Un’organizzazione – “Rawti Shax” – strutturata attraverso una vasta rete di cellule, che il mullah Krekar dirigeva via internet dal carcere in Norvegia in cui era detenuto. I loro obiettivi: “rovesciare l’attuale governo del Kurdistan iracheno per sostituirlo con uno stato teocratico, compiere atti di violenza in Europa e di alimentare dei teatri di conflitto (Siria ed Iraq), mediante l’invio di aspiranti combattenti, anche al fine di addestrarli per il futuro conflitto in Kurdistan” e “costruire cellule dormienti in Italia e in Olanda“. Infine, organizzare attentati in Medio Oriente e in Europa – ma non in Italia – ,”azioni violente” in Norvegia e rapimenti di diplomatici norvegesi finalizzati alla liberazione del mullah“.

I carabinieri del Ros, in collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia di diversi Stati europei coordinate da Eurojust, hanno arrestato 17 persone in Italia e in altri paesi europei nell’ambito dell’operazione ‘Jweb‘ (‘Jihad web’). Sono tutti accusati di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transanzionalità del reato.

La rete di cellule veniva “veicolata sul web attraverso delle procedure nascoste con un sistema di piattaforme poco conosciute” che gli investigatori sono riusciti “a penetrare e leggere”. “Importantissima” la base italiana, “molto attiva” sul piano logistico e sul fronte del proselitismo, e che a sua volta era in contatto con altre omologhe in “in Medio Oriente e in Europa, in particolare in Italia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Finlandia, Grecia, Svezia, Norvegia, Iraq, Iran e Siria“. Le indagini sono state condotte in collaborazione con gli inquirenti di Norvegia, Germania, Grecia, Usa, Finlandia, Svizzera e Gran Bretagna.

Gli arrestati in Italia – C’è anche Abdul Rahman Nauroz che è risultato “particolarmente attivo nell’attività di reclutamento”, “sia attraverso internet, sia attraverso ‘lezioni’ che teneva nel proprio appartamento di Merano, luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti“. In tutto, quattro degli arrestati vivevano a Merano, due a Bolzano e uno in un paese vicino Bolzano. “Qualcuno faceva l’ambulante per Bolzano – ha spiegato il comandante del Ros Carabinieri Giuseppe Governale – e qualcuno aveva famiglie. Non si sono contrapposti all’arresto”. Jweb è considerata dagli inquirenti italiani “la più grande operazione antiterrorismo degli ultimi 20 anni”.

“Costituzione di cellule terroristiche dormienti in Italia e Olanda” – L’indagine è iniziata cinque anni fa a partire dal monitoraggio dei circuiti informatici. Da lì il Ros ha ricostruito i contatti tra i soggetti coinvolti, individuando una cellula radicata in Italia che, però, faceva parte di un movimento più ampio. Gli investigatori hanno documentato anche “il tentativo di reperire armi da destinare in territorio europeo, in particolare nei Paesi Bassi; le minacce di compiere azioni violente in Norvegia, come ritorsione per la perdurante detenzione del Mullah Krekar, arrestato dalle autorità norvegesi il 27 marzo 2012 o comunque contro obiettivi occidentali; il progetto, avallato dal vertice dell’organizzazione, di sequestrare personale diplomatico norvegese presente in un Paese europeo o in Medio Oriente, e di tenerlo in ostaggio al fine di negoziare con le autorità norvegesi la liberazione del Mullah Krekar“.

E ancora: “la costituzione, in Italia e in Olanda, di cellule terroristiche dormienti, definite in codice ‘Comitati segreti’, attivati con il sostegno logistico e finanziario dell’organizzazione; l’incessante opera di proselitismo e radicalizzazione di alcuni indagati per stimolare la partenza e l’arruolamento nelle fila di organizzazioni terroristiche, attraverso il convincimento della violenza come unico mezzo di imposizione della legge islamica; la disponibilità da parte dei membri dell’associazione a morire in azioni suicide, facendosi ‘saltare in aria’; la raccolta di denaro destinato alle famiglie dei combattenti morti nei teatri di conflitto; il sostegno logistico e finanziario, assicurato dai vertici dell’organizzazione e dalle componenti stanziali in Italia, Finlandia, Svizzera e Inghilterra, per il reclutamento, l’instradamento e la partecipazione attiva di aspiranti combattenti stranieri al conflitto siriano”.

Sull’operazione è intervenuto anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Noi siamo un Paese esposto a rischio terrorismo internazionale perché facciamo parte di quella grande coalizione internazionale che contrasta il Califfato” ma, ha proseguito, “fin qui l’Italia ha realizzato un’attività di prevenzione” che “ha funzionato”.

Arresti e perquisizioni – Sei dei presunti terroristi sono stati arrestati nel nostro paese ed un settimo è stato localizzato in Iraq dagli inquirenti italiani; quattro sono stati arrestati in Gran Bretagna; tre in Norvegia; due sono le misure in carico alla Svizzera nei confronti di una persona che si ritiene morta in Siria in combattimento, e di un’altra che è già stata perquisita e nei cui confronti pende una richiesta di arresto a fini di estradizione; un esponente della cellula finlandese, infine, sarebbe morto in Iraq. Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni sia in Italia, nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, sia in Norvegia, nel Regno Unito, in Finlandia, in Germania e in Svizzera.

Il ruolo del Mullah Krekar – Il capo dell’organizzazione smantellata dai carabinieri del Ros è Faraj Ahmad Najmuddin, alias Mullah Krekar, già fondatore nel 2001 del gruppo terroristico Ansar Al-Islam. L’uomo, detenuto in Norvegia, dal carcere “ha continuato a rappresentare la guida non solo ideologica dell’organizzazione, mantenendone anche la direzione strategica sulle questioni più importanti, quale la partecipazione al conflitto siriano o la decisione di allinearsi con Isis“.

L’utilizzo di internet, spiegano gli investigatori, “ha consentito agli indagati di annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazioni a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale”, il mullah Krekar, appunto. In definitiva, l’organizzazione terroristica smantellata, sottolinea il Ros, “incarna l’evoluzione del modello jihadista di tipo tradizionale”, ma che si è rivelata “ancora più insidiosa, rimanendo gerarchicamente strutturata, con il proprio vertice in Norvegia, ed articolata in cellule operative in numerosi paesi, tra cui un’importantissima articolazione in Italia”.

Chi è Krekar – Nei giorni scorsi, il mullah Krekar era stato nuovamente condannato in Norvegia per minacce di morte: il predicatore islamico di origine curdo irachena si era visto infliggere una condanna a 18 mesi per aver istigato all’assassinio di un profugo curdo che aveva bruciato pagine del Corano. Per Krekar, figura controversa fin da quando ottenne l’asilo nel paese nordico nel 1991, le autorità decisero l’espulsione per i presunti legami con il gruppo estremista Ansar al Islam, ma questa non fu mai eseguita dato che l’uomo rischiava di essere condannato a morte in Iraq.

Najmuddin Faraj Ahmad, questo il vero nome del 59enne mullah , è stato condannato il 30 ottobre in relazione a minacce proferite in febbraio durante un’intervista alla televisione norvegese Nrk. Sono pronto “a fare un regalo” a chi ucciderà Halmat Goran, aveva dichiarato, riferendosi al curdo che nel 2010 aveva diffuso le sue immagini mentre bruciava pagine del Corano. “C’è il rischio reale che qualcuno possa fare quello che l’imputato suggeriva”, aveva osservato in sede di processo Peter Blom, giudice distrettuale di Oslo – “il tribunale non ritiene che tali dichiarazioni vadano protette dalla libertà di parola”.

Quando fu intervistato dalla tv, Krekar era appena uscito dal carcere dove aveva scontato due anni e dieci mesi per minacce di morte pronunciate nel 2010 contro tre curdi e l’esponente politica Erna Solberg, che poi diventò primo ministro. Il mullah dovrà ora scontare 18 mesi, meno i 216 giorni che ha già trascorso in carcere in attesa del processo. I suoi avvocati hanno due settimane di tempo per presentare appello.

(immagine di Frida Tørring tratta da Wikipedia)