Mai nella storia dell’uomo si è avuta una società verticale come quella odierna, con una tale polarizzazione delle ricchezze ove, secondo uno studio della Oxfam, nel 2016 l’1% della popolazione più ricca godrà di un patrimonio maggiore del restante 99%. Una società dove l’offerta culturale e informativa è così capillare e immediata ma grossolana e genuflessa a glorificare i dogmi imposti dal mercato. L’uomo nel vigente tempo dominato dal pensiero breve è prigioniero di bugie semantiche che gli hanno fatto credere che i sogni siano bisogni.

I paesi occidentali si autoproclamano democratici, in realtà oggi, il potere del popolo è insignificante. La controrivoluzione neoliberista iniziata negli anni ’80 ha permesso che poco alla volta i diritti acquisiti in anni di dure battaglie sociali venissero frantumati. Con il crollo del muro di Berlino lo tsunami neoliberista ha invaso nuovi territori fino a dilagare, poco alla volta, ovunque, abbattendo recinti e opposizioni attraverso il ricatto del debito e la colonizzazione delle coscienze. Ma non solo, l’imposizione del pensiero unico si è avuta anche con guerre spacciate ipocritamente per missioni di pace.

Oggi, l’uomo crede di essere libero, mentre non è mai stato così schiavo. Schiavi persino persuasi di poter interpretare la realtà, anche se quella che vedono è solo un’ombra, come quella mostrata ai prigionieri della caverna raccontati da Platone nel settimo libro de La Repubblica.

La lettura del mito della caverna di Platone può essere uno stimolo per comprendere l’odierno pensiero unico che, tramite la globalizzazione dei mercati, si è impadronito di quasi l’intero pianeta. In questa opera Platone racconta di un gruppo di uomini incatenati fin dall’infanzia in una caverna con dei fermi alle gambe e al collo che gli impediscono il movimento. La loro condizione di schiavitù non gli permette di vedere direttamente cosa accade alle proprie spalle e ovviamente nemmeno all’esterno della caverna. Possono solo intuire cosa succede intorno a loro, attraverso delle ombre che sono proiettate su di un muro. Infatti, in alto, alle loro spalle brucia un grande fuoco e tra il fuoco e i prigionieri, c’è una strada rialzata e lungo questa strada è stato eretto un muro, una sorta di sipario, lungo il quale alcuni uomini trasportano forme di vari oggetti e animali. Queste ombre sono proiettate dinanzi ai prigionieri che essendo legati fin da piccoli e impossibilitati a muoversi ipotizzano essere la realtà. Una realtà però fallace.

Ma per gli uomini imprigionati quella è la loro verità. Non ne esistono delle altre. Ed è proprio da quelle immagini che attingono conoscenza ed interpretano il mondo. Anzi i prigionieri, in base alla bravura nell’interpretazione di quelle immagini, si scambiano lodi e attribuiscono premi.

Per Platone i prigionieri rappresentano la maggioranza dei cittadini che si trovano in un sostanziale status di schiavitù intellettuale perché impossibilitati a riconoscere la verità. Ad un certo punto però nel racconto di Platone c’è un colpo di scena. Un prigioniero riesce a liberarsi e sale in superficie. Una volta giunto fuori dalla caverna la luce del sole è abbagliante, è dolorosa. Gli occhi sembrano bruciare. L’ex prigioniero si trova a disagio. E’ persino tentato di tornare nella sua condizione precedente. Ma poco alla volta i suoi occhi si adattano alla luce e quindi riesce a vedere la realtà. Una realtà che, ovviamente, contrasta completamente con quella finta fatta di ombre nella quale aveva trascorso la sua precedente vita da prigioniero.

Quando l’uomo torna nella caverna per raccontare la sua esperienza agli ex compagni di catene, quest’ultimi non gli credono. I prigionieri difendono le loro catene, la loro condizione di schiavitù. Platone scrive: “Non ucciderebbero chi tentasse di liberarli e di condurli su, se mai potessero averlo tra le mani e ucciderlo?”

Questa metafora di Platone ben rappresenta la condizione odierna ove élite economico finanziarie controllano i mezzi d’informazione, il denaro e purtroppo anche la politica. Ma soprattutto controllano le coscienze. La maggioranza delle persone è cresciuta in una condizione di prigionia moderna, più sofisticata e subdola rispetto a quella raccontata dal filosofo greco. Una prigionia economica che ha trasformato i cittadini in consumatori, dove è possibile, ammesso che si abbia un salario, scegliere tra la miriade di oggetti esposti in un supermercato, ma non essere liberi.

Ognuno deve tentare di rompere le proprie catene e, anche se inizialmente la consapevolezza di aver vissuto in una finzione potrà far male, si sarà guadagnato la libertà.