Le comunità musulmane devono “dare una risposta culturale dal basso”, e su questo “non è stato fatto abbastanza finora”. E’ l’appello del deputato Pd Khalid Chaouki, di origine marocchina, dopo gli attentati di Parigi rivendicati dall’Isis che hanno visto in veste di carnefici, per quanto ricostruito al momento, quattro jihadisti nati in Francia e in Belgio. “I comunicati stampa di condanna – chierisce il deputato – non sono più sufficienti: i musulmani devono scendere in piazza e manifestare fianco a fianco con tutti gli altri cittadini”.

Secondo Chouki, “le comunità musulmane devono prendere consapevolezza del loro ruolo e della responsabilità che hanno e unirsi alla lotta al terrorismo. Senza il loro aiuto non basterà né l’esercito né l’intelligence. Serve una risposta culturale dal basso e su questo non è stato fatto abbastanza finora”.

Di prese di distanza dagli attentati da parte dei musulmani in Italia se ne sono registrate diverse. I Giovani musulmani d’Italia, con sede a Milano, hanno espresso ieri in un comunicato la “piena vicinanza e solidarietà al popolo francese” e la ferma condanna “per gli attacchi derroristici dei nemici dell’Uomo”.

Parole simili sono arrivate dalla Comunità islamica di Bologna, che nel denunciare episodi di insulti e minacce nei confronti “di ragazze velate” nel capoluogo emiliano, ricorda di aver “condannato senza se e senza tutte le stragi e ora gli attacchi di Parigi e non vogliamo cadere nel gioco dei terroristi che ci vogliono ‘nemici in casa’”, ha spiegato all’AdnKronos il presidente Yassine Lafram. “E’ il momento di fare fronte comune di ricompattarci tutti e di stare uniti contro l’ideologia del terrore”. Lafram rivendica che come Cib “ci siamo sempre dissociati, siamo scesi in piazza, ma anche noi siamo stati molto danneggiati dalle accuse islamofobiche rivolte ai musulmani dai giornali, nei talk show televisivi, come se fossimo collusi con i fondamentalisti, come se approvassimo questi pazzoidi“.

E se a Milano uno dei leader religiosi islamici più in vista, Sergio Pallavicini, è salito sull’altare della chiesa Mater Amabilis, punto di riferimento della comunità cattolica francese, l’imam di Lecce Saifeddine Maaroufi, a capo di una comunità di 5mila musulmani, lancia un appello: “E’ fondamentale smontare questa ideologia, rafforzando il dialogo con i giovani, affrontando con loro questo punto per non lasciare spazio a chi potrebbe avere in mente atti simili o semplicemente sostenerli, perché quello che sta accadendo va contro l’Islam in primis e contro l’Umanità in generale”. L’imam ha anche evidenziato “l’obbligo morale di denunciare” i frequentatori delle moschee portatori di idee estremiste “che intendono passare alle vie di fatto”. 

I musulmani d’Italia, insomma, reagiscono in ordine sparso, anche facedosi vedere alle manifestazioni di solidarietà organizzate in tutta Italia. Non solo. Gli studenti musulmani dell’Università della Calabria hanno promosso un corteo silenzioso per esprimere solidarietà ai familiari delle vittime degli attentati di Parigi. “Vogliamo ricordare – ha detto uno degli organizzatori, Ahmad – tutte le vittime del terrorismo, non solo i morti di Parigi. Abbiamo scelto il silenzio in rispetto dei morti, ma desideriamo gridare al mondo che noi musulmani siamo i primi a condannare il terrorismo”.

Gli organizzatori hanno intenzione di replicare la manifestazione nei prossimi giorni nel centro di Cosenza perché “vorremmo dare maggiore forza – ha detto ancora Ahmad – al nostro messaggio di pace”.

Ieri a Pontedera (Pisa) c’è stata una piccola marcia della pace organizzata da Arci e comunità marocchina della Valdera, alla quale hanno partecipato una quarantina di nordafricani con cartelli “no al terrorismo”. L’iniziativa, ha spiegato uno dei promotori, Fattah Lamnaouar “serve per dire che l’Islam non ha niente a che vedere con questi terribili attentati terroristici e con i criminali dell’Isis“. E così hanno fatto, sempre ieri, i musulmani di Ventimiglia, frontiera (calda dal punto di vista dell’emergenza profughi) con la Francia. Presenti circa quattrocento persone, tra le quali ujna cinquantina di musulmani – spesso famiglie con bambini – insieme all’agente consolare francese, Roger Brochiero, al sindaco di Mentone Jean Claude Guibal.