di volte. Come è successo con Saddam, Gheddafi, Bin Laden e i talebani; gli odierni nemici dell’Isis sono strumentali ai grandi interessi dei potentati economici nostrani. Tanto a pagare le conseguenze dell’odio innescato è la donna e l’uomo comune di Parigi, Beirut, Bagdad, Kabul e Gaza.

La religione è solo un pretesto. L’unico vero dio è il denaro.